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	<title>digital twin Archives - Geolander</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 22 Sep 2026 08:10:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>digital twin Archives - Geolander</title>
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		<title>Acoustic SLAM: si può rilevare un ambiente ascoltandone gli echi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:10:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni innovative]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[lidar]]></category>
		<category><![CDATA[rilievi 3D]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entriamo in una stanza vuota, chiudiamo gli occhi e battiamo una volta le mani. Dopo il suono iniziale arrivano le riflessioni. Alcune quasi immediatamente, altre con un piccolo&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Entriamo in una stanza vuota, chiudiamo gli occhi e battiamo una volta le mani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il suono iniziale arrivano le riflessioni. Alcune quasi immediatamente, altre con un piccolo ritardo. Il suono ha raggiunto pareti, pavimento e soffitto ed è tornato verso di noi seguendo percorsi differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza rendercene conto abbiamo appena interrogato geometricamente l&#8217;ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda è: <strong>un computer potrebbe utilizzare quelle stesse riflessioni per ricostruire la forma della stanza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta, almeno entro determinate condizioni, è sì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta di un&#8217;ipotesi futuristica. Da anni diversi gruppi di ricerca studiano come estrarre informazioni geometriche dagli echi e, più recentemente, come utilizzare il suono anche nei sistemi SLAM — <em>Simultaneous Localization and Mapping</em> — per determinare contemporaneamente la posizione di un sensore e informazioni sull&#8217;ambiente nel quale si muove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un approccio molto diverso da quelli ai quali siamo abituati in geomatica. Non vengono necessariamente acquisite immagini e non viene necessariamente misurata una nuvola di milioni di punti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso è il tempo impiegato dal suono per propagarsi e tornare al sensore a contenere parte dell&#8217;informazione geometrica.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Ascoltare la forma di una stanza</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2013 Ivan Dokmanić, Reza Parhizkar, Andreas Walther, Yue M. Lu e Martin Vetterli pubblicarono sulla rivista <em>Proceedings of the National Academy of Sciences</em> un lavoro dal titolo particolarmente evocativo: <strong>“Acoustic echoes reveal room shape”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda iniziale degli autori era molto simile al nostro esperimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginiamo di trovarci bendati all&#8217;interno di una stanza sconosciuta. Produciamo un suono e ascoltiamo gli echi. È possibile determinare la forma della stanza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli autori dimostrarono un metodo per ricostruire la geometria tridimensionale di una stanza poliedrica convessa utilizzando la risposta dell&#8217;ambiente a un suono noto registrato da alcuni microfoni. Il metodo sfrutta le relazioni geometriche contenute nei tempi di arrivo degli echi. In determinate condizioni, gli autori dimostrarono inoltre che gli echi di primo ordine possono identificare univocamente una stanza poliedrica convessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un risultato importante perché introduce un concetto apparentemente controintuitivo, un&#8217;eco può essere trasformata in informazione geometrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per capire come sia possibile dobbiamo seguire per un momento il viaggio compiuto dal suono.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Dal tempo alla distanza</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Supponiamo di avere un altoparlante che emette un segnale e un microfono che lo registra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il microfono riceverà innanzitutto il suono che arriva direttamente dalla sorgente. Successivamente registrerà le copie dello stesso segnale riflesse dalle superfici dell&#8217;ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni percorso è più lungo del precedente e produce quindi un differente tempo di arrivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscendo la velocità di propagazione del suono e misurando questi tempi è possibile ottenere informazioni sulle lunghezze dei percorsi acustici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione, tuttavia, è più complicata del semplice principio utilizzato da un distanziometro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una riflessione può essere descritta attraverso il cosiddetto image-source model. Invece di considerare il percorso reale sorgente-parete-microfono, matematicamente si può immaginare una sorgente virtuale posta dietro la superficie riflettente. La distanza fra questa sorgente virtuale e il microfono corrisponde alla lunghezza del percorso seguito dal suono riflesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Individuando correttamente queste sorgenti virtuali diventa quindi possibile ricavare informazioni sulla posizione delle superfici che hanno generato le riflessioni. È proprio questa relazione fra echi, distanze e geometria a essere sfruttata dal metodo pubblicato su PNAS.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che compare uno dei problemi fondamentali. Il microfono riceve una sequenza di riflessioni, ma nessuna di esse porta scritto sopra:“parete nord”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema deve capire quale eco appartiene a quale superficie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli autori chiamano questo problema <em>echo sorting</em>: l&#8217;algoritmo parte dalle risposte impulsive registrate e deve determinare la corretta associazione fra gli echi e le pareti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei motivi per cui ricostruire uno spazio attraverso il suono è molto meno immediato di quanto potrebbe sembrare.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Dal rilievo della stanza allo SLAM</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema diventa ancora più interessante quando il sensore non rimane fermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo della robotica e della geomatica conosciamo bene il concetto di SLAM: un sistema si muove in un ambiente sconosciuto e cerca contemporaneamente di stimare la propria traiettoria e costruire una rappresentazione dello spazio circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Normalmente pensiamo a telecamere, laser scanner, LiDAR e unità inerziali. Ma anche gli echi possono fornire informazioni sulla posizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un dispositivo si sposta all&#8217;interno di un edificio, infatti, cambia anche il modo in cui il suono emesso dal dispositivo raggiunge le superfici e ritorna ai microfoni. Posizioni differenti producono quindi differenti risposte acustiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa osservazione nasce una linea di ricerca che mette insieme acustica e SLAM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E uno degli esperimenti più interessanti non richiede necessariamente un sofisticato robot da laboratorio. Può essere realizzato utilizzando l&#8217;hardware presente in uno smartphone.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Uno smartphone che ascolta dove si trova</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 <em>IEEE Transactions on Mobile Computing</em> ha pubblicato lo studio <strong>“Indoor Smartphone SLAM With Acoustic Echoes”</strong>, realizzato da Wenjie Luo, Qun Song, Zhenyu Yan, Rui Tan e Guosheng Lin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema utilizza l&#8217;hardware audio integrato nello smartphone insieme alla sua IMU. Il principio è particolare. L&#8217;altoparlante del telefono emette dei <strong>chirp quasi non udibili</strong>. Il microfono registra gli echi prodotti dall&#8217;ambiente e il sistema estrae da queste registrazioni caratteristiche associate alle differenti posizioni attraversate dal dispositivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli echi vengono utilizzati soprattutto per affrontare uno dei problemi classici dello SLAM: riconoscere quando il dispositivo ritorna in un luogo nel quale è già passato. È la cosiddetta <strong>loop closure</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento di questi punti consente di correggere il progressivo errore della traiettoria stimata attraverso i sensori inerziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel sistema descritto dagli autori viene utilizzato il <em>contrastive learning</em> per costruire una rappresentazione delle caratteristiche acustiche delle diverse posizioni. Le <em>loop closure</em> individuate attraverso gli echi vengono quindi utilizzate per regolare la ricostruzione della traiettoria basata sulla IMU. Le traiettorie così ottenute vengono infine impiegate anche per la ricostruzione della geometria degli ambienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli esperimenti descritti dagli autori, il sistema ha ottenuto errori mediani di localizzazione pari a 0,10 metri in un soggiorno, 0,53 metri in un ufficio e 0,40 metri in un centro commerciale. Gli autori riportano inoltre che la ricostruzione della geometria della stanza ha ottenuto errori fino a quattro volte inferiori rispetto agli approcci basati sugli echi utilizzati come confronto nello studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi numeri non rappresentano una precisione generale dell&#8217;“Acoustic SLAM” e non significano che uno smartphone possa essere considerato un nuovo strumento topografico con precisione di dieci centimetri. Sono soloi risultati ottenuti da quello specifico sistema nelle condizioni sperimentali descritte dagli autori.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Cosa vede un sistema acustico?</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Un laser scanner misura un&#8217;enorme quantità di distanze e restituisce una rappresentazione estremamente densa delle superfici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una fotocamera registra invece la radiazione luminosa e, attraverso la fotogrammetria o altri algoritmi di computer vision, permette di ricostruire geometria e caratteristiche visive dell&#8217;ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;approccio acustico parte da un&#8217;informazione differente: la propagazione del suono e le sue riflessioni. Di conseguenza, il risultato non deve essere immaginato automaticamente come una nuvola di punti paragonabile a quella di un laser scanner. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel lavoro di Dokmanić e colleghi, per esempio, l&#8217;obiettivo era ricostruire la geometria delle pareti di ambienti poliedrici convessi attraverso gli echi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel sistema smartphone pubblicato su IEEE, invece, l&#8217;informazione acustica viene combinata con quella inerziale per stimare la traiettoria, individuare le <em>loop closure</em> e contribuire alla ricostruzione della geometria degli ambienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono quindi approcci differenti che condividono lo stesso principio fondamentale ossia la risposta acustica di un ambiente contiene informazione sulla sua struttura spaziale.</p>



<h6 class="wp-block-heading">E se la stanza non fosse fatta di semplici pareti piane?</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Qui la ricerca si sta spostando verso problemi ancora più complessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio è <strong>EchoScan</strong>, un modello basato su reti neurali sviluppato per inferire geometrie di ambienti utilizzando gli echi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di approcci che cercano direttamente parametri come posizione delle pareti e dimensioni della stanza, EchoScan produce rappresentazioni sotto forma di <em>floorplan map</em> e <em>height map</em>. Gli autori hanno studiato anche geometrie più complesse, comprese pareti curve, utilizzando riflessioni di ordine superiore oltre a quelle di primo ordine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro descrive addestramento e valutazione attraverso room impulse responses sintetizzate da ambienti complessi. Non costituisce quindi la dimostrazione che oggi esista uno scanner acustico commerciale capace di entrare in qualunque edificio e restituirne automaticamente un modello metrico tridimensionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È ricerca. Ed è proprio questo a renderla interessante.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Quando vedere diventa difficile</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Perché utilizzare il suono se disponiamo già di camere e LiDAR?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una risposta emerge osservando le condizioni nelle quali l&#8217;informazione visiva può degradarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 <em>IEEE Robotics and Automation Letters</em> ha pubblicato <strong>ALCDNet</strong>, un sistema per la <em>loop closure detection</em> basato sugli echi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema utilizza un altoparlante per emettere segnali progettati appositamente e un array di microfoni per registrarne le riflessioni. Una rete basata sul <em>contrastive learning</em> estrae dagli echi caratteristiche spaziali che permettono di confrontare posizioni differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli autori hanno sperimentato il metodo anche in presenza di fumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i risultati pubblicati, il sistema acustico è riuscito a effettuare la <em>loop closure detection</em> anche nell&#8217;ambiente fumoso utilizzato negli esperimenti, dove i metodi LiDAR e vision-based considerati nello studio fallivano. Gli autori propongono infatti l&#8217;approccio come soluzione complementare per condizioni caratterizzate da fumo, illuminazione instabile o scarsità di caratteristiche visive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati disponibili non giustificano l&#8217;idea di sostituire universalmente camere e laser scanner con microfoni e altoparlanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mostrano invece che il suono costituisce un&#8217;ulteriore sorgente di informazione spaziale e che, in determinate condizioni, questa informazione può continuare a essere disponibile quando altri sensori incontrano difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista della geomatica professionale è probabilmente questa la distinzione più importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studi citati dimostrano che gli echi possono essere utilizzati per ricavare informazioni geometriche, contribuire alla localizzazione di un dispositivo, riconoscere luoghi precedentemente attraversati e, in determinate configurazioni, ricostruire la geometria di un ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dimostrano invece che l&#8217;Acoustic SLAM possa oggi sostituire un rilievo metrico eseguito con laser scanner o fotogrammetria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le pubblicazioni utilizzano hardware, algoritmi, configurazioni sperimentali e obiettivi differenti. Anche le grandezze valutate non sono necessariamente quelle alle quali è abituato chi opera nel rilievo topografico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto diretto con precisione, accuratezza, risoluzione e densità tipiche di una nuvola di punti richiede quindi cautela.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Un altro modo di osservare lo spazio</h6>



<p class="wp-block-paragraph">La geomatica ha imparato a misurare lo spazio osservando segnali molto diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misuriamo distanze attraverso onde elettromagnetiche. Ricostruiamo geometrie dalle immagini. Determiniamo posizioni attraverso segnali provenienti da satelliti. Combiniamo accelerometri e giroscopi per stimare il movimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esperimenti sull&#8217;Acoustic SLAM aggiungono a questo panorama un&#8217;altra possibilità che è quella di estrarre informazione spaziale dalle onde sonore riflesse dall&#8217;ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Torniamo allora nella stanza dalla quale siamo partiti. Battiamo nuovamente le mani. Per noi quello che ritorna è semplicemente un&#8217;eco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un algoritmo opportunamente progettato, quella successione di riflessioni potrà contenere in futuro distanze, superfici, informazioni sulla posizione e indizi sulla forma dello spazio?</p>



