A Glasgow, da domenica 31 ottobre a venerdì 12 novembre, è in corso la COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Oltre 100 capi di Stato dei Paesi che ospitano l’86% delle foreste della Terra hanno concluso la prima sezione firmando una Dichiarazione con la quale si impegnano a stroncare la deforestazione, a proteggere e ripristinare le foreste e l’uso del suolo entro il 2030, mettendo sul tavolo impegni finanziari (che comprendono anche investimenti privati) per un ammontare di 19,2 miliardi di euro.

Dal Rapporto 2021 dell’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) sul consumo di suolo in Italia e sulle dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, emerge con chiarezza che il vorace consumo di suolo sta trasformando velocemente il territorio nazionale. 

Nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali (edifici, infrastrutture, ecc.) hanno riguardato altri 56,7 km2 di suolo, ovvero, in media, più di 15 ettari al giorno.

I dati di quest’anno hanno confermato la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane, quasi due metri quadrati ogni secondo di aree agricole e naturali sono state sostituite da nuovi cantieri, edifici, infrastrutture o altre coperture artificiali. Il fenomeno non si è arrestato neanche nel periodo del  lockdown, durante il quale si sono persi più di 50 chilometri quadrati. 

E’ ormai universalmente riconosciuto che il suolo ed il suo patrimonio verde svolgono la fondamentale funzione di giacimento di carbonio fissando, attraverso la fotosintesi, l’anidride carbonica presente in atmosfera.

La legge n. 10/2013, all’art. 1 comma 1, ha istituito la “Giornata nazionale degli alberi”, che ricorre il 21 novembre, con l’intento di promuovere la protezione del suolo, le politiche di riduzione delle emissioni, riconosce agli spazi verdi urbani, ed in particolare agli alberi,  un ruolo essenziale nel miglioramento della qualità dell’aria. 

Il verde urbano, su scala globale, occupa una superficie molto limitata rispetto alle aree ricoperte da boschi e foreste, nonostante questo il suo contributo contro il cambiamento climatico è fondamentale.  

Un albero messo a dimora in un contesto urbano svolge un’azione di rimozione e stoccaggio di CO2  equivalente a quella di 3-5 piante forestali di pari dimensioni, contribuendo alla riduzione delle emissioni grazie alla regolazione del microclima urbano. Inoltre, il suolo viene in soccorso del verde immagazzinando una quota importante di carbonio.  

 

La geomatica e le sue tecniche possono contribuire allo studio dei cambiamenti climatici?

Le tecniche geomatiche sono normalmente utilizzate nella ricerca forestale. I sistemi di informazione geografica (GIS), le tecniche di telerilevamento e fotogrammetria, l’elaborazione dei dati sono utilizzati in diversi tipi di analisi quali: la gestione delle risorse forestali, l’inventario e la mappatura delle aree verdi e foreste, la loro caratterizzazione fenologica, la biomassa legnosa e la stima dello stock di carbonio. 

Quest’ultimo elemento rappresenta un dato molto importante per lo studio e la gestione delle conseguenze del cambiamento climatico. Sapere quanto carbonio ogni singolo albero è in grado di immagazzinare dall’atmosfera e quanto un’intera area verde sia in grado di attutire i danni provocati dall’inquinamento dell’aria sono delle domande a cui la geomatica può dare una risposta. 

Lo stock di carbonio, ad esempio, non viene misurato direttamente perché per avere dati precisi sulla quantità di carbonio assorbita dal singolo albero occorrerebbe abbatterlo, essiccarlo e pesarlo. La metà del peso a secco di un albero dà la misura della quantità di carbonio.

Senza abbattere la pianta la quantità di carbonio potrebbe essere calcolata misurando con precisione millimetrica il diametro e l’altezza del tronco. 

Creare mappe in 3D con la tecnologia Laser Scanning e Lidar è molto utile per avere informazioni precise sulla salute degli alberi, delle aree verdi, degli ecosistemi in modo da poter garantire contemporaneamente sia la loro tutela che quella dell’intero ambiente.

Sebastião Salgado, fotografo brasiliano, attraverso la potenza delle sua arte e delle sue immagini che ritraggono la foresta Amazzonica, ha esortato, rendendo visibile la bellezza, la realtà e le minacce che attanagliano l’Amazzonia, ad avere cura del mondo: “Queste foto sono nate perché ero convinto di essere in paradiso e avevo il dovere di testimoniare tutta quella bellezza, ma tutte insieme vogliono essere la testimonianza di ciò che resta di quel patrimonio immenso che rischia di scomparire“.

Salgado in alcune sue foto ha ritratto gli indigeni al cospetto di alberi considerati sacri. Bellissima è l’immagine dei ragazzi Ashàninka che si lasciano fotografare mentre si pitturano il corpo tra le radici di un enorme albero di Sumauma o seta di cotone (che può raggiungere i 50 metri di altezza) considerato sacro.

 

Linkografia

Vertice sui cambiamenti climatici COP 26: perché è importante

Presentazione del Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2021”

Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani

Legge, 14/01/2013 n° 10, G.U. 01/02/2013

Perché è importante tornare a osservare le fotografie di Sebastião Salgado

La saggezza del giardiniere applicata alla riqualificazione innovativa del verde pubblico

PNRR e boschi urbani: la transizione ecologica passa dalla città

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