Recuperare un bene culturale non è come recuperare un ordinario manufatto. L’attività di recupero implica la correlazione e l’integrazione di una complessità di dati ed informazioni multidisciplinari (tecniche e storiche) non sempre facili da acquisire con i sistemi tradizionali.

L’innovazione nelle procedure di progettazione, conservazione, misurazione e restituzione ha ormai un approccio decisamente digitale e pone il tecnico nella condizione di dover ripensare i metodi classici spingendolo in un settore oggi evoluto e pionieristico, dove l’acquisizione di capacità tecniche versatili e creative diviene momento fondamentale per l’ottenimento di risultati di valore.

Il digital twin o gemello digitale – ossia la replica nel mondo virtuale di un oggetto e/o processo del mondo reale – ha introdotto nel settore del patrimonio storico una nuova metodologia fortemente innovativa di rappresentazione digitale del manufatto caratterizzata dall’immediatezza, alta qualità, affidabilità, versatilità, modificabilità, interoperabilità e semplicità dei processi di acquisizione delle informazioni.

Il gemello digitale ha il grande pregio di riuscire a coordinare i diversi attori coinvolti nel restauro di un bene storico: il tecnico progettista che può visualizzare gli interventi prima che si realizzino effettivamente sul manufatto per mostrare nel concreto l’edificio nella sua configurazione originaria e futura e lo storico che, con le sue competenze, contribuisce al fedele restauro del bene.

La costruzione di un gemello digitale avviene con l’utilizzo di strumenti innovativi di alta precisione che consentono di sintetizzare in una sola fase operativa l’acquisizione, l’elaborazione e la creazione dell’edificio. I risultati qualitativi raggiunti sono di notevole quantità e precisione, anche in condizioni operative non ottimali, e con una drastica riduzione dei tempi e dei costi. Inoltre, il lavoro può essere facilmente condiviso con i diversi soggetti agevolando anche la collaborazione a distanza.

Ma il compito del caro gemello digitale non si esaurisce nella riproduzione dell’opera. Una volta realizzato continuerà a vivere di vita propria e a differenza del manufatto originale che resterà fermo nella sua staticità, quello virtuale potrà essere utilizzato nel tempo non solo come memoria storica e cristallizzazione del bene originale, ma anche per vigilare sulla sua salute e per programmare eventuali interventi futuri.

Ed ancora, questo fratello digitale di carattere estremamente altruistico consegnerà agli studiosi uno strumento da utilizzare per le loro attività di ricerca e ai proprietari/gestori del bene un mezzo per la sua valorizzazione e promozione turistica, considerato il suo alto valore comunicativo.

Ma perché è utile proiettare informazioni in un gemello digitale?

Un digital twin costituisce una prospettiva olistica del manufatto storico perché sintetizza e rappresenta le diverse qualità dell’informazione attinenti alla sua struttura “genetica”.

L’interoperabilità permette di comunicare e veicolare una maggiore quantità di dati e d’interagire associando tutte le informazioni nello spazio tridimensionale e le rende fruibili in tempo reale. Progettisti, restauratori, conservatori sono avvantaggiati potendo operare chirurgicamente su informazioni e conoscenze pregresse del bene che sono precisamente spazializzate e visualizzate.

Un digital twin consente di creare esperienze immersive virtuali all’interno dell’edificio storico, mostrandolo anche nella sua originalità, consentendo di vedere ed esplorare parti o aree che oggi non sono più visibili a causa dei cambiamenti avvenuti nel corso degli anni.

Secondo la Convenzione quadro sul valore del patrimonio culturale per la società detta comunemente la Convenzione di Faro il patrimonio culturale è un insieme di risorse ereditate del passato, identificate come espressione dei valori, credenze, conoscenze e tradizioni di una comunità patrimoniale che sono in constante evoluzione.

Chi ha l’onore e l’onere di trasmettere questi valori?

Lo Stato italiano, innanzitutto, che è – pecca dolente – tra i paesi europei che destina meno fondi alla cultura. Il risultato pratico è che molti edifici storici che necessitano di essere restaurati restano inagibili e dismessi.

Privati, Enti pubblici ed Enti ecclesiastici sono gli altri soggetti su cui incombe l’obbligo morale di conservare la nostra memoria storica.

Nei documenti della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa si legge che: «La valorizzazione dei beni culturali si rivolge al passato e al presente, al fine di comprendere la creatività delle precedenti generazioni e continuare a creare nuovi beni nell’oggi».

 

Linkografia

Arte e innovazione: intervista a Giovanna Baldassin Molli

L’Oratorio di San Giorgio di Padova rivive con il suo Digital Twin

Digital Twin o Gemello Digitale

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