<h6 class="wp-block-heading">Credits</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@jonakoh?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">jonakoh _</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/linee-ondulate-scure-astratte-che-formano-forme-di-montagna-hWwywE9-m_w?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Unsplash</a></p>
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		<title>Il Futuro di ieri. Una storia di mappe e trasformazioni a Genova</title>
		<link>http://geolander.it/evento/il-futuro-di-ieri-una-storia-di-mappe-e-trasformazioni-a-genova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comune di Genova]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A grande richiesta ritorna “Il Futuro di Ieri”, la mostra che racconta Genova attraverso mappe, trasformazioni urbane, scienza e innovazione. Dopo il successo dell’esposizione di inizio primavera, che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">A grande richiesta ritorna “Il Futuro di Ieri”, la mostra che racconta Genova attraverso mappe, trasformazioni urbane, scienza e innovazione.</p>
<p class="isSelectedEnd">Dopo il successo dell’esposizione di inizio primavera, che ha accompagnato <strong>quasi 8.000 visitatori</strong> in un viaggio nella crescita della città tra Ottocento e Novecento, la mostra riapre con nuovi contenuti in occasione dell’XI Hotine-Marussi Symposium sulla Geodesia teorica e metodologica, promosso dall’Università di Genova.</p>
<p class="isSelectedEnd">Nasce così <strong>“Cartografia in mostra”</strong>: un’occasione per avvicinare il grande pubblico alla storia della città e, allo stesso tempo, alle più moderne scienze geospaziali.</p>
<p class="isSelectedEnd">Attraverso mappe, documenti e proiezioni multimediali, il percorso racconta la trasformazione urbana di Genova dal 1815, anno dell’annessione al Regno di Sardegna, al 1926, con la nascita della Grande Genova. Da qui, lo sguardo compie un salto di cento anni: arriva al presente e prova a immaginare la città del 2126.</p>
<p class="isSelectedEnd">Urbanistica, storia, cartografia, tecnologia e società si intrecciano in una narrazione visiva e scenografica che mostra come il modo di osservare, misurare e rappresentare il territorio abbia accompagnato l’evoluzione di Genova.</p>
<p class="isSelectedEnd">Protagonista speciale del percorso è Ignazio Porro, geniale ufficiale e scienziato dell’Ottocento, inventore di strumenti topografici e innovativi metodi di rappresentazione cartografica. Sarà possibile scoprire Genova così come lui l’aveva misurata e rappresentata, attraverso un’opera unica al mondo, presentata per la prima volta al pubblico a colori e arricchita da tavole ritrovate grazie a recenti studi.</p>
<p class="isSelectedEnd">La nuova apertura porterà inoltre importanti novità grazie ai contributi degli <strong>I</strong>stituti cartografici, dell’Agenzia Spaziale Europea, dell’Agenzia Spaziale Italiana e di altri protagonisti del settore, con spazi espositivi dedicati, conferenze tematiche ed eventi speciali.</p>
<p class="isSelectedEnd">Un viaggio che parte dalle mappe del passato per comprendere la città di oggi e provare a disegnare quella di domani.</p>
<blockquote>
<h4><a href="https://geolander.it/evento/il-futuro-di-ieri-una-storia-di-mappe-e-trasformazioni-a-genova/futuro-ieri-programma/" rel="attachment wp-att-12205">Futuro ieri PROGRAMMA</a></h4>
</blockquote>
<p><a href="https://life.unige.it/cartografia-2026" rel="attachment wp-att-12202"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-12202" src="http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot_4-9-2026_15636_-300x211.jpeg" alt="" width="300" height="211" srcset="http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot_4-9-2026_15636_-300x211.jpeg 300w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot_4-9-2026_15636_-1024x719.jpeg 1024w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot_4-9-2026_15636_-768x539.jpeg 768w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot_4-9-2026_15636_-370x260.jpeg 370w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot_4-9-2026_15636_-840x590.jpeg 840w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot_4-9-2026_15636_-410x288.jpeg 410w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot_4-9-2026_15636_.jpeg 1127w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Le conferenze e gli eventi a Palazzo della Borsa sono accessibili in presenza e in remoto iscrivendosi: https://life.unige.it/cartografia-2026</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>WHITE PAPER Digital Twin del verde urbano</title>
		<link>http://geolander.it/white-paper-digital-twin-del-verde-urbano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
		<category><![CDATA[caldo estremo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[isole di calore]]></category>
		<category><![CDATA[Verde urbano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal caso Modena a un modello operativo per città resilienti Sintesi del documento Questo white paper descrive come il Digital Twin del verde urbano possa supportare le amministrazioni&#8230;</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>Dal caso Modena a un modello operativo per città resilienti</em></strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sintesi del documento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo white paper descrive come il Digital Twin del verde urbano possa supportare le amministrazioni pubbliche nella gestione del patrimonio arboreo e nella pianificazione climatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso del Comune di Modena viene utilizzato come riferimento applicativo per mostrare come dati geospaziali, GIS e georeferenziazione possano trasformare il verde da elemento manutentivo a infrastruttura strategica per l’adattamento climatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Executive Summary</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le città italiane ed europee stanno entrando in una fase in cui il caldo estremo non può più essere gestito come emergenza occasionale. L’aumento delle temperature, la maggiore frequenza delle ondate di calore e la concentrazione della popolazione in aree urbanizzate rendono l’adattamento climatico una priorità di governo locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le isole di calore urbane sono il risultato della combinazione tra superfici impermeabili, materiali che accumulano energia solare, scarsità di vegetazione, densità edilizia e calore prodotto dalle attività umane. In estate il fenomeno può produrre differenze molto marcate tra città e aree extraurbane, aggravando il rischio sanitario per anziani, bambini, lavoratori all’aperto e persone che vivono in abitazioni poco isolate o prive di raffrescamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde urbano è una delle risposte più efficaci, ma non può essere trattato come semplice arredo. Alberi, filari, parchi e corridoi ecologici devono essere pianificati come infrastrutture climatiche: raffrescano attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, contribuiscono alla gestione delle acque meteoriche, migliorano la qualità dell’aria e aumentano la vivibilità dello spazio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione centrale non è soltanto piantare più alberi. È decidere dove piantarli, quali specie scegliere, come monitorarne la crescita e come mantenerli nel tempo. Il Digital Twin del verde urbano consente di rispondere a queste domande integrando dati GIS, rilievi, censimenti arborei, informazioni ambientali e processi manutentivi in una piattaforma unica e aggiornabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso del Comune di Modena mostra come il patrimonio arboreo possa essere gestito come un insieme di asset digitali georeferenziati. Questo approccio migliora la conoscenza del territorio, supporta la programmazione degli interventi e crea le condizioni per una pianificazione climatica più evoluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documento propone infine una roadmap operativa per i Comuni: costruzione della base dati, integrazione GIS, georeferenziazione del patrimonio arboreo, analisi delle isole di calore, scelta delle specie, manutenzione predittiva e progressiva evoluzione verso un Climate Digital Twin.</p>



<h6 class="wp-block-heading">1. Perché le città devono cambiare</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento climatico sta modificando il rapporto tra città, salute e spazio pubblico. L’Europa meridionale è tra le aree più esposte all’aumento delle temperature e l’Italia si trova in una posizione particolarmente vulnerabile per densità urbana, età media della popolazione, consumo di suolo e conformazione climatica del Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le città sono ambienti ad alto rischio perché concentrano superfici artificiali, edifici, infrastrutture e popolazione. Le strade asfaltate, le coperture scure, i parcheggi, i marciapiedi impermeabili e le facciate degli edifici assorbono radiazione solare durante il giorno e rilasciano calore lentamente durante la notte. Questo impedisce il raffrescamento naturale e aumenta lo stress termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’European Climate and Health Observatory, le Urban Heat Islands si verificano quando le aree urbane sono significativamente più calde delle zone rurali circostanti a causa di attività umane, edifici densi, superfici in asfalto e cemento e vegetazione limitata. La stessa fonte evidenzia come molte città europee abbiano quote rilevanti di residenti esposti al fenomeno, con criticità particolari nelle città dell’Europa meridionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonte: European Climate and Health Observatory / EEA, “Population characteristics in areas exposed to the urban heat island effect”, pubblicato il 12 gennaio 2026.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è soltanto ambientale. Il caldo urbano incide sulla salute pubblica, sulla produttività, sui consumi energetici, sulla mobilità e sull’uso degli spazi aperti. Le persone anziane, i bambini, chi lavora all’aperto, chi non dispone di abitazioni adeguatamente isolate e chi vive in quartieri con minore accesso al verde sono le categorie maggiormente esposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, Greenpeace ha pubblicato nel giugno 2026 il rapporto “L’estate che scotta”, basato anche su dati ISTAT e su elaborazioni di temperature superficiali e isole di calore. Il comunicato di presentazione del rapporto indica che la quota di giornate estive con temperatura media percepita superiore a 32 °C è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025. Nei capoluoghi di regione, l’87% degli abitanti vive in quartieri dove in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40 °C; circa 4,3 milioni di persone vivono in quartieri caratterizzati da isole di calore intense o molto intense.</p>



<h6 class="wp-block-heading">2. Le isole di calore urbane: cosa sono e perché contano</h6>



<p class="wp-block-paragraph">L’isola di calore urbana è un fenomeno fisico e territoriale. Non riguarda soltanto la temperatura dell’aria, ma anche la temperatura delle superfici. Per comprenderlo è utile distinguere due livelli: l’<strong>Atmospheric Urban Heat</strong> Island, legata alla temperatura dell’aria, e la <strong>Surface Urban Heat Island</strong>, legata alla temperatura di strade, tetti, piazze e superfici urbane rilevabile anche con dati satellitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cause principali sono note. In primo luogo, l’impermeabilizzazione del suolo riduce la capacità naturale del terreno di trattenere acqua e di raffrescare l’ambiente attraverso evaporazione. In secondo luogo, materiali come asfalto e cemento hanno elevata inerzia termica e basso albedo: assorbono molta energia e ne riflettono poca. In terzo luogo, la geometria urbana crea canyon stradali che limitano la ventilazione e trattengono radiazione. Infine, traffico, impianti di climatizzazione e attività produttive immettono ulteriore calore nell’ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante un’ondata di calore questi fattori si sommano. La città accumula energia nelle ore centrali della giornata e non riesce a disperderla durante la notte. Le temperature minime rimangono alte e le cosiddette notti tropicali aumentano il rischio sanitario perché il corpo non ha tempo di recuperare dallo stress termico diurno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli effetti sono più gravi nei quartieri con meno verde, più superfici impermeabili, maggiore densità edilizia e popolazione fragile. Per questo la lotta alle isole di calore non può essere separata da temi di equità urbana: il verde, l’ombra e il raffrescamento non devono essere distribuiti solo dove è più semplice intervenire, ma dove il beneficio sociale e sanitario è maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto Greenpeace 2026 utilizza temperature massime superficiali (Land Surface Temperature), isole di calore urbane e indice UTCI, integrando dati satellitari Landsat 8 e 9, sezioni di censimento e informazioni statistiche ISTAT. Questo conferma l’importanza di un approccio geospaziale, <strong>il caldo urbano non è uniforme, ma cambia da strada a strada, da quartiere a quartiere, da superficie a superficie.</strong></p>



