Come arrivare ad una prevenzione del rischio efficace e alla messa in sicurezza delle infrastrutture? Cosa prevede il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza per la sicurezza stradale con la Missione 3 “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”. 

L’Italia che punta alla resilienza deve fare i conti con circa 600 mila infrastrutture ritenute a criticità di sicurezza elevata. E’ l’Italia in calcestruzzo, quella costituita da strutture con più di 50 anni sulle spalle. Il loro rischio aumenta all’aumentare dei dissesti idrogeologici del territorio. A pretendere un ascolto negli ultimi anni è stato l’ordine dei geologi che ha indicato la via del geomapping e del monitoraggio digitale come strada maestra per avere una conoscenza complessiva del territorio e poter agire non più sull’onda emotiva, come di solito accade in Italia, ma in ottica preventiva e scientifica di sicurezza. 

Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, nella Missione 3, intitolata “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, mira a rendere, entro il 2026, il sistema infrastrutturale  italiano più moderno, digitale e sostenibile. 

In particolare, gli interventi relativi alla “Sicurezza stradale 4.0” prevedono la messa in sicurezza, il contrasto e l’adattamento al cambiamento climatico della rete stradale, con una forte componente di ammodernamento tecnologico attraverso un sistema di monitoraggio digitale avanzato. 

 

In quali ambiti d’intervento della “Sicurezza 4.0” del PNRR possono trovare applicazione le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale?

Riforma 2.2: Attuazione delle Linee guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza e il monitoraggio dei ponti esistenti (D.M. 578 del 17 dicembre 2020).

La riforma prevede l’attuazione del processo di valutazione del rischio di ponti e viadotti esistenti, secondo modalità definite dalle Linee guida citate, che assicureranno l’omogeneità della classificazione e della gestione del rischio, della valutazione della sicurezza e del monitoraggio dei ponti, viadotti, rilevati, cavalcavia e opere similari.

 

Ma quali sono i vantaggi delle cosiddette tecnologie della geointelligenza?

Scansione 3D, droni, Lidar, sensori diffusi, Digital Twin, BIM (Building Information Modeling) ecc., sono tutti strumenti utili per l’ispezione e il monitoraggio in grado di offrire rispetto ai sistemi di costruzione, controllo e monitoraggio tradizionali una sicurezza piena, completa e continua.

Il laser scanner permette la ricostruzione complessa delle geometrie di un ponte o di un viadotto per la individuazione e la mappatura di situazioni di degrado (distacchi di placche di calcestruzzo, ferri scoperti, infiltrazioni d’acqua, dello stato dei giunti, ecc.), per la ispezione di parti spesso difficili da raggiungere con i sistemi classici,  permettendo di pianificare gli interventi di recupero e/o miglioramento. 

Scansione con camera termica dei viadotti ed opere similari per verificare, ad esempio, se dietro una superficie in calcestruzzo si cela un difetto, un vuoto, perché è in atto uno sfaldamento, consentendo di identificare eventuali problemi in largo anticipo.

Sensori installati sui viadotti e ponti per monitorare e capire, in tempo reale, il comportamento dell’opera durante il suo normale funzionamento, condizionato dal traffico stradale e dalle condizioni meteorologiche, per identificare eventuali anomalie nella risposta statica  e dinamica dell’infrastruttura, prevenendo l’insorgere di criticità, in modo da ridurre anche i costi di intervento. 

Una grande innovazione di monitoring arriva dal Digital Twin (DT) o gemello digitale. Il DT  che contiene la perfetta replica di un oggetto fisico in formato digitale, sia esso un prodotto, un processo oppure un sistema.

Il Digital Twin contiene tutte le informazioni dell’oggetto fisico reale con il quale è collegato per la raccolta e lo scambio di informazioni.

Ogni dato, informazione del mondo reale viene riprodotto fedelmente in quello virtuale in modo da creare una coppia di gemelli perfettamente identici. Questi due sistemi comunicano ed interagiscono tra di loro lungo tutto il ciclo di vita di un prodotto, di un processo, ecc., aiutandosi vicendevolmente dalla fase di creazione, produzione e funzionamento al fine di conoscere e prevenire tutti i possibili scenari iniziali e futuri.

Il gemello digitale consente di creare perfettamente, nonché di prevedere il comportamento e le prestazioni future di un prodotto o di un processo per ottimizzarne le prestazioni, ma anche per monitorarlo in tempo reale ed intervenire tempestivamente in caso di guasti o malfunzionamenti. Offre la possibilità di seguire “a distanza” il percorso di vita di un sistema consentendo di risparmiare tempo, risorse e prevenire eventuali rischi. 

Le opportunità di costruire una prevenzione efficace e un’Italia davvero resiliente passano, innanzitutto, dalla capacità di applicare le nuove tecnologie della cosiddetta ‘geointelligenza’ alle infrastrutture già esistenti. 

 

Linkografia 

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Infrastrutture a rischio: in Italia scarsa cultura della prevenzione

BIM, una nuova tappa nella digitalizzazione della Pubblica Amministrazione 

Digital twin o gemello digitale

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