La gestione automatizzata delle informazioni relative al territorio consente di poter trattare in modo interdisciplinare e interoperabile una grande quantità di dati con caratteriststiche diverse che devono essere acquisiti, elaborati e gestiti in modo da poter conoscere in maniera precisa il territorio e le infrastrutture che insistono su di esso.

Le moderne tecnologie diventano le nuove metodologie, applicabili a svariati ambiti, per tutelare, monitorare il territorio in chiave innovativa e per rendere migliore la vita delle persone.

Antonello Giuliani, EMEA Sales Director e Executive MBA- TRIMBLE.

1- Antonello Giuliani può raccontarci il suo ruolo in Trimble?

Trimble e‘ una multinazionale americana attiva nella digitalizzazione di processi tradizionali in settori che beneficiano dell’innovazioni di processo (costruzioni, agricoltura, smart cities, utilities). Vendiamo soluzioni nella maggior parte dei paesi del mondo attraverso una rete di partner nazionali; io mi occupo della gestione della rete vendita nelle regioni strategiche di Europa, Medio Oriente e Africa per la divisione Geospatial che ha come focus primario la gestione delle informazioni del territorio e delle infrastrutture.

2- Quando è iniziato il suo impegno in questa realtà internazionale?

Sono entrato in Trimble nel 2006 dopo aver ricoperto ruoli tecnici prima e commerciali poi in aziende di informatica e telecomunicazioni; non conoscevo Trimble come azienda ed è stato una piacevole sorpresa; sia per la cultura aziendale che incentiva e favorisce l’iniziativa individuale, sia per l’impatto migliorativo che le nostre soluzioni portano per il lavoro dei nostri clienti.

3- C’è qualcosa che ama in modo particolare del suo lavoro?

L’entrare in contatto con tante culture a livello personale e di confrontarmi con processi lavorativi differenti mi fanno sentire un privilegiato. A volte il carico di viaggio è notevole ma avere la possibilità di toccare con mano l’implementazione delle nostre soluzioni negli ambiti più disparati e riuscire a misurare i miglioramenti in termini di efficienza, controllo costi, sicurezza e sostenibilità in tanti paesi e ambiti diversi mi riempiono di entusiasmo.

4- Ha una tappa particolarmente significativa del suo cammino professionale che vuole raccontarci?

Come appassionato di tecnologia riuscire a veder realizzare in concreto quello che qualche anno fa sembrava solo un’idea avventurosa e visionaria è eclatante. La velocità dell’innovazione e la rapida evoluzione di tecniche complesse per la descrizione del territorio stanno cambiando per il meglio la conoscenza del territorio stesso dandoci la possibilità di migliorare la vita di noi tutti. Non per piaggeria ma vedere crescere e sviluppare gli amici di Geolander.it partendo da una proposta tecnologica fino allacostruzione di piattaforme territoriali di analisi su larga scala è qualcosa che continua a riempirmi di orgoglio.

5- Qual è la principale sfida che vede da qui ai prossimi 10 anni nel suo settore?

Il ricambio generazionale in ambito geospaziale pone nuove sfide ma anche nuove opportunità con la forza lavoro che si arricchisce di nativi digitali. È importante che le amministrazioni, il sistema educativo e di formazione professionale e le associazioni di categoria siano in grado di rendere visibile e attraente per le nuove generazioni una professione che tocca così tanti aspetti del quotidiano per molte persone. La pandemia di scuro ha accelerato la spinta trasformativa in molti settori e discipline ma anche le più avveniristiche innovazioni rischiano di rimanere limitate senza una forza lavoro altamente professionale.

6- In quale settore, secondo lei, le nuove tecnologie porteranno le maggiori innovazioni?

Innovazione vuol dire sognare un futuro migliore per i clienti nelle industrie che serviamo; ascoltare le loro esigenze e mettere al lavoro le nostre menti più brillanti e curiose per proporre nuove soluzioni. Si parla molto di Big Data e Digital Twin; la pervasività e l’enorme quantità di dati richiedono nuove metodologie di cattura e nuove modalità di analisi per caratterizzare la realtà ad un livello di dettaglio mai raggiunto prima.

La replica digitale di un palazzo, una infrastruttura, fino ad una intera città diventa la piattaforma comune su cui pianificatori, designers, ingegneri e lavoratori in campo riescono a operare di concerto e in maniera più efficiente; ciò minimizza gli sprechi di tempo per lo scambio di informazioni su sistemi disconnessi e aggiornamenti di progetto.

I Digital twins, come risultato finale delle operazioni di scanning e mobile mapping saranno un punto nodale degli investimenti per il miglioramento delle infrastrutture in cui vediamo investiti tanti capitali.

7- Che consigli darebbe in punti chiave a chi opera nel suo settore?

Sembra banale ma non farsi trovare impreparati e ridurre gli sprechi e le inefficienze sono una sfida essenziale. La mancanza di una visione di insieme in fase di design dei sistemi rischia di creare approcci frammentati e inefficienti.

I processi software e l’integrazione tra BIM e GIS aiutano a migliorare la comunicazione e a fare in modo che si possa costruire bene sin dall’inizio e non per approssimazioni successive.

L’errore da evitare poi è quello di pensare che una volta terminata la fase di costruzione il lavoro sia finito. Ogni edificio o infrastruttura nelle nostre città ha un ciclo di vita che può e deve essere monitorato: è la transizione dalla mera cattura del dato all’intelligenza del dato e quello che succede con i nostri clienti deve anche avvenire con la società.

8- Ha una massima o una frase con cui vuole salutarci?

La conoscenza senza il controllo rischia di essere fine a sé stessa. Da grandi dati derivano grandi opportunità ma anche grandi responsabilità’.

Alla fine sono le persone che guidano il progresso nella tecnologia geospaziale, sia nel suo sviluppo che  nel suo utilizzo e che danno senso alla connessione tra il mondo fisico e digitale per migliorare il modo in cui il mondo lavora.

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