<h6 class="wp-block-heading">3. Il verde urbano come infrastruttura climatica</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Per lungo tempo il verde urbano è stato trattato come elemento estetico, ricreativo o manutentivo. Oggi questa visione è insufficiente. Alberi e aree verdi devono essere considerati infrastrutture climatiche, cioè componenti essenziali della città capaci di produrre servizi misurabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo meccanismo è l’ombreggiamento. Una chioma intercetta radiazione solare e impedisce che superfici come asfalto, pietra o calcestruzzo si scaldino direttamente. Questo riduce la temperatura superficiale e migliora il comfort dei pedoni. La differenza tra una strada ombreggiata e una strada completamente esposta può essere decisiva per la vivibilità dello spazio pubblico durante le ore più calde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo meccanismo è l’evapotraspirazione. Le piante assorbono acqua dal terreno e la rilasciano in atmosfera sotto forma di vapore. Questo passaggio fisico richiede energia, sottraendola all’ambiente circostante. Il risultato è un raffrescamento naturale che nessuna superficie minerale può produrre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo meccanismo è la regolazione del microclima urbano. Le alberature modificano radiazione, umidità, ventilazione locale e comfort percepito. La loro efficacia dipende tuttavia da specie, dimensione della chioma, disponibilità idrica, stato fitosanitario, continuità ecologica e posizione rispetto agli spazi frequentati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde contribuisce inoltre alla gestione delle acque meteoriche, alla riduzione del ruscellamento, all’assorbimento di alcuni inquinanti, alla biodiversità e al benessere psicofisico. Questi benefici sono spesso definiti servizi ecosistemici e possono essere stimati attraverso modelli integrati nei sistemi GIS.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pianificazione del verde urbano deve quindi superare una logica quantitativa elementare. Il numero di alberi è importante, ma non sufficiente. Conta la copertura della chioma, conta la distribuzione nei quartieri, conta la vicinanza a scuole e ospedali, conta la resilienza delle specie e conta la capacità di garantire manutenzione nel tempo.</p>



<h6 class="wp-block-heading">4. Il caso Modena: Digital Twin del verde urbano</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comune di Modena rappresenta un caso particolarmente rilevante perché ha inserito il verde urbano all’interno di un processo più ampio di digitalizzazione della città. Il progetto mostra come il censimento degli alberi possa evolvere in una piattaforma informativa capace di supportare la gestione quotidiana e la pianificazione di lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale è il passaggio dal dato statico al dato dinamico. Un censimento tradizionale fotografa una situazione in un dato momento. Un Digital Twin consente invece di aggiornare il patrimonio informativo nel tempo, collegando ogni albero a posizione, caratteristiche, stato, interventi e contesto urbano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni esemplare arboreo può essere trattato come un asset digitale. Alla posizione georeferenziata possono essere associate informazioni su specie, dimensioni, stato fitosanitario, classe di rischio, interventi effettuati, fotografie, controlli e priorità manutentive. In questo modo il patrimonio arboreo diventa consultabile, interrogabile e aggiornabile all’interno di un sistema coerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore del caso Modena non è soltanto tecnologico. Il suo interesse risiede nel metodo: integrare GIS, dati territoriali, rilievi e processi gestionali per rendere il verde urbano parte della governance cittadina. Questo significa superare la frammentazione tra archivi, uffici e procedure, mettendo a disposizione dei tecnici una base conoscitiva condivisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gemello digitale del verde può supportare sia la gestione ordinaria sia le decisioni legate all’adattamento climatico, dove intervenire, quali aree sono più vulnerabili, quali alberi richiedono attenzione e come programmare la manutenzione in modo più efficiente.</p>



<h6 class="wp-block-heading">5. Gli alberi nelle città italiane: dati, limiti e interpretazione</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il 29 giugno 2026 <em>“Il Post</em>” ha pubblicato un articolo dedicato alle città italiane con più alberi, proponendo una classifica non basata sul numero assoluto di alberi ma sul rapporto tra alberi e abitanti. Questo criterio è più utile del conteggio totale perché permette di confrontare città di dimensioni diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati riportati dall’articolo mostrano una distribuzione molto disomogenea. Tra le città citate ai primi posti figurano <strong>Modena</strong> 117,4 alberi ogni 100 abitanti, Trieste con 113,7, Cremona con 107,5, Mantova con 94,2, Brescia con 86,9 e Cosenza con 70,6. L’articolo evidenzia inoltre che già dalla nona posizione si scende sotto la soglia di mezzo albero per abitante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonte: Il Post, “Quali sono le città italiane con più alberi”, 29 giugno 2026. Dati riportati in forma rielaborata e non tabellare.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi valori sono utili per aprire una discussione pubblica, ma non descrivono da soli la resilienza climatica di una città. Una città può avere molti alberi concentrati in grandi parchi periferici e lasciare privi di ombra i quartieri più densamente abitati. Un’altra può avere meno alberi ma distribuirli in modo più efficace lungo assi pedonali, scuole, piazze e fermate del trasporto pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per valutare davvero il contributo del verde urbano occorre affiancare al rapporto alberi/abitanti almeno cinque indicatori: copertura della chioma, distribuzione spaziale, qualità e diversità delle specie, età e stato fitosanitario del patrimonio arboreo, accessibilità delle aree verdi. Il Digital Twin è lo strumento che permette di collegare questi livelli informativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato pubblicato da Il Post va quindi letto come punto di partenza, non come punto di arrivo. <strong>La domanda più importante non è solo quante piante possiede una città, ma quali benefici producono, dove si trovano, chi raggiungono e come evolveranno nei prossimi decenni.</strong></p>



<h6 class="wp-block-heading">6. Dal GIS al Digital Twin: una piattaforma per decidere</h6>



<p class="wp-block-paragraph">I Sistemi Informativi Geografici hanno già trasformato il modo in cui le amministrazioni gestiscono il territorio. Il GIS consente di archiviare, sovrapporre e interrogare dati spaziali. Il Digital Twin aggiunge una dimensione ulteriore, rappresenta elementi della città come oggetti digitali aggiornabili, collegati a dati e processi, utilizzabili anche per simulare scenari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso del verde urbano, il Digital Twin non è una mappa degli alberi. È un sistema nel quale ogni albero è collegato al suo contesto: suolo, edifici, sottoservizi, strade, popolazione, clima, manutenzione, stato vegetativo. Questa integrazione consente di passare da una gestione amministrativa a una gestione strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La georeferenziazione è il cuore del sistema. Localizzare un albero significa poterlo mettere in relazione con esposizione solare, temperature superficiali, presenza di superfici impermeabili, distanza da scuole o ospedali, percorsi pedonali, rete dei sottoservizi e vincoli urbanistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa conoscenza consente di individuare aree prioritarie per nuove piantumazioni, quartieri con alta temperatura superficiale, strade prive di ombra, piazze minerali, parcheggi, aree scolastiche, fermate del trasporto pubblico, percorsi ciclabili e zone frequentate da popolazione vulnerabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin non sostituisce agronomi, forestali, progettisti e tecnici comunali. Li mette nelle condizioni di lavorare su una base informativa condivisa e aggiornata, riducendo duplicazioni, errori e decisioni frammentate.</p>



<h6 class="wp-block-heading">7. Georeferenziazione e scelta delle specie</h6>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta della specie è uno dei passaggi più delicati nella forestazione urbana. Non esiste una specie migliore in assoluto. <strong>Esiste una specie più adatta a un determinato sito, a un determinato suolo e a un determinato scenario climatico.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Digital Twin può supportare questa decisione collegando dati agronomici e geospaziali. Per ogni area di intervento è possibile considerare disponibilità idrica, presenza di sottoservizi, distanza dagli edifici, larghezza del marciapiede, necessità di ombreggiamento e costi manutentivi attesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le specie devono essere valutate per resistenza alla siccità, tolleranza alle alte temperature, capacità di ombreggiamento, sviluppo radicale, sensibilità a patogeni, produzione di allergeni, velocità di crescita, longevità e compatibilità con il contesto urbano. La scelta deve inoltre considerare la diversità biologica,città composte da poche specie dominanti sono più vulnerabili a parassiti e malattie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La georeferenziazione permette quindi di trasformare la forestazione da intervento puntuale a pianificazione multicriterio. Ogni nuovo albero viene collocato dove può produrre il massimo beneficio e dove ha maggiori probabilità di sopravvivere e crescere in salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio è particolarmente importante in uno scenario di clima futuro. Le specie adatte al clima storico di una città potrebbero non esserlo più nei prossimi decenni. Pianificare oggi significa considerare temperature, siccità e stress idrico attesi nel medio periodo, non soltanto le condizioni attuali.</p>



<h6 class="wp-block-heading">8. Manutenzione, monitoraggio e ciclo di vita</h6>



<p class="wp-block-paragraph">La manutenzione del verde urbano non inizia dopo la piantumazione. I<strong>n un approccio basato sul Digital Twin, la manutenzione viene progettata prima della messa a dimora. </strong>Ogni scelta di specie e posizione porta con sé un fabbisogno futuro di irrigazione, potatura, controllo fitosanitario e verifica di stabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La piattaforma digitale consente di conservare lo storico di ogni albero: data di impianto, controlli, fotografie, interventi, anomalie, prescrizioni e valutazioni tecniche. Questo storico diventa una memoria operativa utile sia agli uffici comunali sia alle imprese incaricate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio più rilevante è dalla manutenzione programmata alla manutenzione predittiva. Non si interviene soltanto a calendario o dopo una segnalazione, ma in base a priorità definite da dati, quali lo stato vegetativo, collocazione in aree frequentate, vulnerabilità della specie, eventi meteorologici recenti, risultati delle ispezioni precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio migliora sicurezza, efficienza e trasparenza. Le risorse possono essere indirizzate dove il rischio è maggiore o dove l’intervento produce maggiori benefici. Allo stesso tempo, il Comune può documentare le decisioni assunte e monitorare l’evoluzione del patrimonio arboreo nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema ben aggiornato consente inoltre di misurare gli effetti delle politiche di forestazione.</p>



<h6 class="wp-block-heading">9. Verso il Climate Digital Twin</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin del verde urbano può diventare il primo nucleo di un più ampio Climate Digital Twin. Non si tratta di una tecnologia separata, ma di una evoluzione del modello digitale urbano verso l’integrazione di dati climatici, ambientali e sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperienza europea va in questa direzione. Il programma Destination Earth descrive casi d’uso dedicati alle isole di calore che producono mappe urbane ad alta risoluzione per supportare misure di adattamento climatico. Il caso d’uso ECMWF prevede indicatori come intensità dell’isola di calore, giorni di ondata di calore, esposizione della popolazione, mortalità correlata al caldo, soglie sanitarie e identificazione delle aree di raffrescamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonte: Destination Earth / ECMWF, “Addressing Urban Heat Island Effect”, consultato nel 2026.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i Comuni italiani, il Climate Digital Twin può integrare patrimonio arboreo, temperature superficiali, precipitazioni, consumo di suolo, permeabilità, rischio idraulico, qualità dell’aria, consumi energetici e distribuzione della popolazione fragile. L’obiettivo non è produrre un modello complesso fine a sé stesso, ma supportare decisioni concrete, dove intervenire, con quali priorità, con quali costi e con quali benefici attesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde urbano diventa quindi una componente misurabile di una strategia più ampia di adattamento. Le decisioni sulla forestazione possono essere confrontate con quelle su materiali riflettenti, de-impermeabilizzazione, ombreggiamento artificiale, mobilità, acqua e riqualificazione degli spazi pubblici.</p>



<h6 class="wp-block-heading">10. Raccomandazioni operative per i Comuni</h6>



<p class="wp-block-paragraph">L’adozione di un Digital Twin del verde urbano dovrebbe essere progressiva. Non è necessario partire da un sistema perfetto, ma da una base dati solida e aggiornabile. Il percorso consigliato è il seguente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">1. Costruire un censimento georeferenziato affidabile del patrimonio arboreo esistente, con dati minimi omogenei e procedure di aggiornamento chiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2. Integrare il censimento nel GIS comunale, collegandolo a cartografia, edifici, rete stradale, sottoservizi, aree pubbliche e dati ambientali disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3. Analizzare le isole di calore e le aree più vulnerabili attraverso rilievi locali e indicatori socio-demografici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">4. Definire priorità d’intervento basate su beneficio climatico, esposizione della popolazione e fattibilità tecnica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">5. Scegliere le specie attraverso criteri agronomici, climatici e manutentivi, evitando monoculture e privilegiando resilienza e diversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">6. Registrare ogni intervento nel Digital Twin, mantenendo aggiornato lo storico degli alberi e delle manutenzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">7. Misurare periodicamente risultati e criticità, aggiornando le strategie in base a dati reali e scenari climatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modello permette di trasformare il verde urbano da voce di costo a infrastruttura di adattamento. Perché funzioni, tuttavia,<strong> è necessario che il Digital Twin non sia percepito come progetto informatico isolato, ma come strumento comune per ambiente, lavori pubblici, urbanistica, mobilità, protezione civile e patrimonio.</strong></p>



