Il Green Deal europeo prevede un piano d’azione volto a conseguire entro il 2050 l’uso efficiente delle risorse attraverso la riduzione dell’inquinamento, l’adozione di un sistema di economia pulita e circolare, il ripristino della biodiversità. Una rivoluzione che investirà ogni settore, incluso quello dell’edilizia.

In Italia, a partire dagli 80 a oggi, sono stati costruiti oltre 200.000 alloggi l’anno. Nel 2017 sono state censite 7 milioni di case vuote che hanno terminato il loro ciclo di vita e che andrebbero demolite ed oltre 16 milioni di abitazioni tutte da riqualificare.

Secondo il Rapporto 2021 sulle trasformazioni territoriali di Scenari Immobiliari la sola città di Milano dovrebbe crescere di 46.000 nuove case che dovranno essere realizzate secondo i nuovi bisogni post-pandemia e 650.000 mq di uffici perché cambia anche il modo di lavorare ed occorre rispondere alle emergenti necessità di spazi più ampi e servizi per i lavoratori.

La pandemia, le nuove sfide imposte dai cambiamenti climatici, dai dissesti idrogeologici, dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo hanno riaperto il tema della ricerca di nuovi modelli per superare le criticità legate al rapporto tra insediamenti abitativi, consumo del suolo e territori da riqualificare. 

L’ abbandono delle case e degli immobili porta con sé una serie di conseguenze:

  • diminuzione di opportunità per i cittadini ed imprese;
  • crollo del valore degli immobili;
  • aumento del degrado e dei costi per le amministrazioni locali che, oltre a non introitare le somme delle tasse sugli edifici abbandonati, non sono in grado di sostenere né le spese per la demolizione né quelle per la loro riqualificazione, a causa dei passaggi burocratici.

Ma demolire un immobile secondo i criteri ed i metodi dell’edilizia tradizionale non è impresa semplicissima. La demolizione ha un notevole impatto ambientale. Nonostante siano spesso riciclabili o riutilizzabili i materiali finiscono in gran parte nelle discariche.

Per Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, il riciclo dei materiali da demolizione in Italia supererebbe il 90%. Ma la cifra considera soltanto le aziende di certe dimensioni, buona parte dei rifiuti probabilmente non è dichiarata o viene abbandonata illegalmente. Secondo il rapporto di Legambiente il recupero del materiale sarebbe soltanto al 10%.

Se la demolizione è la soluzione più rapida, ma non la più conveniente dal punto di vista ambientale ed economico, quali alternative possono essere utilizzate per  il recupero e il nuovo utilizzo di risorse?

Occorre pianificare nuove strategie di riqualificazione, anziché demolizione, ponendo l’attenzione sulla promozione di nuove tecniche costruttive. Una di queste potrebbe essere l’ edilizia prefabbricata o off-site, che lungi dal ricordare un mero assemblaggio da casa di Barbie, ha tutte le caratteristiche della vera progettazione.

Grazie alle tecnologie digitali, come per esempio la modellizzazione delle informazioni delle costruzioni (BIM– Building Information Modeling) l’edilizia tradizionale già da qualche tempo ha cominciato ad avere un approccio più integrato che vede i diversi soggetti coinvolti nella progettazione ed esecuzione lavorare insieme per arrivare in squadra e ben organizzate sul cantiere di lavoro. Questo approccio risulta ancora più essenziale nell’edilizia off-site, dove i diversi componenti vengono prodotti singolarmente e le verifiche si effettuano  fuori dal cantiere. 

Questo nuovo processo si presta sia per la costruzione ex novo sia per la riqualificazione. Carlo Ratti, architetto ingegnere, fondatore dello studio Cra, a Torino e New York, e direttore del Senseable City Lab presso il Mit di Boston, ha dichiarato che: “ Ci sono grandi opportunità per lavorare anche con il patrimonio edilizio esistente. Il metodo è lo stesso: grazie alle scansioni 3D, diventa possibile analizzare qualunque edificio, svilupparne un modello Bim, produrre in fabbrica quanto necessario e infine montare sul posto”.

Secondo Ratti la prefabbricazione rappresenta il futuro dell’edilizia per due motivi : “ Il  primo è che permette un miglior controllo della qualità e delle tempistiche di progetto. Il secondo è che consente di mettere a punto un approccio circolare: in caso di demolizioni, o comunque, al termine del ciclo di vita di un edificio, ogni componente può essere nuovamente smontata o riciclata, evitando la produzione di macerie non riutilizzabili”.

Certo occorre che si formi una cultura della prefabbricazione. Il cambiamento di mentalità comporta spesso delle resistenze. Bisogna superare la  fiducia incondizionata nella costruzione “mattone per mattone” ed il desiderio di committenti e progettisti di realizzare continue  “varianti in corso d’opera” della costruzione. 

Il progresso tecnologico ha messo sulla tavola apparecchiata nuove e valide prospettive, rispettose dell’ambiente ed economicamente vantaggiose. Non approfittarne sarebbe un peccato.

 

Linkografia

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