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Modena e il Digital Twin del verde urbano, come cambia la gestione

C’è un sentimento diffuso, spesso non dichiarato, che attraversa molte amministrazioni pubbliche quando si parla di alberi. Una forma sottile di esitazione, talvolta di timore, che si traduce in scelte prudenti, rinvii, semplificazioni. La dendrofobia, così potremmo chiamarla, non è paura del verde in sé, ma della sua complessità.

L’albero, nella percezione comune e spesso anche amministrativa, è troppo spesso associato al rischio. Rischio di caduta, d’interferenza con le infrastrutture, di costo manutentivo.

Una presenza da controllare più che da comprendere. Eppure, proprio da questa complessità nasce l’urgenza di cambiare approccio. Non più una gestione reattiva, ma una conoscenza profonda e strutturata.

È in questo passaggio che si inserisce il progetto sviluppato dal Comune di Modena, in collaborazione con Geolander.it. Non un semplice censimento, ma la costruzione di un sistema capace di restituire agli alberi un’identità precisa, misurabile, interrogabile.

Il progetto ha previsto la creazione di un Digital Twin del patrimonio arboreo urbano. Una replica digitale che integra dati geospaziali, immagini e informazioni botaniche in un unico ambiente, offrendo una visione completa e aggiornata del verde cittadino.

Il lavoro ha preso forma lungo le strade della città, percorse con un sistema di mappatura mobile ad alta precisione. Un rilievo dinamico, continuo, capace di catturare ogni dettaglio con una densità straordinaria. Oltre mille chilometri di viabilità urbana rilevati in quattordici giorni, con una produzione di dati superiore ai tredici terabyte, più di trecentomila immagini e una nuvola di punti composta da decine di miliardi di elementi.

La qualità del dato rappresenta uno degli elementi centrali dell’intero processo, un livello di precisione elevato, trasforma la rilevazione in uno strumento affidabile per l’analisi e la pianificazione.

Una volta acquisiti, i dati vengono sono stati sottoposti a un processo d’interpretazione in cui l’intelligenza artificiale ha svolto un ruolo decisivo. Le immagini e le nuvole di punti sono state analizzate per individuare automaticamente le alberature, riconoscendole attraverso parametri morfologici e spaziali. A questa fase è seguita un’attività di verifica e raffinamento, necessaria per garantire la qualità e la pertinenza delle informazioni.

Il confronto con l’Amministrazione comunale è diventata parte integrante del percorso. Un lavoro puntuale che ha portato all’individuazione di oltre ventisettemila alberature di competenza comunale.

A questo punto, il dato si è arricchito di significato. La classificazione botanica ha consentito di attribuire a ogni albero una specie, costruendo una base informativa solida e scientificamente affidabile. Il lavoro, condotto da agronomi e tecnici forestali, ha integrato l’analisi digitale con verifiche sul campo, assicurando un elevato livello di accuratezza.

Dalla lettura della composizione emerge una città che ha scelto specie resistenti e coerenti con il proprio contesto climatico. Tigli, aceri campestri e carpini bianchi definiscono la struttura portante del verde urbano, riflettendo strategie di gestione orientate alla sostenibilità.

Il passaggio finale è stato quello della tracciabilità. Ogni albero è stato associato a un identificativo univoco, applicato direttamente sul fusto. Un sistema che rende possibile passare dalla visione complessiva al dettaglio operativo in modo rapido ed efficace. Ben 27.163 alberi sono stati etichettati, costruendo una rete informativa continua e coerente.

Ciò che è emerso, alla fine del processo, è stato un cambio di sistema. Il verde urbano non è più un elemento da gestire in modo episodico, ma un sistema da conoscere e governare con strumenti adeguati. Modena ha dimostrato che superare la dendrofobia è possibile, rendendola leggibile.

Perché un albero, quando lo si conosce davvero, smette di essere un problema e diventa una risorsa.

Conoscere un albero significa inserirlo in un sistema. Non è più un elemento isolato, ma parte di una rete viva che dialoga con il suolo, con l’ambiente urbano e con le persone. Significa comprenderne la specie, l’età, lo stato di salute, la posizione, le relazioni con ciò che lo circonda.

Quando questo accade, cambia il paradigma. L’albero non è più un’incognita da gestire in emergenza, ma una risorsa da governare con consapevolezza. Diventa un alleato nella mitigazione climatica, nella qualità dell’aria, nella regolazione delle temperature urbane. Contribuisce al benessere delle persone e alla qualità degli spazi pubblici. Ma soprattutto, diventa prevedibile.

Ed è proprio la prevedibilità a fare la differenza. Sapere dove si trova un albero, di che specie è, come evolve nel tempo, permette di programmare interventi, ottimizzare le risorse, evitare decisioni drastiche e spesso inutili. La manutenzione smette di essere reattiva e diventa pianificazione.

In questo senso, il lavoro sul verde urbano non è solo un tema ambientale, ma anche culturale. Significa passare da una gestione difensiva a una gestione conoscitiva. Significa riconoscere che la complessità non è un limite, ma una condizione da interpretare con strumenti adeguati.

E allora sì, un albero smette di essere un problema. Perché ciò che conosciamo non ci spaventa. E ciò che comprendiamo, possiamo finalmente valorizzarlo.

Linkografia

Città innovative: Modena e il suo Digital Twin – Geolander

Il “gemello digitale” di Modena: la città in 3D per migliorare mobilità, ambiente e servizi – Gazzetta di Modena

Dendrofobia degli amministratori pubblici: cause e rimedi – Geolander

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