<h6 class="wp-block-heading">Conclusioni</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Le città non possono affrontare le isole di calore affidandosi a interventi episodici. Il caldo urbano è un fenomeno strutturale e richiede strumenti strutturali. Il verde è una delle soluzioni più efficaci, ma solo se progettato, distribuito e mantenuto con metodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di Modena dimostra che il Digital Twin del verde urbano è già una possibilità concreta per i Comuni italiani. La sua forza non sta soltanto nella digitalizzazione del censimento, ma nella capacità di collegare alberi, territorio, clima e manutenzione in un’unica infrastruttura conoscitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro della forestazione urbana non sarà misurato solo dal numero di alberi piantati. Sarà misurato dalla capacità di collocare la specie giusta nel luogo giusto, garantire crescita e manutenzione, ridurre il rischio climatico nei quartieri più esposti e misurare i benefici nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, il Digital Twin diventa uno strumento di governo urbano. Non sostituisce la competenza tecnica, ma la rende più efficace. Non elimina la complessità della città, ma la rende leggibile. Non risolve da solo il problema del caldo, ma consente di orientare le scelte pubbliche verso interventi più giusti, misurabili e resilienti.</p>



<h6 class="wp-block-heading">11. Approfondimento: come il verde riduce il calore urbano</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il contributo del verde urbano alla mitigazione delle isole di calore può essere descritto attraverso il bilancio energetico della superficie urbana. In città una quota elevata della radiazione solare viene assorbita da superfici scure e impermeabili. Questa energia viene trasformata in calore sensibile, cioè in aumento della temperatura delle superfici e dell’aria circostante. In un ambiente vegetato, invece, una parte significativa dell’energia viene utilizzata per processi biologici e fisici, in particolare evapotraspirazione e ombreggiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ombreggiamento agisce in modo immediato. Una chioma ampia impedisce alla radiazione solare diretta di raggiungere asfalto, pietra, cemento, metallo e superfici verticali degli edifici. Questo riduce la temperatura delle superfici e limita l’accumulo di calore che verrebbe rilasciato nelle ore serali. Per la persona che percorre una strada, la differenza non riguarda solo il valore misurato dal termometro, ma anche la temperatura radiante media, cioè la quantità di calore percepita proveniente dalle superfici circostanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evapotraspirazione agisce invece come un sistema di raffrescamento distribuito. Le radici assorbono acqua dal suolo; la pianta la trasporta verso le foglie e la rilascia in atmosfera sotto forma di vapore. Il passaggio da acqua liquida a vapore richiede energia, che viene sottratta all’ambiente. Il processo è tanto più efficace quanto più la pianta è in salute, dispone di acqua e possiede una superficie fogliare adeguata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo punto è fondamentale per la pianificazione. Un albero in stress idrico produce meno raffrescamento. Piantare alberi senza garantire spazio radicale, suolo adeguato e acqua sufficiente significa ridurre drasticamente i benefici attesi. Il Digital Twin può aiutare proprio in questa fase, collegando dati sulla specie, sul suolo, sull’irrigazione, sulla posizione e sullo stato vegetativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde urbano produce anche un effetto indiretto sugli edifici. Alberi collocati in modo appropriato possono ridurre l’irraggiamento sulle facciate e sulle coperture, diminuendo il fabbisogno di climatizzazione estiva. Questo beneficio deve però essere valutato con attenzione, una chioma può essere molto efficace in estate, ma in alcuni contesti può interferire con illuminazione, manutenzione, visibilità o reti tecnologiche. La progettazione deve quindi bilanciare benefici climatici e vincoli urbani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La qualità del verde conta quanto la quantità. Un giovane albero appena piantato produce benefici limitati rispetto a un esemplare adulto; una specie con chioma rada offre meno ombra di una specie con chioma ampia; un filare discontinuo produce un comfort inferiore rispetto a un corridoio ombreggiato continuo. Per questo le strategie di forestazione urbana devono includere anche la tutela degli alberi maturi e non solo nuove piantumazioni.</p>



<h6 class="wp-block-heading">12. Dati territoriali necessari per un Digital Twin del verde</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Un Digital Twin efficace richiede una base dati robusta. Il primo livello è il censimento arboreo georeferenziato. Per ogni esemplare devono essere disponibili almeno posizione, specie, dimensioni principali, stato vegetativo e riferimenti manutentivi. Tuttavia, per trasformare il censimento in strumento decisionale servono ulteriori livelli informativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un livello fondamentale riguarda il contesto fisico. Devono essere integrati dati su suolo, pendenze, superfici asfaltate, edifici, marciapiedi, aree verdi, parcheggi e spazi pubblici. Queste informazioni permettono di capire dove un albero può essere piantato, dove può crescere e dove può produrre benefici microclimatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo livello riguarda le infrastrutture. La presenza di reti idriche, fognarie, elettriche, gas, fibra ottica e illuminazione pubblica condiziona la scelta delle aree di impianto e delle specie. Un albero ad apparato radicale espansivo può essere inadatto in prossimità di sottoservizi; una chioma molto ampia può interferire con linee aeree, illuminazione o segnaletica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un terzo livello riguarda il clima urbano. Temperature superficiali, isole di calore, esposizione solare, vento, ombra prodotta dagli edifici e dati meteorologici consentono d’individuare le aree dove il verde può generare il maggiore beneficio. Le immagini satellitari sono utili per individuare anomalie termiche, ma devono essere interpretate con risoluzione adeguata e integrate con dati locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un quarto livello riguarda la popolazione. La priorità di intervento deve considerare densità abitativa, presenza di anziani, bambini, scuole, ospedali, residenze sanitarie, aree di attesa del trasporto pubblico e percorsi pedonali. Il verde urbano ha infatti un valore climatico ma anche sociale, raffrescare un parcheggio periferico non produce lo stesso beneficio di ombreggiare una scuola o una fermata molto frequentata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin serve a collegare questi dati. La sua utilità non dipende dalla quantità di layer caricati, ma dalla capacità di renderli leggibili e operativi per chi deve decidere. Un sistema troppo complesso e non aggiornato rischia di diventare un archivio statico; un sistema ben progettato diventa invece una piattaforma quotidiana di lavoro.</p>



<h6 class="wp-block-heading">13. Modena come laboratorio di metodo</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso Modena è importante perché permette di osservare un passaggio culturale. La digitalizzazione del verde non viene presentata come semplice inventario, ma come parte della gestione urbana. In questa prospettiva, il patrimonio arboreo entra nello stesso orizzonte informativo delle infrastrutture, degli edifici, delle reti e degli spazi pubblici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un Comune, questo significa poter rispondere a domande operative molto concrete: quali alberi necessitano di verifica? Quali aree della città sono scoperte? Quali quartieri hanno maggiore esposizione al caldo e minore dotazione di verde? Dove è possibile piantare senza interferire con sottoservizi? Quali specie hanno dato migliori risultati in contesti simili? Quali interventi sono stati effettuati negli ultimi anni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La forza del modello è la replicabilità. Ogni Comune può avere dimensioni, risorse e livelli di maturità digitale diversi, ma il principio resta valido, partire da dati georeferenziati affidabili, integrarli nel GIS, aggiornarli con i processi manutentivi e usarli per orientare scelte climatiche e gestionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso Modena non deve essere descritta come un caso isolato, ma come una sperimentazione concreta di un approccio che potrà diventare sempre più comune. La crescente disponibilità di dati satellitari, rilievi digitali, piattaforme GIS e strumenti di analisi rende oggi possibile una gestione del verde molto più precisa rispetto al passato.</p>



<h6 class="wp-block-heading">14. Governance, organizzazione e responsabilità</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Un Digital Twin del verde urbano non è solo un progetto tecnologico. È un progetto organizzativo. Per funzionare richiede ruoli chiari, procedure di aggiornamento, responsabilità sui dati e collaborazione tra uffici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio principale è creare una piattaforma che viene aggiornata solo nella fase iniziale e poi progressivamente abbandonata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario definire standard minimi. Quali attributi sono obbligatori per ogni albero? Chi può modificarli? Con quale frequenza vengono verificati? Come si gestiscono errori, duplicazioni e dati mancanti? Quali informazioni sono interne e quali possono essere pubblicate verso i cittadini?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La governance deve coinvolgere ambiente, lavori pubblici, sistemi informativi, urbanistica, protezione civile e comunicazione. Il verde urbano incide su tutte queste aree. Se resta confinato a un solo ufficio, il suo potenziale strategico viene ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro tema è la formazione. Tecnici e operatori devono poter usare la piattaforma in modo semplice. Una soluzione troppo complessa rischia di generare resistenza; una soluzione ben progettata riduce tempi, migliora la qualità del lavoro e rende più trasparenti le decisioni.</p>



<h6 class="wp-block-heading">15. Benefici attesi per amministrazioni e cittadini</h6>



<p class="wp-block-paragraph">I benefici di un Digital Twin del verde urbano possono essere letti su tre livelli: operativo, strategico e pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano operativo, l’amministrazione dispone di informazioni aggiornate, riduce sopralluoghi duplicati, programma meglio la manutenzione e migliora la gestione delle priorità. Le squadre sul campo possono accedere a dati più completi e restituire aggiornamenti più rapidamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano strategico, il Comune può collegare verde, clima e pianificazione. Le nuove piantumazioni possono essere indirizzate verso aree ad alta esposizione al caldo, bassa copertura arborea e presenza di popolazione vulnerabile. Le specie possono essere scelte in modo più coerente con i vincoli del sito e con gli scenari climatici futuri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano pubblico, il Digital Twin può migliorare trasparenza e comunicazione. I cittadini possono comprendere meglio perché un intervento viene effettuato, perché una specie viene scelta, perché un albero viene sostituito o perché una certa area viene considerata prioritaria. La disponibilità di dati chiari contribuisce a ridurre conflitti e a rafforzare la fiducia nelle decisioni tecniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il beneficio più importante, tuttavia, è di lungo periodo: costruire una città che impara dal proprio territorio. Ogni intervento produce dati; ogni dato migliora la decisione successiva; ogni decisione aggiorna il modello. Il Digital Twin diventa così un’infrastruttura di apprendimento urbano.</p>



<h6 class="wp-block-heading">16. Roadmap editoriale e operativa per l’adozione</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Per trasformare il white paper in un documento operativo, è utile distinguere tra ciò che un Comune può fare subito e ciò che richiede una maturazione progressiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel breve periodo, la priorità è costruire o aggiornare il censimento georeferenziato, definendo attributi minimi, procedure di aggiornamento e integrazione con il GIS comunale. Questa fase deve essere realistica, pochi dati affidabili sono più utili di molti dati incompleti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel medio periodo, il Comune può integrare dati climatici e territoriali: temperature superficiali, copertura arborea, consumo di suolo, aree vulnerabili, scuole, ospedali, fermate del trasporto pubblico, percorsi pedonali. Questo consente di definire priorità di forestazione e manutenzione su base spaziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel lungo periodo, la piattaforma può evolvere verso modelli previsionali, crescita delle chiome, fabbisogno irriguo, rischio di stress, benefici ecosistemici, scenari di raffrescamento, impatto degli interventi di de-impermeabilizzazione e relazione con consumi energetici o qualità dell’aria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa roadmap non deve essere interpretata come sequenza rigida. Ogni amministrazione può adattarla alle proprie risorse. L’importante è mantenere il principio guida ossia <strong>il dato deve servire alla decisione, e la decisione deve aggiornare il dato.</strong></p>



