Quanti chilometri di piste ciclabili esistono in Italia? Dove si trovano? Quanti formano una rete continua e quanti, invece, terminano improvvisamente? Quali sono in buono stato e quali necessitano di manutenzione? Quali collegano stazioni, scuole, università, centri urbani e luoghi di lavoro? Quali hanno una valenza turistica?
È difficile, se non impossibile, fornire una risposta unica, aggiornata e verificabile.
Il problema non è soltanto costruire nuove piste ciclabili. Sarebbe opportuno conoscere con precisione anche il patrimonio ciclabile già esistente e il suo stato.
Proprio da questa esigenza nasce la provocazione di realizzare un Catasto Nazionale Digitale della Ciclabilità, costruito a partire dalla georeferenziazione delle infrastrutture ciclabili italiane.
Un sistema nazionale capace di raccogliere, uniformare e aggiornare le informazioni provenienti da comuni, province, città metropolitane e regioni trasformerebbe l’attuale insieme frammentato di mappe e database in una vera infrastruttura digitale al servizio della mobilità.
Il decreto ministeriale 30 novembre 1999, n. 557, recante il regolamento per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili, stabilisce le linee guida per la progettazione degli itinerari ciclabili e i principali standard tecnici delle piste, ma non istituisce un catasto digitale.
Che cosa significa georeferenziare
Georeferenziare una pista ciclabile significa associare il suo tracciato a precise coordinate geografiche, in modo che ogni tratto possa essere collocato correttamente sul territorio all’interno di un sistema GIS (Geographic Information System).
Non significa semplicemente posizionare una pista su una mappa.
Il percorso viene rappresentato mediante una geometria digitale composta da coordinate e può essere suddiviso in segmenti ai quali associare informazioni precise.
Per ogni tratto si possono registrare, ad esempio, la tipologia dell’infrastruttura, la lunghezza, la larghezza, il senso di percorrenza, la pavimentazione, l’illuminazione, lo stato di manutenzione, la presenza di protezioni fisiche, gli attraversamenti e le intersezioni.
La pista ciclabile diventa così un elemento identificabile, misurabile, interrogabile e aggiornabile.
Perché serve un Catasto Nazionale della Ciclabilità
Il punto centrale non è semplicemente creare una grande mappa nazionale. Un catasto digitale dovrebbe essere una banca dati strutturata e continuamente aggiornata, attraverso la quale conoscere le caratteristiche delle infrastrutture ciclabili italiane.
Il principio potrebbe essere simile a quello adottato in altri sistemi informativi territoriali. Ogni elemento della rete avrebbe una posizione geografica precisa, un identificativo e una serie di attributi.
Per ogni segmento ciclabile sarebbe quindi possibile conoscere la posizione, il comune di appartenenza, la lunghezza e la tipologia dell’infrastruttura. Si potrebbero inoltre registrare la separazione dal traffico automobilistico, la direzione di percorrenza, la pavimentazione, la larghezza, l’illuminazione, le protezioni fisiche, i collegamenti con gli altri percorsi, lo stato di manutenzione, la data dell’ultimo aggiornamento e l’amministrazione responsabile del dato.
La differenza tra una semplice mappa e un catasto digitale è sostanziale. La mappa mostra dove passa una pista; il catasto permette di sapere che cosa quella pista sia, quali caratteristiche possieda e come cambi nel tempo.
Un patrimonio di dati oggi frammentato
Numerose amministrazioni hanno già georeferenziato le proprie infrastrutture ciclabili e pubblicano dataset geografici nei rispettivi portali open data.
Esistono inoltre database topografici regionali, il Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali e piattaforme cartografiche dedicate alle grandi ciclovie.
Il problema è che queste informazioni sono prodotte da soggetti diversi, secondo strutture, classificazioni, livelli di dettaglio e tempi di aggiornamento differenti.
È qui che emerge uno dei principali limiti dell’attuale sistema. Non risulta disponibile una fonte istituzionale nazionale che permetta di stabilire con certezza quante piste ciclabili italiane siano complessivamente georeferenziate.
Questa difficoltà dimostra quanto potrebbe essere utile un Catasto Nazionale Digitale della Ciclabilità, organizzato su più livelli amministrativi.
I comuni potrebbero avere il compito di rilevare e aggiornare le infrastrutture presenti sul proprio territorio.
A livello nazionale, un’unica piattaforma potrebbe raccogliere e armonizzare le informazioni sulla base di regole condivise. Il risultato sarebbe un grande grafo digitale della ciclabilità italiana.
Ogni segmento avrebbe un’identità precisa e sarebbe collegato agli altri elementi della rete.
Non avremmo più soltanto migliaia di linee disegnate su mappe differenti, ma un’infrastruttura nazionale interrogabile e continuamente aggiornabile.
Un catasto per misurare realmente la ciclabilità italiana
La realizzazione di una banca dati nazionale permetterebbe di superare un problema ricorrente nel dibattito sulla mobilità, ossia l’utilizzo del solo numero di chilometri come indicatore dello sviluppo ciclabile.
Dieci chilometri di piste perfettamente collegate possono essere molto più utili di trenta chilometri costituiti da segmenti isolati.
