Giovanna Baldissin Molli è una studiosa senior dell’Università degli Studi di Padova dal 2018 e professore aggregato, docente di Storia delle Arti applicate e dell’Oreficeria dal 1981 nel corso di laurea magistrale in Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Padova. 

Presidente dell’Associazione Museo Antoniano e membro (novembre 2016-novembre 2021) del Collegio di Presidenza della Veneranda Arca di S. Antonio di Padova.

La Veneranda Arca di Sant’Antonio ha realizzato il Digital Twin dell’Oratorio di San Giorgio di Padova, inserito nella World Heritage List dell’Unesco. Ci racconta com’è nata questa esperienza?

Nell’ambito di normali relazioni di lavoro ho conosciuto l’attività di Geolander.it e li ho ascoltati con molto interesse. Il loro ambito di lavoro era, sembrava all’inizio, lontano da quello della storia dell’arte e della tutela dei Beni culturali, ma la percezione che ho avuto è stata quella di una volontà, che ho condiviso subito, di poter dialogare insieme. Perciò è stato facile coinvolgerli in un progetto per l’oratorio di San Giorgio (sito che fa parte dell’insieme dei cicli affrescati padovani ora riconosciuto patrimonio dell’Umanità) al quale abbiamo collaborato mettendo in condivisione le reciproche competenze.

Prof.ssa Baldissin Molli cosa può rappresentare per l’Unesco il Digital Twin di un suo bene.

Le risposte sono molteplici. Vorrei intanto ricordare che l’inserimento nella World Heritage List non è un ‘premio’ dato alla qualità di un sito e alla modalità con cui i responsabili di esso se ne prendono cura. Il riconoscimento UNESCO è un impegno e un richiamo a far sì che l’eccezionale valore di quel bene, la sua tutela e l’attenzione vigile su tutto ciò che lo riguarda siano posti in essere al miglior livello possibile. Il Digital Twin è, in questo senso, una risposta eccellente per quanto riguarda lo stato d’esistenza del bene all’interno del contesto in cui è situato e costituisce una prima azione su cui dopo elaborare e pianificare successivi interventi di tutela e di comunicazione.

Quali sono, secondo la sua visione, i cambiamenti concreti che questo tipo di innovazione porterà nella conservazione, tutela e gestione dell’Oratorio di San Giorgio. 

Abbiamo, grazie al Digital Twin, un ‘punto fermo’ della situazione dell’Oratorio a cui far riferimento nei prossimi anni, una possibilità di confronto con possibili ‘varianti’ legate ad eventi e/o cambiamenti ambientali, traumatici o di lungo periodo. I ‘dati’ del gemello esploso, sezionato, tagliato, scoperchiato ci permettono di considerarlo secondo prospettive diverse. Alcune domande, per esempio quella relativa alla presenza del sottotetto, iniziamo a porle ora, grazie alla particolare caratteristica del gemello digitale di permettere l’analisi sempre senza prescindere da una veduta completa e ‘sintetica’, cioè nell’interezza del bene.

Quali sono, invece, le utilità pratiche per la comunità, i visitatori, gli studiosi e i diversi attori interessati. 

Il Digital Twin ha suscitato intanto un risveglio di interesse nei confronti dell’Oratorio. Sollecitare la curiosità è un primo passo per spiegare, motivare, per arrivare alla visita del luogo, portatore come tutti i cicli di affresco del sito UNESCO, di valori artistici, storici e culturali di cui è riconosciuta la unicità e l’eccezionalità. In più l’oratorio di San Giorgio, grazie ai suoi rapporti evidenti con la cappella degli Scrovegni, si pone come uno degli indicatori più interessanti della diffusione di quel modello giottesco, evidenziando inoltre l’importanza della committenza, raffigurata negli affreschi con una straordinaria evidenza visiva. Vi sono chiavi di lettura molteplici con cui visitare e ripetere la visita: le storie dipinte, il dato della vita quotidiana, l’internazionalità dei personaggi raffigurati, il dato della ritrattistica. E altre cose vorremmo capire. Decifrare quel resto di inscrizione ancora leggibile sotto i Funerali di Santa Lucia. Capire se e quale altare ci fosse, comprendere quale uso si facesse dell’oratorio: solo privato oppure anche aperto al pubblico?

Ogni aspetto maggiormente compreso dagli studiosi e diffuso a tutti arricchisce la comunità in termini di consapevolezza e quindi di responsabilità condivisa del mantenimento e della tutela del bene.

Il Digital Twin è diverso dal comune Virtual Tour, ci può fare un esempio concreto e cosa cambia nella visita del bene.

Direi così: la fotografia blocca talvolta un’istantanea di qualcosa che fa parte del panorama quotidiano che noi vediamo, su cui il nostro sguardo scorre senza soffermarsi. La fotografia ferma il nostro sguardo, ci fa riconoscere qualcosa di particolare, ci induce e ci riporta a osservare dal vero qualcosa su cui prima il nostro sguardo scorreva senza attenzione, spostandoci dall’immagine all’oggetto reale.

Mi pare che possiamo dire la stessa cosa del Digital Twin. Richiama la nostra attenzione, ci dice che in quel punto urbano, in un preciso rapporto con altri edifici circostanti (in questo caso con un giacimento poderoso di beni culturali come la basilica del Santo) e con un invaso di spazio libero come Prato della Valle, esiste un edificio che merita tutta la nostra attenzione, che sarà ricambiata da un’esperienza estetica, cioè compiuta con i sensi, per noi gratificante, ripetibile e sempre diversamente arricchente. Nulla sostituisce la visita in loco, la sola in grado di indurre in noi un’esperienza estetica, non di consumo veloce ed effimero, ma di vero impegno fisico, tale da lasciare un segno dentro di noi. 

ll Digital Twin richiama e indica questa possibilità, mostra ‘da lontano’ e insieme colloca nel reale, suggerisce, induce, sollecita ma non si sostituisce a una ‘fisicità’ di reale spostamento nel tempo. In questo senso è molto diverso dal Virtual Tour, che trovo utile da usare in siti ‘irraggiungibili’ per lontananza o altri motivi.

Prof.ssa Baldissin Molli, in base alla sua esperienza, quali possono essere i vantaggi potenziali e futuri di questi strumenti innovativi nella tutela, valorizzazione e gestione del patrimonio storico o monumentale costruito.

Credo che stia a noi inventare e mettere a punto strategie di monitoraggio e conservazione, sfruttando gli strumenti innovativi. Direi che un aspetto importante è quello del contesto in cui il bene è inserito. Ogni possibilità di misurazione rispetto ai dati ambientali più diversi concorre a creare una mappatura la cui utilità avrebbe ricadute sul bene e sul contesto. Se pensiamo che il sito padovano degli affreschi è seriale, e se potessimo avere di ogni sito il Digital Twin, le zone di interesse si allargano. Se poi potessimo anche pensare a percorsi di collegamento analogamente ‘raddoppiati’ tutto il centro storico ne trarrebbe beneficio, come se una griglia di controllo, e quindi di tutela, potesse estendersi e aiutare la qualità delle scelte, ad esempio, in fatto di circolazione o della manutenzione del verde pubblico.

Non dobbiamo pensare all’evento traumatico e devastante per credere alla bontà dell’adozione del Digital Twin, quanto invece alla quotidianità, alla qualità della vita, alla bontà dei servizi proposti, soprattutto in città di affluenza turistica alta, come Padova. E’ ormai imprescindibile il dialogo tra la componente culturale e quella dei servizi, ed è la loro interazione che genera un sistema virtuoso, efficace, portatore di qualità per la città, i suoi abitanti e i suoi ospiti.

 

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