<h6 class="wp-block-heading">Linkografia </h6>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/modena-e-il-digital-twin-del-verde-urbano-come-cambia-la-gestione/">Geolander.it, “Modena e il Digital Twin del verde urbano, come cambia la gestione”, 18 maggio 2026, https://geolander.it/modena-e-il-digital-twin-del-verde-urbano-come-cambia-la-gestione/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/conferenza-esri-italia-2026/">Geolander.it, “Conferenza Esri Italia 2026”, https://geolander.it/conferenza-esri-italia-2026/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ilpost.it/2026/06/29/alberi-classifica-citta-italiane-quanti/">Il Post, “Quali sono le città italiane con più alberi”, 29 giugno 2026</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/31174/caldo-estremo-le-giornate-di-forte-stress-da-calore-sono-passate-dal-39-al-62-svela-nuova-indagine-di-greenpeace/">Greenpeace Italia, “Caldo estremo, le giornate di forte stress da calore sono passate dal 39% al 62%”, 18 giugno 2026</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.snpambiente.it/pubblicazioni/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2025/">ISPRA, Rapporti sul consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Digital Twin e grandi eventi, uno strumento per la  Protezione Civile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 07:52:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[grandi eventi]]></category>
		<category><![CDATA[piano di sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[protezione civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sera del 3 giugno 2017 Piazza San Carlo, nel cuore di Torino, era gremita da migliaia di persone. Sul maxischermo veniva trasmessa la finale di Champions League&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La sera del 3 giugno 2017 Piazza San Carlo, nel cuore di Torino, era gremita da migliaia di persone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul maxischermo veniva trasmessa la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid e l&#8217;atmosfera era quella delle grandi occasioni. Improvvisamente, però, il panico si diffuse tra la folla. Alcuni malintenzionati utilizzarono spray urticante per compiere dei furti e, nel giro di pochi istanti, migliaia di persone iniziarono a correre alla ricerca di una via di fuga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che avrebbe dovuto essere una serata di festa si trasformò in una tragedia. Il bilancio finale fu drammatico: oltre 1.600 feriti e tre vittime. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le successive indagini misero in luce una serie di criticità legate alla gestione della sicurezza, all&#8217;organizzazione degli spazi, alla comunicazione con il pubblico e alla pianificazione delle emergenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da allora Piazza San Carlo è diventata un caso emblematico per tutti coloro che si occupano di organizzazione di eventi e Protezione Civile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;episodio ha dimostrato come, in contesti caratterizzati dalla presenza di grandi masse di persone, la prevenzione sia importante quanto la capacità di intervenire durante un&#8217;emergenza.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un modello digitale per trasformare le emergenze</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi le tecnologie digitali offrono strumenti che nel 2017 non erano ancora diffusamente utilizzati. Tra questi, uno dei più promettenti è il Digital Twin, il gemello digitale del territorio, capace di supportare la pianificazione, il monitoraggio e la gestione della sicurezza in occasione di grandi eventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Digital Twin è una replica digitale dinamica di un ambiente reale. Non si limita a rappresentare uno spazio in tre dimensioni, ma integra dati geografici, informazioni sulle infrastrutture, modelli di simulazione e flussi informativi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Applicato alla gestione dei grandi eventi, consente di creare una copia virtuale dell&#8217;area interessata dalla manifestazione, comprendendo viabilità e percorsi di accesso, edifici e infrastrutture, aree di afflusso e deflusso del pubblico, punti di raccolta e vie di fuga, postazioni di soccorso, presidi sanitari, sistemi di sicurezza e controllo, nonché reti tecnologiche e servizi essenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intero contesto operativo diventa così osservabile, analizzabile e simulabile prima ancora che l&#8217;evento abbia luogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso di una manifestazione che richiama migliaia di partecipanti, il Digital Twin permette di simulare scenari che sarebbero difficili da prevedere con i tradizionali strumenti di pianificazione. È possibile valutare l&#8217;afflusso e il deflusso delle persone, individuare punti di congestione, verificare la capacità delle vie di fuga e analizzare il comportamento della folla in situazioni di emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più innovativi di questa tecnologia è proprio la possibilità di simulare scenari complessi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Protezione Civile può valutare in anticipo le conseguenze di differenti situazioni critiche, come il sovraffollamento di specifiche aree, l&#8217;interruzione delle vie di accesso, eventi meteorologici estremi, incendi, blackout elettrici, evacuazioni di emergenza o incidenti che coinvolgono grandi numeri di persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso modelli predittivi e simulazioni, i responsabili della sicurezza possono verificare l&#8217;efficacia dei piani di emergenza, individuare eventuali criticità e ottimizzare le procedure operative prima dell&#8217;apertura dell&#8217;evento. Questo approccio riduce significativamente l&#8217;incertezza e aumenta la capacità di prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza rispetto ai metodi tradizionali è sostanziale. Mentre un piano di sicurezza convenzionale si basa principalmente su documenti, planimetrie e valutazioni statiche, il Digital Twin consente di testare virtualmente differenti situazioni prima che l&#8217;evento abbia luogo. In questo modo le eventuali criticità emergono durante la fase di progettazione e non quando migliaia di persone sono già presenti sul posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la Protezione Civile il valore di questo strumento è particolarmente rilevante. La gestione di un grande evento richiede infatti il coordinamento di numerosi soggetti: Protezione Civile, Forze dell&#8217;Ordine, Vigili del Fuoco, servizi sanitari, amministrazioni locali, organizzatori, società di gestione della mobilità e operatori della sicurezza privata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso le informazioni sono distribuite tra sistemi differenti, generando frammentazione e rallentamenti nei processi decisionali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin consente invece di condividere una visione comune e aggiornata del territorio attraverso una piattaforma unica, accessibile ai diversi enti autorizzati. Ogni operatore può consultare dati aggiornati, verificare lo stato delle infrastrutture, monitorare le aree sensibili e collaborare in tempo reale con gli altri soggetti coinvolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;insegnamento lasciato da Piazza San Carlo è chiaro: la sicurezza non può essere affidata esclusivamente all&#8217;esperienza o alla capacità di reagire alle emergenze. Deve essere costruita attraverso la conoscenza approfondita del territorio, la simulazione preventiva dei rischi e il coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto il Digital Twin rappresenta un&#8217;evoluzione significativa degli strumenti a disposizione della Protezione Civile. Non sostituisce l&#8217;esperienza degli operatori, ma ne amplifica le capacità decisionali, trasformando i dati territoriali in informazioni utili per prevenire criticità e supportare decisioni più rapide e consapevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la Protezione Civile significa passare da una gestione prevalentemente reattiva a una capacità preventiva fondata sulla conoscenza approfondita del contesto operativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché ogni grande evento dovrebbe essere ricordato per ciò che celebra, e non per le emergenze che avrebbe potuto evitare.</p>



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		<title>Cerenzia, il Digital Twin dei percorsi ciclabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Granai digitali]]></category>
		<category><![CDATA[BICI IN COMUNE]]></category>
		<category><![CDATA[BICYCLED]]></category>
		<category><![CDATA[CERENZIA]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[GROTTE RUPESTRI]]></category>
		<category><![CDATA[PERCORSI CICLABILI]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT E SALUTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cerenzia è un comune dell&#8217;entroterra crotonese che si sviluppa a circa 650 metri di altitudine in una fascia di transizione tra il versante orientale della Sila e le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Cerenzia è un comune dell&#8217;entroterra crotonese che si sviluppa a circa 650 metri di altitudine in una fascia di transizione tra il versante orientale della Sila e le colline che accompagnano il corso del Neto, il più importante fiume della Calabria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il territorio è caratterizzato da una morfologia prevalentemente collinare, modellata nel tempo dall&#8217;azione delle acque e dalla presenza di una rete di torrenti e corsi d&#8217;acqua stagionali che incidono i versanti e contribuiscono alla varietà del paesaggio. Boschi, aree agricole e pascoli si alternano lungo un mosaico territoriale che racconta il rapporto secolare tra uomo e ambiente.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il nome di Cerenzia e il legame con l&#8217;acqua</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il nome di Cerenzia custodisce la memoria di questo legame con l&#8217;acqua. Le sue origini sono riconducibili all&#8217;antica Acheronthia o Akerentia, l&#8217;insediamento oggi conosciuto come Cerenzia Vecchia. Secondo l&#8217;ipotesi più accreditata, il toponimo deriva dall&#8217;Acheronte, l&#8217;antico nome del fiume Lese che scorreva ai piedi della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo greco il fiume rappresentava il simbolo del passaggio: un elemento naturale che separava due rive ma che, allo stesso tempo, consentiva il movimento, la connessione e la trasformazione. Nel corso dei secoli Acheronthia divenne Akerentia, poi Acerentia e infine Cerenzia, mantenendo nella sua evoluzione linguistica il riferimento al territorio che ne ha accompagnato la storia.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il progetto BICYCLED e il suo digital twin</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi questo concetto di passaggio assume un significato nuovo attraverso il progetto <a href="https://bicycled-cerenzia.netlify.app/">&#8220;BICYCLED”</a> per la digitalizzazione dei percorsi ciclabili, voluto dall&#8217;amministrazione comunale, nell&#8217;ambito del programma nazionale &#8220;<a href="https://www.sportesalute.eu/bicincomune/comuni/cerenzia.html">Bici in Comune</a>&#8220;, promosso da Sport e Salute, sostenuto dal Ministero per lo Sport e i Giovani, realizzato da Geolander.it.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa è stata pensata per rendere più agevoli i collegamenti in bicicletta tra il centro urbano, i servizi pubblici, le aree di interesse e i luoghi che raccontano la storia di Cerenzia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto incoraggia inoltre un approccio diverso alla fruizione dei luoghi attraverso l&#8217;uso della bicicletta che diventa non un semplice spostamento da un punto all&#8217;altro, ma un&#8217;esperienza che invita a cogliere relazioni e caratteristiche del paese che spesso sfuggono a un muoversi frettoloso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Geolander.it ha sviluppato il Digital Twin dei percorsi ciclabili, degli spazi urbani e dei principali punti d&#8217;interesse attraverso attività di Reality Capture, elaborazione e gestione dei dati territoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso la bicicletta, cittadini e visitatori possono &nbsp;esplorare i luoghi più significativi della storia di Cerenzia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo è il <a href="https://www.comune.cerenzia.kr.it/it/vivere/parco-archeologico-acherentia">Parco Archeologico di Acerenthia</a>, l&#8217;antica città che per secoli fu centro religioso, amministrativo e sede vescovile dell&#8217;area. Oggi il sito conserva i resti dell&#8217;abitato medievale, delle strutture religiose e degli edifici che raccontano la storia di una comunità trasferitasi progressivamente nell&#8217;attuale centro abitato. Situato su una rupe che domina la valle del Lese, il parco rappresenta uno dei più importanti complessi archeologici della Presila crotonese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro luogo di particolare interesse è rappresentato dalle <a href="https://www.comune.cerenzia.kr.it/it/vivere/grotte-basiliane-localita-giancola">Grotte Basiliane </a>della località Giancola. Questo insediamento rupestre testimonia la presenza del monachesimo basiliano nell&#8217;area e costituisce una delle più significative emergenze storico-religiose del territorio. Le cavità scavate nella roccia, recentemente recuperate e valorizzate dal Comune, documentano forme di vita e spiritualità che hanno caratterizzato per secoli l&#8217;entroterra calabrese.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Comune di Cerenzia - progetto &quot;Bici in Comune&quot;" width="1290" height="726" src="https://www.youtube.com/embed/7FBpiAAr5YQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se in passato il fiume rappresentava la via che collegava luoghi e comunità, oggi sono i percorsi ciclabili a diventare strumenti di connessione e conoscenza del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">BICYCLED non è soltanto un progetto dedicato al cicloturismo. È un&#8217;infrastruttura digitale che ha permesso di raccogliere dati e supportare la pianificazione degli interventi e valorizzare il patrimonio territoriale attraverso una visione integrata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo Cerenzia rafforza la propria identità di territorio di passaggio e di connessione, trasformando la mobilità lenta in un&#8217;opportunità di conoscenza, innovazione e sviluppo innovativo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La leggenda del drago dalle sette teste</h4>



