Un concetto in continua evoluzione

La ruralità non è più soltanto campagna, ma un nuovo modello per i rapporti sociali, culturali ed economici.

Il concetto di ruralità si è costruito ed evoluto nel corso degli anni partendo dalla contrapposizione del rapporto città-campagna quale modello culturale di vita, lavoro e socialità.

Tonnies Ferdinand, sociologo tedesco, intorno la fine dell’Ottocento dà una prima definizione del concetto di ruralità teorizzando due diversi modelli del vivere tra le persone: la comunità, intesa come unità primaria e spontanea basata sul sentimento di appartenenza, e la società incentrata su rapporti definiti “artificiali”, basati sulla funzionalità delle relazioni e degli scambi, più che sulla spontaneità.

La Sociologia rurale, sin dalle sue origini, nel cercare di definire il concetto di ruralità ha distinto tra città-società e campagna-comunità, identificando due distinti e contrapposti sistemi sociali ed economici.

Nel ‘19 e ‘20 secolo con l’industrializzazione, che porta ad un violento spopolamento della campagna, tale contrapposizione diventa ancora più evidente. La città diventa dinamica, mentre la campagna inerte, pigra ed apatica.

Progresso e modernità identificheranno le aree urbane, mentre lo spazio rurale diventa simbolo del passato e di una visione arcaica della società dalla quale fuggire per migliorare le proprie condizioni di vita.

Il mondo rurale finisce per perdere le sue funzioni di riproduzione ambientale, sociale e culturale e si reinventa diventando industrializzazione del sistema produttivo dell’agricoltura.

Nel corso degli anni ‘60 e ‘70 si avviano trasformazioni strutturali profonde nelle campagne. La “rivoluzione verde” rompe l’autonomia dell’agricoltura come mondo produttivo a sé stante e diventa legata agli altri settori dell’economia: industria e terziario.

A partire dalla seconda metà degli anni ‘70 con la crisi dell’economia fordista prima e quella delle politiche agricole europee poi, si assiste ad un ritorno verso le campagne della popolazione urbana, attratta dalle condizioni di vita migliori, che porta alla ridefinzione dell’opposizione città-campagna e del concetto di ruralità.

Si parlerà di ‘ruralità industriale’ per indicare un periodo nel quale, con il decentramento produttivo e le prime formazioni dei distretti industriali, le aree agricole vengono di fatto raggiunte dalle strutture produttive.

Con questo modello si riapre un nuovo rapporto tra città e campagna. La ruralità industriale si caratterizza, infatti, per un modello sociale nel quale convivono, senza integrarsi, diversi stili di vita. Nuovi e vecchi abitanti percepiscono e vivono le campagne in maniera completamente diversa. I primi la vedono come un ambiente armonioso e accogliente, mentre i secondi guardano soltanto al valore produttivo della terra.

Dopo gli anni ‘80 la presa di coscienza dell’importanza degli spazi naturali, l’avvio delle politiche di protezione, i problemi ambientali ribaltano nuovamente l’immagine della ruralità.
Ad un certo punto la ruralità non viene più identificata semplicemente con il fare agricoltura, ma diventa un contenitore in cui far confluire le buone pratiche per salvare la natura, le tradizioni, la cultura ed i valori. Dopo un lungo processo di ricomposizione sul piano sociale-economico la ruralità cambia le sue caratteristiche e si appropria, anche, di una definizione che era stata della città, ossia la modernità, ma con un significato “buono, vero ed autentico”.

Rurale diventa, così, un nuovo stile di vita per chi è stanco del dinamismo della città, per chi è alla ricerca di un ambiente pulito ed incontaminato, per chi ha voglia di comunità, per i giovani che vedono nella ruralità un’occasione di lavoro.

Ed allora il mondo rurale si trasforma: la campagna agricola diventa un luogo economico, le tradizioni riacquistano il valore di momenti di aggregazione sociale, il bisogno di una alimentazione sana porta alla riscoperta e valorizzazione delle coltivazioni tradizionali e tipiche dei singoli territori.

A. Hernandez scrive: “Quando il vento della storia è propizio, gli elementi vivi delle culture scomparse riacquistano il loro pieno vigore. La cultura rurale non è morta, ma è stata sconfitta. Per questo motivo, essa continuerà a vivere come la brace che cova sotto le ceneri del tempo che passa. E il suo persistere evocherà il ricordo di nomi, luoghi, riti, tradizioni, costumi, feste, radicati come licheni ai vecchi rami della cultura in vigore”.

La ruralità, dunque, continua a vivere ed ha ripreso pieno vigore.

Ma oggi cos’è “rurale” ?

Rurale è un nuovo modello culturale che ha cuore la salvaguardia della natura, la conservazione delle tradizioni, la tutela delle diverse culture e la centralità dell’individuo in quanto parte di una comunità.

Linkografia:

Nuova ruralità
Tipologie di aree rurali in Italia
La nuova ruralità
Rurale chi? Cosa si intende con il termine rurale e l’appeal verso i giovani.

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