Riforestazione Umana d’Appennino

di Franc Arleo

Li classificano per estetica. Vincono premi.

Se hanno un minimo di attrazione diventano borghi, se invece hanno poco o meno di tanto, restano solo paesi.

C’è fiorita una letteratura intorno. Persino mestieri intellettuali.

Ci fioriscono film, serie televisive, fondazioni, associazioni, articoli, progetti, report, indagini, ricette, festival.

Ognuno prova a rilanciare sulle opportunità di questi paesi, l’attrattività, l’autenticità, l’experience, come la chiamano i più innovativi o i più furbi.

Nel frattempo, nei pressi, si estinguono i servizi, gli ospedali, e si estinguono i paesani, i residenti. Si dileguano vite o si ammalano senza cura nei dintorni.

Da qualche anno ho smesso di usare le parole ‘spopolamento e ripopolamento’ e ho cominciato a parlare di ‘Riforestazione Umana d’Appennino’.

Preferisco rievocare le piante, i semi, le radici, poiché l’uomo, qui, in questi luoghi, va ripiantato come se fosse una specie vegetale estirpata, eradicata. 

L’uomo, nelle aree appenniniche e marinare rurali, è stata la pianta o l’animale meno protetto.

Non l’uomo generico, in verità, ma la civiltà contadina e quella della pastorizia d’altura. Un genere di persone, insomma, dedite alla consacrazione della conservazione, del tramando, della trama, del rabbocco, del travaso, dello stipo.

Insomma di tutto ciò che oggi chiamiamo ‘ecosostenibile’, ma di cui in verità sappiamo niente credendo di sapere tutto.

Un giorno, forse, negli Appennini Mediterranei, i luoghi da cui scrivo e di cui scrivo, troveremo cartelli per strada in cui ci saranno scritte cose del genere: 

‘’Qui si protegge l’uomo. Vietato cacciare l’uomo. Vietato raccogliere l’uomo (come i funghi).’

O forse no. Forse no. Aspetta.

Forse nel trentennio prossimo, anche qualcosa in meno, se ci impegniamo, risaliremo la china delle montagne anche noi, poco a poco, per quella che gli esperti chiamano ‘risalita per estinzione’, ovvero per evitare di morire di caldo e senz’acqua andremo in alto come stanno facendo molte specie di uccelli oggi nel mondo.

Di certo ci siamo ricordati dei paesi d’altura quando ‘Pandemia’ ci sussurrava all’orecchio dove andare a respirare. Si tornava al paese, per chi ne aveva uno.

I treni dalle pianure si fermavano lì in qualche stazione a valle, poi, si prendevano le ‘corriere’ risalendo verso i paesi montani, verso i vecchi rimasti, vero i resistenti.

Erano anni che non li vedevamo così pieni.

Chi aveva le seconde case in montagna se no tornava lì.
Qualcuno sognava che diventasse la prima casa, però poi, poi, i servizi, le distanze, le comodità!

Il tempo passò in mezzo. Tornò la normalità.

Gli uomini scordano in fretta. La terra non tanto.

I resistenti restarono di nuovo soli, almeno per un poco, almeno fino a quando.

Linkografia

https://www.animamundiedizioni.com/prodotto/lucus/

https://www.linkedin.com/in/francarleo/?originalSubdomain=it

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