<p class="wp-block-paragraph">La leggenda del <strong>drago dalle sette teste di Cerenzia</strong> è una delle tradizioni popolari più antiche e identitarie del borgo. La storia risale al 1528 e racconta che un enorme drago a sette teste viveva in una grotta nei pressi dell&#8217;antica Acherentia, terrorizzando la popolazione. Secondo il racconto, gli abitanti si rivolsero al vescovo per chiedere aiuto e questi indicò come unico possibile liberatore <strong>San Teodoro d&#8217;Amasea</strong>, il santo guerriero venerato nella comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La leggenda narra che il 9 novembre 1528 gli abitanti, guidati da San Teodoro, raggiunsero la grotta del mostro. Quando il drago uscì dal suo rifugio, il Santo lo colpì con la spada a un occhio e lo uccise, liberando definitivamente il territorio dalla minaccia. In segno di riconoscenza, i cerenzioti elessero San Teodoro patrono del paese e da allora la sua festa viene celebrata ogni anno il 9 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più interessante della leggenda non è tanto il mostro in sé, quanto il suo significato simbolico. Il drago a sette teste richiama figure molto diffuse nell&#8217;immaginario mediterraneo e cristiano, dove le creature dalle molte teste rappresentano ostacoli, pericoli o forze difficili da dominare. La presenza del numero, nella tradizione religiosa e simbolica, è un numero associato alla completezza e alla totalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora oggi la leggenda è profondamente radicata nella memoria collettiva di Cerenzia. Nella tradizione iconografica locale San Teodoro viene raffigurato con le sette lingue del drago sulla testa o con il drago sconfitto ai suoi piedi, a testimonianza di un racconto che continua a collegare il paese alla sua antica storia.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cerenzia, nuove opportunità</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Forse non è un caso che una leggenda come quella del drago dalle sette teste sia nata proprio a Cerenzia, una terra in cui la storia è sempre stata intrecciata al paesaggio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come l&#8217;antico Acheronte, che per i Greci rappresentava il passaggio e la trasformazione, anche il racconto del drago parla di un attraversamento, il superamento della paura, il passaggio dall&#8217;incertezza alla sicurezza, dalla minaccia alla rinascita della comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le rovine di Acerenthia, le grotte basiliane, i sentieri che attraversano boschi e vallate e le nuove strade digitali tracciate dal progetto BICYCLED, Cerenzia continua a raccontare la stessa storia di un territorio che nel corso dei secoli ha costruito la propria identità attraverso il movimento, l&#8217;incontro e la capacità di trasformare ogni passaggio e in questo caso lo ha digitalizzato per promuovere stili di vita attivi e valorizzare il territorio in forma innovativa.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Linkografia</h6>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.comune.cerenzia.kr.it/it/menu/vivere-il-comune">Vivere il Comune &#8211; Comune di Cerenzia</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/reality-capture-invisible-data-visible-decision-dove-i-dati-diventano-scelte/">Reality Capture: invisible data, visible decision dove i dati diventano scelte &#8211; Geolander</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Verzino, dalle Grotte del FAI ai percorsi di Bici in Comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:40:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Granai digitali]]></category>
		<category><![CDATA[BICI IN COMUNE]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Verzino]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[FAI]]></category>
		<category><![CDATA[GROTTE RUPESTRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una Calabria che non si incontra lungo le rotte più battute del turismo. È quella dei piccoli paesi dell&#8217;entroterra, dei paesaggi modellati dal tempo, delle strade che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una Calabria che non si incontra lungo le rotte più battute del turismo. È quella dei piccoli paesi dell&#8217;entroterra, dei paesaggi modellati dal tempo, delle strade che si insinuano tra colline, vallate e affioramenti rocciosi. È la Calabria di Verzino, un comune dell&#8217;Alto Marchesato crotonese che negli ultimi mesi è tornato al centro dell&#8217;attenzione nazionale grazie alle sue straordinarie Grotte Rupestri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per molti visitatori rappresentano una scoperta inattesa. Per la comunità locale, invece, costituiscono una presenza familiare, parte integrante del paesaggio e dell&#8217;identità del territorio. Le grotte, candidate al censimento FAI &#8220;I Luoghi del Cuore&#8221;, hanno raccolto migliaia di preferenze da tutta Italia, dimostrando come anche un piccolo borgo possa custodire un patrimonio capace di suscitare interesse ben oltre i confini regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Grotte Rupestri di Verzino si sviluppano lungo una parete di roccia calcarea che domina la valle. Non si tratta di semplici cavità naturali, custodiscono le tracce di una presenza umana antichissima, risalente tra il IV e il V secolo a.C., quando gruppi nomadi iniziarono a stabilirsi in modo permanente in quest&#8217;area, sfruttando le cavità naturali della roccia come rifugi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le quarantatré grotte che compongono il complesso, distribuite su quattro livelli, costituiscono una preziosa testimonianza del passato: nicchie, incisioni, anfratti e segni lasciati nella pietra restituiscono l&#8217;immagine di una comunità che qui ha vissuto, lavorato e costruito il proprio rapporto con il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;interno di alcune cavità si può osservare un masso particolarmente interessante, sul quale sono visibili segni che sembrano richiamare la sagoma di un bisonte o di un elefante. Altrettanto significativi sono i numerosi fori presenti nell&#8217;arenaria, elementi che suggeriscono l&#8217;utilizzo agricolo e pastorale dell&#8217;insediamento. È probabile che queste aperture servissero ad alloggiare pali di legno destinati alla realizzazione di soppalchi, recinti o giacigli temporanei, utilizzati dagli antichi allevatori che frequentavano la zona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa capacità di adattarsi al territorio senza stravolgerlo rappresenta uno degli aspetti più interessanti della storia di Verzino. Ed è proprio da questa relazione tra persone e paesaggio che prende forma una nuova fase di valorizzazione del Comune.</p>



<h4 class="wp-block-heading">BICYCLED</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni l&#8217;amministrazione comunale ha avviato un percorso orientato alla mobilità sostenibile, alla fruizione digitale e alla promozione del turismo lento attraverso il progetto <a href="https://bicycled.comune.verzino.kr.it/#progetto">BICYCLED</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto nasce nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa nazionale &#8220;Bici in Comune&#8221;, promossa dal Ministero per lo Sport e i Giovani, dal Dipartimento per lo Sport, da Sport e Salute e da ANCI per incentivare l&#8217;uso della bicicletta, la mobilità sostenibile e la valorizzazione dei territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo di BICYCLED è semplice e ambizioso allo stesso tempo: rendere Verzino più accessibile, più leggibile e più facile da esplorare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto favorisce gli spostamenti in bicicletta tra il centro abitato, i servizi, le aree naturalistiche e i principali punti di interesse, offrendo a residenti e visitatori strumenti utili per orientarsi e conoscere il territorio. Allo stesso tempo promuove una modalità di visita che privilegia il tempo dell&#8217;osservazione rispetto a quello della fretta, consentendo di attraversare il paesaggio con uno sguardo più attento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto è stato realizzato con il contributo di Geolander.it che &nbsp;attraverso attività di rilievo geomatico&nbsp;ha realizzato il gemello digitale dei percorsi ciclabili, &nbsp;degli spazi urbani e dei principali luoghi di interesse. Attraverso tecnologie avanzate di Reality Capture e metodologie innovative di acquisizione e gestione dei dati geografici, Geolander.it ha trasformato il territorio in una risorsa digitale facilmente consultabile e utilizzabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro un gemello digitale si nasconde infatti un lavoro complesso fatto di rilievi, acquisizione dati, verifiche sul campo e organizzazione delle informazioni. Un&#8217;attività spesso invisibile agli occhi dell&#8217;utente finale, ma essenziale per costruire strumenti realmente efficaci.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Comune di Verzino - progetto &quot;Bici in Comune&quot;" width="1290" height="726" src="https://www.youtube.com/embed/_ab7DMTR-dE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La digitalizzazione non sostituisce l&#8217;esperienza diretta del territorio. Al contrario, la rende più semplice e consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso BICYCLED rappresenta molto più di un progetto dedicato alla bicicletta. È un modo diverso di guardare il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per secoli gli abitanti di Verzino hanno modellato la pietra per adattarla alle proprie esigenze. Oggi vengono utilizzati strumenti digitali per rendere quel medesimo territorio più accessibile e comprensibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecnologie cambiano, ma rimane la stessa attenzione verso i luoghi e verso chi li vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Verzino dimostra che l&#8217;innovazione non appartiene soltanto alle grandi città. Può nascere anche in un piccolo paese dell&#8217;entroterra, dove una bicicletta e la conoscenza digitalizzata del territorio diventano strumenti concreti per costruire nuove opportunità di crescita e valorizzazione.</p>



<h6 class="wp-block-heading">Linkografia</h6>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://bicycled.comune.verzino.kr.it/#progetto">BICYCLED | Comune di Verzino | Geolander.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.sportesalute.eu/bicincomune/comuni/verzino.html">Verzino &#8211; Sport e Salute S.p.A.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://comune.verzino.kr.it/vivere-il-comune/luoghi/grotte-rupestri-di-verzino/">Grotte Rupestri di Verzino – Comune di Verzino</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://fondoambiente.it/luoghi/grotte-rupestri-di-verzino">GROTTE RUPESTRI DI VERZINO | Luogo FAI</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://catanzaro.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2026/05/27/verzino-le-grotte-rupestri-al-primo-posto-finora-tra-i-luoghi-del-cuore-fai-2026-e3eef9ff-fd0c-4bac-92e2-90526053a589/">Verzino, le Grotte rupestri al primo posto (finora) tra i luoghi del cuore Fai 2026 &#8211; Gazzetta del Sud</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/reality-capture-invisible-data-visible-decision-dove-i-dati-diventano-scelte/">Reality Capture: invisible data, visible decision dove i dati diventano scelte &#8211; Geolander</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La cartellonistica pubblicitaria e SCIA: criticità della nuova disciplina e digital twin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 07:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
		<category><![CDATA[Cartellonistica pubblicitaria]]></category>
		<category><![CDATA[CENSIMENTO DIGITALE]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[SCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La disciplina della cartellonistica pubblicitaria urbana sta attraversando una delle fasi più delicate della propria evoluzione normativa. Il tema non riguarda più soltanto la regolamentazione d&#8217;insegne e impianti&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La disciplina della cartellonistica pubblicitaria urbana sta attraversando una delle fasi più delicate della propria evoluzione normativa. Il tema non riguarda più soltanto la regolamentazione d&#8217;insegne e impianti pubblicitari, ma investe direttamente questioni centrali della governance urbana contemporanea: sicurezza stradale, tutela paesaggistica, fiscalità locale, trasformazione digitale delle città e gestione intelligente del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il legislatore ha progressivamente spinto verso una semplificazione amministrativa fondata sulla riduzione dei controlli preventivi e sull’introduzione di procedure più snelle per i soggetti privati. Parallelamente, l’evoluzione tecnologica ha trasformato radicalmente il panorama della pubblicità urbana attraverso la diffusione di ledwall, schermi dinamici, pubblicità digitale e sistemi intelligenti di comunicazione visiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario la tradizionale cartellonistica urbana non può più essere considerata soltanto una forma di comunicazione commerciale, ma rappresenta ormai un elemento strutturale del paesaggio urbano e del sistema informativo territoriale delle città contemporanee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La disciplina normativa italiana trova il proprio fondamento principale nell’articolo 23 del Codice della Strada, che vieta l’installazione di mezzi pubblicitari idonei a compromettere la sicurezza della circolazione, a creare confusione con la segnaletica stradale o a distrarre gli utenti della strada. La norma attribuisce all’ente proprietario della strada il potere di autorizzare l’installazione degli impianti pubblicitari visibili dalla carreggiata, prevedendo un sistema di controllo preventivo finalizzato alla tutela dell’interesse pubblico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per molti anni il sistema italiano è stato fondato proprio sul principio dell’autorizzazione preventiva. Il privato interessato all’installazione di un impianto pubblicitario doveva presentare domanda all’amministrazione competente allegando elaborati tecnici, documentazione fotografica, relazioni strutturali e autorizzazioni paesaggistiche. Soltanto dopo la verifica positiva della conformità urbanistica, viabilistica e paesaggistica l’ente pubblico rilasciava il provvedimento autorizzatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modello è stato progressivamente messo in discussione dalle politiche di semplificazione amministrativa introdotte dal legislatore nazionale. La Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), disciplinata dall’articolo 19 della Legge n. 241 del 1990, ha rappresentato il principale strumento di questa trasformazione. La SCIA consente infatti al privato di iniziare immediatamente l’attività dichiarata senza attendere un’autorizzazione preventiva, purché presenti una segnalazione corredata da asseverazioni tecniche che attestino la conformità dell’intervento alle normative vigenti. </p>



