Scriveva Marguerite Yourcenar nel suo ‘Memorie di Adriano’:

Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Ho ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di passato, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti. 

Il Codice dei beni culturali del 2004, all’art. 101, definisce la Biblioteca come “una struttura permanente che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio”.

Le biblioteche raccolgono e classificano libri ed informazioni, un pezzo del patrimonio culturale. L’ altra parte è rappresentata dai beni architettonici, archeologici e paesaggistici. Questi beni, a differenza dei libri, non sono cumulabili materialmente insieme. 

I beni culturali come possono essere classificati, valorizzati e resi facilmente fruibili ai diversi soggetti interessati?

I moderni granai, capaci di contenere una molteplicità di elementi, sono quelli digitali. Le nuove tecnologie sono, invece, gli evoluti strumenti di raccolta.

Il Gis ( Geographic Information System) sistema informatico in grado di associare i dati alla loro posizione geografica sulla superficie terrestre e di elaborarli per estrarne informazioni, è un nuovo strumento di raccolta, una metodologia applicabile al patrimonio culturale e naturale.

Il sistema informativo territoriale consente, infatti, di individuare, acquisire, catalogare, classificare con dati georeferenziati ogni singolo elemento d’interesse culturale, nonché di unirvi numerose informazioni e dati multimediali (scansioni LIDAR, modelli ed immagini 3D, edifici,video, fotografie, informazioni specialistiche e divulgative, ecc.).

Le potenzialità dei sistemi informativi territoriali in ambito culturale sono enormi. Gli utilizzi cominciano ad essere tanti.

Il  servizio Urbanistica e Paesaggio della Regione Marche, con la collaborazione delle strutture locali del Ministero dei beni e attività culturali e turismo, ad esempio, ha realizzato un sistema WebGis che descrive, tramite rappresentazioni cartografiche e schede, le aree paesaggistiche di interesse pubblico, arricchito con altre informazioni georeferenziate. 

I beni censiti sono quelli paesaggistici e le zone di interesse archeologico vincolate dal Codice del paesaggio. 

Gli interessati possono consultare WebGis, trovare la perimetrazione e tutti i provvedimenti di tutela riferiti all’area o all’edificio di interesse.  

Il WebGis del patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna, è nato, invece, per rispondere all’emergenza del sisma 2012, ed alla necessità di creare una cartografia e un database affidabili dei beni architettonici danneggiati.

Nel  sito è possibile visualizzare la mappa dei beni culturali tutelati e le relative informazioni messe a disposizione dal Segretariato Regionale per l’Emilia-Romagna del Ministero della Cultura. 

Sono presenti i beni architettonici ed archeologici tutelati da uno specifico provvedimento (decreti, notifiche, ecc.) di cui sia stato possibile rintracciare l’ubicazione e una parte del patrimonio tutelato ope legis. Il sito, attualmente comprende 9923 beni architettonici e 214 beni archeologici (ultimo aggiornamento risale al  primo Ottobre 2021), nonché 643 sedi di conservazione degli archivi.

Per monitorare e documentare l’indice di danno e degrado delle superfici pavimentali musive e marmoree del Foro Romano e del Palatino è stata elaborata la piattaforma “WebGis delle superfici pavimentali, musive e marmoree del Parco archeologico del Colosseo”. Il progetto è stato presentato dal Ministero della Cultura al “We Make Future Festival” 2021, svoltosi a Rimini. 

In tale occasione Laura Moro, direttrice dell’Istituto Centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio Culturale – Digital Library ha spiegato i motivi della presenza, per la prima volta, del Ministero della Cultura a un festival dell’innovazione. Il Patrimonio Culturale necessita di servizi digitali innovativi, soprattutto, rivolti al grande pubblico e non solo a un ristretto numero di specialisti. «Lo stand al We Make Future Festival rappresenta un progetto pilota perché il Ministero della Cultura si inserisce in un contesto diverso dalle tradizionali fiere di settore e, tale presenza è finalizzata ad apprendere le trasformazioni tecnologiche e a capirne le principali applicazioni alla cultura. La trasformazione auspicata dal Ministero va nella direzione dell’Open Government, dell’Open Access, dello Smart Heritage e della Digital Experience, i concetti chiave del prossimo Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale» ha spiegato Laura Moro.

Acquisire gli strumenti utili a gestire le informazioni territoriali per utilizzarne le loro potenzialità è ormai un bisogno primario sia per i professionisti che per coloro che gestiscono il patrimonio culturale in modo da poter rendere più semplici le azioni di tutela e valorizzazione dei beni culturali, offrendo nel contempo ai vari attori interessati uno strumento nuovo di lavoro e conoscenza del territorio.

Linkografia

Geomatica per neofiti: definizione, linguaggi e strumenti

WebGis l’app del paesaggio delle marche

Il WebGis al servizio del patrimonio culturale dell’Emilia Romagna 

Digital Library

Recupero innovativo del patrimonio storico: HBIM, la tecnologia sposa dati ed informazioni

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