Il Catasto potrebbe quindi misurare non soltanto quanto sia estesa la rete, ma anche quanto sia connessa.
Sarebbe possibile conoscere il numero delle interruzioni, individuare i collegamenti mancanti, misurare la distanza fra diversi segmenti e determinare quali interventi consentirebbero di ottenere il maggiore incremento della continuità della rete.
Un Catasto Nazionale potrebbe diventare anche uno strumento fondamentale per programmare gli investimenti pubblici.
Incrociando la rete ciclabile georeferenziata con altri dati territoriali, sarebbe possibile conoscere quanti abitanti vivano vicino a una pista ciclabile, quali scuole non siano raggiunte da percorsi sicuri, quali stazioni ferroviarie non siano collegate alla rete e quali zone produttive risultino escluse.
Si potrebbe così decidere dove costruire nuove infrastrutture sulla base di criteri misurabili.
Un nuovo tratto non sarebbe valutato semplicemente per la propria lunghezza, ma per la sua capacità di ricucire la rete esistente.
Poche centinaia di metri potrebbero, in alcuni casi, collegare due reti precedentemente separate e produrre un beneficio molto superiore rispetto alla costruzione di chilometri di percorso isolato.
Una pista ciclabile non deve soltanto essere costruita. Deve anche essere mantenuta.
Buche, radici, segnaletica deteriorata, illuminazione insufficiente, vegetazione, barriere danneggiate e pavimentazioni degradate possono compromettere progressivamente la sicurezza e l’utilizzabilità di un’infrastruttura.
A ogni tratto del Catasto potrebbero essere associate informazioni relative allo stato di conservazione. Sarebbe così possibile programmare le manutenzioni periodiche e individuare le situazioni più critiche.
Il valore di un database nazionale aumenterebbe ulteriormente se le informazioni sulle piste ciclabili fossero integrate con quelle relative alla rete del trasporto pubblico.
Stazioni ferroviarie, metropolitane, tram, autobus, parcheggi per biciclette, velostazioni e servizi di bike sharing sono elementi fondamentali della mobilità quotidiana.
Un sistema GIS permetterebbe di analizzare automaticamente il rapporto tra questi elementi e le infrastrutture ciclabili.
Si potrebbe sapere quali stazioni siano raggiungibili mediante una pista protetta e quali, invece, presentino ancora collegamenti mancanti.
In questo modo il Catasto contribuirebbe alla realizzazione di una mobilità realmente intermodale.
Un Catasto Nazionale della Ciclabilità dovrebbe nascere come infrastruttura pubblica, ma potrebbe produrre benefici anche al di fuori delle amministrazioni.
Se pubblicati come open data, i dati potrebbero essere utilizzati da università, ricercatori, aziende, sviluppatori di applicazioni, associazioni, operatori turistici e cittadini.
Navigatori e applicazioni potrebbero proporre percorsi distinguendo le infrastrutture protette dalle strade ordinarie.
Le piattaforme turistiche potrebbero mostrare le connessioni tra ciclovie, stazioni ferroviarie, strutture ricettive e servizi.
I ricercatori potrebbero analizzare l’accessibilità ciclabile delle città, mentre le imprese potrebbero sviluppare nuovi servizi legati alla mobilità.
Un investimento pubblico nella qualità dei dati produrrebbe quindi un patrimonio informativo riutilizzabile dall’intero Paese.
Il dato che ancora manca all’opera
Oggi la realizzazione di una pista ciclabile non comporta automaticamente il suo inserimento in una banca dati nazionale, georeferenziata, pubblica e continuamente aggiornata. Alcune amministrazioni hanno sviluppato sistemi informativi avanzati, ma si tratta di esperienze territoriali che non rispondono a un unico obbligo né a uno standard valido per tutto il Paese.
Le informazioni necessarie vengono spesso prodotte durante la progettazione e la realizzazione dell’opera, ma possono rimanere disperse tra elaborati tecnici, documenti amministrativi e portali locali non interoperabili. Terminati i lavori, manca un meccanismo comune che garantisca l’aggiornamento e la confrontabilità dei dati nel tempo.
La proposta di un Catasto Nazionale Digitale della Ciclabilità nasce precisamente per colmare questo vuoto. Non richiederebbe necessariamente la produzione di nuove informazioni, ma la trasformazione dei dati già disponibili in un patrimonio pubblico organizzato secondo regole comuni.
Per ogni infrastruttura finanziata con risorse pubbliche potrebbero essere previsti il conferimento del tracciato digitale, l’indicazione delle caratteristiche essenziali, la distinzione tra opera programmata, in costruzione e percorribile e l’individuazione dell’ente responsabile dell’aggiornamento.
Finché questo passaggio non verrà compiuto, l’Italia continuerà a realizzare infrastrutture ciclabili senza riuscire a leggerle come un’unica rete nazionale. La questione, allora, non è stabilire se sia tecnicamente possibile costruire un Catasto della Ciclabilità. Occorre piuttosto chiedersi se sia ancora accettabile che un’opera pubblica, una volta realizzata, possa diventare quasi invisibile dal punto di vista informativo.
Linkografia
Cerenzia, il Digital Twin dei percorsi ciclabili – Geolander
Bici in Comune – Sport e Salute S.p.A.