<h4 class="wp-block-heading">Segnalazione d&#8217;inizio attività</h4>



<p class="wp-block-paragraph">L’introduzione della SCIA nel settore della cartellonistica pubblicitaria urbana ha segnato un cambiamento profondo nel rapporto tra amministrazione e soggetto privato. Non è più l’ente pubblico a verificare preventivamente ogni singolo impianto, ma il privato stesso, attraverso il professionista asseveratore, ad assumersi la responsabilità della conformità tecnica, urbanistica e paesaggistica dell’opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova impostazione è stata ulteriormente rafforzata dal Decreto Legge n. 19 del 2026, che ha attribuito un ruolo centrale al SUAP, lo Sportello Unico per le Attività Produttive, semplificando le procedure relative agli impianti pubblicitari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La riforma nasce con l’obiettivo di velocizzare gli investimenti, ridurre la burocrazia e alleggerire il carico amministrativo dei Comuni. Tuttavia, proprio l’applicazione della SCIA alla pubblicità urbana sta generando numerose criticità interpretative e operative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima questione riguarda la compatibilità stessa della SCIA con l’articolo 23 del Codice della Strada. La pubblicità visibile dalla strada non costituisce infatti una semplice attività economica privata, ma un elemento capace d&#8217;incidere direttamente sulla sicurezza pubblica. Un impianto installato in modo improprio può compromettere la visibilità della segnaletica, alterare la percezione della carreggiata o distrarre i conducenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa ragione numerosi interpreti ritengono che il sistema autorizzatorio non possa essere integralmente sostituito dalla segnalazione certificata. Secondo diversi approfondimenti giuridici, la valutazione relativa alla sicurezza stradale implica inevitabilmente un potere discrezionale dell’amministrazione incompatibile con il modello automatico della SCIA. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione si complica ulteriormente nei centri storici e nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico. In tali contesti l’impianto pubblicitario incide direttamente sul patrimonio culturale e sulla qualità estetica dello spazio urbano. La valutazione paesaggistica richiede inevitabilmente un giudizio discrezionale da parte dell’ente competente, difficilmente conciliabile con un sistema fondato sull’immediata efficacia della SCIA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A queste problematiche si aggiunge la frammentazione normativa tra i diversi Comuni italiani. Ogni amministrazione dispone infatti di propri regolamenti e propri Piani Generali degli Impianti Pubblicitari. Il risultato è una forte eterogeneità territoriale che aumenta l’incertezza interpretativa per operatori e professionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La SCIA rischia così di trasformarsi da strumento di semplificazione amministrativa a fattore di moltiplicazione del contenzioso. I Comuni mantengono infatti il potere di controllo successivo e possono annullare gli effetti della segnalazione qualora rilevino irregolarità o violazioni normative. Il privato potrebbe quindi sostenere costi significativi per l’installazione dell’impianto e ricevere successivamente un ordine di rimozione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio economico si sposta così dall’amministrazione al soggetto privato e ai professionisti asseveratori, sui quali grava oggi una responsabilità tecnica molto più ampia rispetto al passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le criticità diventano ancora più evidenti con riferimento alla pubblicità digitale. Ledwall, schermi dinamici e impianti intelligenti modificano continuamente contenuti, luminosità e configurazioni visive. Verificare preventivamente l’impatto di tali sistemi risulta estremamente complesso. Un impianto inizialmente conforme potrebbe successivamente alterare il proprio funzionamento attraverso aggiornamenti software o variazioni della luminosità.</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Questa evoluzione tecnologica rischia di accentuare il fenomeno dell’inquinamento visivo urbano e di compromettere ulteriormente la sicurezza stradale. Le pubblicità digitali sono progettate per catturare l’attenzione dell’utente mediante immagini in movimento, variazioni cromatiche e cambi rapidi di contenuto, caratteristiche che possono entrare in conflitto diretto con i principi di sicurezza sanciti dal Codice della Strada.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><img decoding="async" width="300" height="450" class="wp-image-12023" style="width: 300px;" src="http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/05/cup-2.png" alt="" srcset="http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/05/cup-2.png 1024w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/05/cup-2-200x300.png 200w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/05/cup-2-683x1024.png 683w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/05/cup-2-768x1152.png 768w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/05/cup-2-370x555.png 370w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/05/cup-2-840x1260.png 840w, http://geolander.it/wp-content/uploads/2026/05/cup-2-410x615.png 410w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>



<p class="wp-block-paragraph">A tale quadro si aggiunge un ulteriore elemento di complessità rappresentato dal Canone Unico Patrimoniale (CUP), introdotto dalla Legge n. 160 del 2019. Il CUP ha sostituito l’Imposta Comunale sulla Pubblicità, il canone per l’occupazione di spazi pubblici e il diritto sulle pubbliche affissioni, unificando tali entrate in un unico canone patrimoniale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La riforma mirava a semplificare il sistema tributario locale, ma nella pratica ha generato numerose criticità interpretative. Pur essendo formalmente qualificato come canone patrimoniale, il CUP presenta caratteristiche molto vicine a quelle di un tributo, generando dubbi giuridici e numerosi contenziosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel settore della pubblicità urbana il CUP rappresenta oggi una delle principali fonti di entrata per molti Comuni italiani. Tuttavia, la nuova disciplina fondata sulla SCIA rischia di rendere più difficile il controllo effettivo degli impianti installati e quindi anche la corretta riscossione del canone patrimoniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio dal controllo preventivo al controllo successivo aumenta inevitabilmente il rischio di impianti non censiti, evasione del canone, installazioni temporanee non dichiarate e difficoltà nella verifica delle superfici imponibili. La situazione appare ancora più complessa nel caso della pubblicità digitale, dove la rotazione continua dei contenuti rende più difficile determinare il valore economico effettivo dell’utilizzo pubblicitario.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Digital Twin e cartellonistica pubblicitaria</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio alla luce di queste criticità sta emergendo con crescente forza la necessità di introdurre sistemi avanzati di censimento digitale della cartellonistica urbana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il censimento digitale (numero di cartelli pubblicitari installati, tipologia, dimensioni, proprietà,  rendita) rappresenterebbe infatti uno strumento essenziale per costruire una banca dati georeferenziata degli impianti pubblicitari presenti sul territorio, consentendo di associare ad ogni struttura informazioni tecniche, autorizzative, fiscali e manutentive. Tali sistemi possano migliorare il controllo del territorio, contrastare l’abusivismo e incrementare la trasparenza amministrativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tale prospettiva il Digital Twin urbano potrebbe rappresentare l’evoluzione più avanzata della gestione territoriale contemporanea. Il gemello digitale della città consente infatti di creare una replica virtuale tridimensionale del tessuto urbano, integrando dati geografici, infrastrutturali e amministrativi all’interno di un unico ecosistema territoriale interoperabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Applicato alla cartellonistica pubblicitaria, il Digital Twin consentirebbe di localizzare con precisione ogni impianto presente sul territorio urbano, verificarne automaticamente la conformità, controllare le scadenze autorizzative e simulare persino l’impatto visivo prodotto dalla concentrazione dei mezzi pubblicitari in determinate aree della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera innovazione non consisterebbe soltanto nella digitalizzazione degli archivi amministrativi, ma nella trasformazione del controllo del territorio da attività episodica a monitoraggio continuo e intelligente. Il Digital Twin permetterebbe di supportare le amministrazioni nella gestione di un patrimonio pubblicitario sempre più dinamico e complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prospettiva appare particolarmente rilevante proprio alla luce delle criticità introdotte dalla SCIA. Se il controllo non avviene più integralmente prima dell’installazione dell’impianto, diventa indispensabile dotare le amministrazioni di strumenti capaci di effettuare verifiche rapide, automatizzate e territorialmente diffuse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sotto il profilo fiscale il censimento digitale assumerebbe una funzione strategica. L’integrazione consentirebbe infatti una gestione molto più efficiente delle concessioni pubblicitarie, riducendo evasione, abusivismo e perdita di entrate per gli enti locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione della cartellonistica pubblicitaria urbana sta dunque entrando in una nuova fase storica, nella quale la questione normativa non può più essere separata dalla trasformazione digitale delle città. La vera sfida dei prossimi anni sarà quella di trovare un equilibrio tra semplificazione amministrativa, tutela dell’interesse pubblico, sostenibilità visiva e innovazione tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Linkografia</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.brocardi.it/codice-della-strada/titolo-ii/capo-i/art23.html?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Brocardi – Articolo 23 Codice della Strada</a></li>



<li><a href="https://www.ufficiocommercio.it/le-novita-in-materia-di-impianti-pubblicitari-dal-20-febbraio-e-sufficiente-la-scia/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ufficio Commercio – Novità impianti pubblicitari e SCIA</a></li>



<li><a href="https://geolander.it/ooh-pubblicita-urbana-quanti-cartelloni-ci-sono-nella-tua-citta/">OOH – Pubblicità urbana, quanti cartelloni ci sono nella tua città? &#8211; Geolander</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Reality Capture: invisible data, visible decision dove i dati diventano scelte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 07:35:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[Esriitalia]]></category>
		<category><![CDATA[REALITY CAPTURE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla Conferenza Esri Italia 2026: GIS–Integrating Everything, Everywhere, svoltasi a Roma il 13 e 14 maggio, Geolander.it ha portato una riflessione sul futuro della governance territoriale e sul&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Alla Conferenza Esri Italia 2026: GIS–Integrating Everything, Everywhere, svoltasi a Roma il 13 e 14 maggio, Geolander.it ha portato una riflessione sul futuro della governance territoriale e sul ruolo delle tecnologie geospaziali nella trasformazione dei processi decisionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non un semplice intervento tecnico, ma una riflessione sul cambiamento profondo che sta attraversando il modo di amministrare territori, infrastrutture, città e patrimoni culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in un’epoca in cui il problema non è più la mancanza di informazioni. Il vero nodo riguarda la capacità di leggere la complessità, connettere i dati e trasformarli in decisioni reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda che abbiamo posto durante lo speech è stata volutamente diretta: “Il vostro territorio vi sta parlando in maniera corretta?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché ogni territorio comunica continuamente attraverso dati, trasformazioni, criticità e relazioni invisibili. Il problema è che queste informazioni sono spesso disperse, frammentate e scollegate tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo enormi quantità di dati, ma nella maggior parte dei casi non esiste una struttura capace di renderli interoperabili e realmente utilizzabili. E quando le informazioni rimangono separate, anche le decisioni diventano fragili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la Conferenza Esri Italia 2026 abbiamo evidenziato proprio questo passaggio cruciale.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Abbiamo tanti dati, ma sono quasi sempre frammentati e dispersi. Le decisioni restano un rischio” </p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo oggi è necessario un cambio di prospettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il territorio non può più essere interpretato come un insieme di elementi separati. Deve diventare un sistema connesso, interoperabile e dinamico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla realtà al dato, dal dato alla decisione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La visione sviluppata da Geolander.it parte da un principio chiaro: ogni infrastruttura, ogni edificio, ogni strada, ogni bene culturale produce continuamente informazioni. Rendere leggibili questi segnali significa costruire una nuova capacità decisionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che entra in gioco la Reality Capture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Laser scanner 3D, sistemi LiDAR, droni, rilievi mobili consentono di acquisire il mondo reale con elevata precisione, trasformandolo in una struttura digitale navigabile, misurabile e interrogabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta semplicemente di produrre rilievi, si costruisce una memoria digitale evoluta del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della Conferenza abbiamo spiegato che la Reality Capture “acquisisce e restituisce il mondo in forma digitale, trasformando ciò che è invisibile in informazione strutturata”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo processo rappresenta il punto di accesso per ogni Digital Twin.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin urbano, infrastrutturale o culturale non è una copia virtuale statica. È un sistema vivo che consente di monitorare, leggere e comprendere il comportamento del territorio nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Invisible data, visible decision</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore del nostro intervento è stato racchiuso in questo concetto. Il mondo contemporaneo è governato soprattutto da ciò che non si vede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto una strada scorrono reti invisibili. Dietro un edificio esistono dati strutturali e manutentivi spesso scollegati tra loro. Un’infrastruttura racconta continuamente il proprio stato attraverso segnali che raramente vengono interpretati in modo unitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il patrimonio culturale custodisce fragilità invisibili che emergono soltanto quando il danno è ormai evidente. Il vero problema non è raccogliere dati. Il vero problema è renderli leggibili e connessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la Conferenza abbiamo spiegato come la GeoAI rappresenti un passaggio fondamentale in questo processo, perché interpreta le informazioni, analizza relazioni e individua pattern nascosti all’interno della complessità territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La finalità è quella di accompagnare i decisori in un percorso concreto di trasformazione digitale, garantendo supporto in tutte le fasi operative: dal rilievo del territorio e dalla modellazione dei dati, fino alla realizzazione del Digital Twin e alla pubblicazione delle informazioni in formati conformi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di convergenza dell’intero sistema è Geolander.it Portal, una soluzione tecnologica avanzata, interoperabile, adattativa e scalabile che mette a disposizione un percorso concreto di trasformazione digitale in grado di ottimizzare la gestione dei flussi informativi e dialogare con i sistemi già esistenti all’interno di enti pubblici, aziende e organizzazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa eliminare frammentazioni informative e costruire continuità tra rilievo, gestione e pianificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il dato come infrastruttura attiva</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei passaggi centrali dell’intervento alla Conferenza Esri Italia 2026 ha riguardato un cambiamento culturale ormai inevitabile: “Il dato non è più un esito, è infrastruttura attiva.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni il dato è stato considerato una semplice conseguenza delle attività operative. Oggi rappresenta invece una componente essenziale della governance territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come nessuno immaginerebbe una strada senza asfalto, presto sarà impensabile amministrare una città senza una struttura digitale capace di raccogliere, interpretare e condividere informazioni in tempo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin è ormai una necessità operativa. Riduce tempi decisionali, migliora la manutenzione, ottimizza le risorse economiche e costruisce una gestione più sostenibile e consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla città al patrimonio culturale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La visione e la <strong>Proposta SMART</strong> di Geolander.it trova applicazione in numerosi ambiti strategici che possono interessare Pubbliche amministrazioni, gestori di infrastrutture, Utility.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><strong>S</strong>ervizi urbani, numeri civici, illuminazione pubblica, verde urbano, porti, cimiteri e reti infrastrutturali.<br><br><strong>M</strong>obilità, segnaletica, barriere stradali, guardrail e arredo urbano.<br><br><strong>A</strong>rte, conservazione e valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e culturale.<br><br><strong>R</strong>igenerazione territoriale, real estate e ambienti complessi e industriali.<br><br><strong>T</strong>urismo, territori rurali, digital twin dei borghi per valorizzare e promuovere l’offerta turistica locale e offrire esperienze immersive per scoprire il territorio attraverso la narrazione.</p></blockquote></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi amministrare significa soprattutto comprendere. E comprendere significa trasformare la complessità invisibile del mondo reale in decisioni autentiche, basate su dati concreti e non su informazioni frammentate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invisible data, visible decision. Dove i dati diventano scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Linkografia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.esriitalia.it/it-it/conferenza-esri-italia/conferenza-esri-italia-2026/conesri2026">conesri2026</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/offerta-smart/">Offerta Smart &#8211; Geolander</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Modena e il Digital Twin del verde urbano, come cambia la gestione</title>
		<link>http://geolander.it/modena-e-il-digital-twin-del-verde-urbano-come-cambia-la-gestione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Granai digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Modena]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione del verde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un sentimento diffuso, spesso non dichiarato, che attraversa molte amministrazioni pubbliche quando si parla di alberi. Una forma sottile di esitazione, talvolta di timore, che si traduce&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è un sentimento diffuso, spesso non dichiarato, che attraversa molte amministrazioni pubbliche quando si parla di alberi. Una forma sottile di esitazione, talvolta di timore, che si traduce in scelte prudenti, rinvii, semplificazioni. La dendrofobia, così potremmo chiamarla, non è paura del verde in sé, ma della sua complessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’albero, nella percezione comune e spesso anche amministrativa, è troppo spesso associato al rischio. Rischio di caduta, d’interferenza con le infrastrutture, di costo manutentivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una presenza da controllare più che da comprendere. Eppure, proprio da questa complessità nasce l’urgenza di cambiare approccio. Non più una gestione reattiva, ma una conoscenza profonda e strutturata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo passaggio che si inserisce il progetto sviluppato dal Comune di Modena, in collaborazione con Geolander.it. Non un semplice censimento, ma la costruzione di un sistema capace di restituire agli alberi un’identità precisa, misurabile, interrogabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto ha previsto la creazione di un Digital Twin del patrimonio arboreo urbano. Una replica digitale che integra dati geospaziali, immagini e informazioni botaniche in un unico ambiente, offrendo una visione completa e aggiornata del verde cittadino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro ha preso forma lungo le strade della città, percorse con un sistema di mappatura mobile ad alta precisione. Un rilievo dinamico, continuo, capace di catturare ogni dettaglio con una densità straordinaria. Oltre mille chilometri di viabilità urbana rilevati in quattordici giorni, con una produzione di dati superiore ai tredici terabyte, più di trecentomila immagini e una nuvola di punti composta da decine di miliardi di elementi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La qualità del dato rappresenta uno degli elementi centrali dell’intero processo, un livello di precisione elevato, trasforma la rilevazione in uno strumento affidabile per l’analisi e la pianificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta acquisiti, i dati vengono sono stati sottoposti a un processo d’interpretazione in cui l’intelligenza artificiale ha svolto un ruolo decisivo. Le immagini e le nuvole di punti sono state analizzate per individuare automaticamente le alberature, riconoscendole attraverso parametri morfologici e spaziali. A questa fase è seguita un’attività di verifica e raffinamento, necessaria per garantire la qualità e la pertinenza delle informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto con l’Amministrazione comunale è diventata parte integrante del percorso. Un lavoro puntuale che ha portato all’individuazione di oltre ventisettemila alberature di competenza comunale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto, il dato si è arricchito di significato. La classificazione botanica ha consentito di attribuire a ogni albero una specie, costruendo una base informativa solida e scientificamente affidabile. Il lavoro, condotto da agronomi e tecnici forestali, ha integrato l’analisi digitale con verifiche sul campo, assicurando un elevato livello di accuratezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla lettura della composizione emerge una città che ha scelto specie resistenti e coerenti con il proprio contesto climatico. Tigli, aceri campestri e carpini bianchi definiscono la struttura portante del verde urbano, riflettendo strategie di gestione orientate alla sostenibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio finale è stato quello della tracciabilità. Ogni albero è stato associato a un identificativo univoco, applicato direttamente sul fusto. Un sistema che rende possibile passare dalla visione complessiva al dettaglio operativo in modo rapido ed efficace. Ben 27.163 alberi sono stati etichettati, costruendo una rete informativa continua e coerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che è emerso, alla fine del processo, è stato un cambio di sistema. Il verde urbano non è più un elemento da gestire in modo episodico, ma un sistema da conoscere e governare con strumenti adeguati. Modena ha dimostrato che superare la dendrofobia è possibile, rendendola leggibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché un albero, quando lo si conosce davvero, smette di essere un problema e diventa una risorsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscere un albero significa inserirlo in un sistema. Non è più un elemento isolato, ma parte di una rete viva che dialoga con il suolo, con l’ambiente urbano e con le persone. Significa comprenderne la specie, l’età, lo stato di salute, la posizione, le relazioni con ciò che lo circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando questo accade, cambia il paradigma. L’albero non è più un’incognita da gestire in emergenza, ma una risorsa da governare con consapevolezza. Diventa un alleato nella mitigazione climatica, nella qualità dell’aria, nella regolazione delle temperature urbane. Contribuisce al benessere delle persone e alla qualità degli spazi pubblici. Ma soprattutto, diventa prevedibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio la prevedibilità a fare la differenza. Sapere dove si trova un albero, di che specie è, come evolve nel tempo, permette di programmare interventi, ottimizzare le risorse, evitare decisioni drastiche e spesso inutili. La manutenzione smette di essere reattiva e diventa pianificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, il lavoro sul verde urbano non è solo un tema ambientale, ma anche culturale. Significa passare da una gestione difensiva a una gestione conoscitiva. Significa riconoscere che la complessità non è un limite, ma una condizione da interpretare con strumenti adeguati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora sì, un albero smette di essere un problema. Perché ciò che conosciamo non ci spaventa. E ciò che comprendiamo, possiamo finalmente valorizzarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Linkografia</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/citta-innovative-modena-ha-il-suo-digital-twin/">Città innovative: Modena e il suo Digital Twin &#8211; Geolander</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2024/06/17/news/il-gemello-digitale-di-modena-la-citta-in-3d-per-migliorare-mobilita-ambiente-e-servizi-1.100540243">Il “gemello digitale” di Modena: la città in 3D per migliorare&nbsp;mobilità,&nbsp;ambiente e&nbsp;servizi &#8211; Gazzetta di Modena</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/dendrofobia-degli-amministratori-pubblici-cause-e-rimedi/">Dendrofobia degli amministratori pubblici: cause e rimedi &#8211; Geolander</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>CONFERENZA ESRI ITALIA 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 16:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rotte comunicative]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[Esri Italia]]></category>
		<category><![CDATA[GIS]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[REALITY CAPTURE]]></category>
		<category><![CDATA[smart cities]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, 13-14 maggio 2026 – Geolander.it sarà presente alla Conferenza Esri Italia 2026, uno dei principali appuntamenti nazionali dedicati ai Sistemi Informativi Geografici (GIS) e all’innovazione tecnologica applicata&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Roma, 13-14 maggio 2026</strong> – Geolander.it sarà presente alla <strong>Conferenza Esri Italia 2026</strong>, uno dei principali appuntamenti nazionali dedicati ai Sistemi Informativi Geografici (GIS) e all’innovazione tecnologica applicata al territorio, in programma presso l’Ergife Palace Hotel di Roma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento rappresenta un’importante occasione di confronto tra istituzioni, aziende e professionisti impegnati nello sviluppo di soluzioni avanzate per la gestione, l’analisi e la valorizzazione dei dati territoriali. In questo contesto, Geolander.it porterà la propria esperienza nel campo dei rilievi geomatici, della Reality Capture e dello sviluppo di Digital Twin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la conferenza, Geolander.it presenterà casi concreti e best practice che dimostrano come l’integrazione tra dati, tecnologie GIS e intelligenza artificiale – con particolare riferimento alla GeoAI – consenta di supportare processi decisionali più efficaci e sostenibili, sia in ambito urbano che infrastrutturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">🔷 <a style="font-size: 1.188em; letter-spacing: 0px; display: inline !important;" href="https://resources.esriitalia.it/component/eventiesri/calendario/1092/digital-twin-e-pubblica-amministrazione-digitale-nuovi-modelli-per-le-smart-communities"><em>Digital Twin e Pubblica Amministrazione digitale: nuovi modelli per le Smart Communities</em></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Gemello Digitale di Udine: una Città Virtuale per Decisioni Reali</strong><br><em>Gea Arcella, Comune di Udine</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il verde urbano come infrastruttura digitale: l&#8217;esperienza del Digital Twin di Modena</strong><br><em>Francesca Odorici, Comune di Modena</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Gemello Digitale Urbano di Rimini: GEO-AI e dati territoriali a supporto delle decisioni</strong><br><em>Gianluca Bianchi, Comune di Rimini</em></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><th class="has-text-align-left" data-align="left">Data:</th><td>13 maggio 2026</td></tr><tr><th class="has-text-align-left" data-align="left">Orario:</th><td>14:30 &#8211; 18:00</td></tr><tr><th class="has-text-align-left" data-align="left">Sala:</th><td>Sala Tarragona</td></tr></tbody></table></figure>



<h6 class="wp-block-heading">🏆<a style="font-size: 1.188em; letter-spacing: 0px; display: inline !important;" href="https://resources.esriitalia.it/component/eventiesri/calendario/1091/location-intelligence-per-la-gestione-sostenibile-del-turismo-e-la-valorizzazione-del-patrimonio-culturale"><em>Location Intelligence per la gestione sostenibile del turismo e la valorizzazione del patrimonio culturale</em></a></h6>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Gemello Digitale dei Cicli Affrescati del XIV secolo Patrimonio Mondiale</strong><br><em>Ingrid Veneroso, Comune di Padova</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Digital Twin e AI per la gestione intelligente dei cimiteri: il caso del Comune di Fano</strong><br><em>Luigi Carmelo Scopelliti, Comune di Fano</em></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>13 maggio 2026</td></tr><tr><th class="has-text-align-left" data-align="left">Orario:</th><td>14:30 &#8211; 16:00</td></tr><tr><th class="has-text-align-left" data-align="left">Sala:</th><td>Sala Spalato</td></tr></tbody></table></figure>



<h6 class="wp-block-heading">🎤 Nell&#8217;Area Speech &amp; Networking</h6>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://resources.esriitalia.it/component/eventiesri/calendario/1100/area-speech-networking">Reality Capture: invisible data, visible decision dove i dati diventano scelte</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Giovanni Manta &#8211; CEO Geolander.it</em></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><th class="has-text-align-left" data-align="left">14 maggio 2026</th><td><br> Orario: 14:30-14:50</td></tr><tr><th class="has-text-align-left" data-align="left">Sala:</th><td>Area Espositiva</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione alla Conferenza Esri Italia 2026 conferma il ruolo di Geolander.it come realtà di riferimento nel panorama nazionale per l’innovazione nel settore geomatico e per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate a supporto della trasformazione digitale del territorio e la gestione dei servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Geolander.it sarà inoltre disponibile durante l’evento per incontrare partner, enti e professionisti interessati ad approfondire applicazioni e opportunità offerte dalle proprie soluzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per informazioni: info@geolander.it / +<a href="tel:+39%20049%207991357">39 049 7991357</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Appuntamento <a href="https://resources.esriitalia.it/component/eventiesri/conferenza/1076/conferenza-esri-italia-2026">CONFERENZA ESRI </a></p>



<p class="wp-block-paragraph">📅 <strong>13 – 14 maggio 2026</strong><br>📍 <strong>Roma</strong><br>📌 <strong>Ergife Palace Hotel</strong><br>🏠 <strong>Via Aurelia, 619</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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