Correva l’anno 2016 quando Carlos Moreno, urbanista e scienziato franco-colombiano,  proponeva, per la prima volta,  il progetto di mobilità sostenibile “La città in 15 minuti”, un concetto di residenzialità urbana in cui gli abitanti possono soddisfare buona parte delle loro esigenze a pochi passi dalle loro case.

Moreno si è posto degli interrogativi, apparentemente banali, sul perché nel tempo sono stati gli abitanti della città a doversi adattare all’organizzazione, alle lunghe distanze che caratterizzano la città, che deformano il tempo a loro disposizione abbassandone la qualità della vita e non sia stata, invece, la città ad adeguarsi ai concreti bisogni dei residenti.

Secondo lo scienziato le città dovrebbero essere progettate o riqualificate tenendo come parametro di riferimento l’arco temporale di 15 minuti. Le persone devono essere messe in condizioni di poter raggiungere, a piedi o in bicicletta, in 15 minuti tutto ciò che costituisce l’esperienza umana: lavoro, casa, cibo, istruzione, cultura e tempo libero.

Moreno nell’immaginare la sua città in 15 minuti si è chiesto anche il perché una strada rumorosa e inquinata non possa diventare una strada con panchine fiancheggiata da alberi e perché i bambini non possano andare a scuola a piedi e le persone recarsi in un  panificio in bicicletta e sfruttare l’occasione per scambiare quattro chiacchiere.

La città in 15 minuti di Moreno poggia su quattro pilastri fondamentali: ecologia, prossimità, solidarietà che si esprime nel creare legami tra le persone, partecipazione dei cittadini alla trasformazione del loro quartiere.

La prima città che ha realizzato l’idea di Moreno è stata Parigi. La sindaca Anne Hidalgo, rieletta lo scorso giugno 2020, ha fatto della “città del quarto d’ora” il punto più importante del suo programma elettorale. Il suo progetto, che ha lo scopo di offrire ai parigini ciò di cui hanno bisogno vicino alla loro casa anche per garantire una trasformazione ecologica,  prevede una potente decentralizzazione e lo sviluppo di nuovi servizi per ciascun quartiere, con traffico ridotto, un maggior numero di piste ciclabili e l’adozione di nuovi modelli economici.

La città ha, dunque, bisogno di riconciliarsi con gli esseri umani. Questa necessità è resa ancor più urgente dalle crisi dei nostri tempi, i cambiamenti climatici e la pandemia da Covid-19 ci hanno fatto capire che la città riveste, ormai, un ruolo da protagonista ed è fortemente responsabile del nostro benessere futuro e che si rende, pertanto, necessaria una rigenerazione urgente.

Nelle tre città svedesi Stoccolma, Uppsala e Göteborg è stato fatto un sondaggio per capire come la pandemia ha influenzato le abitudini dei cittadini e quali luoghi sono stati utilizzati di più e quali invece sono stati evitati.

Dall’indagine è emersa l’importanza di disporre di servizi nelle immediate vicinanze del proprio quartiere e di avere un facile accesso a parchi ed aree verdi, a piedi o in bicicletta.

La crisi ambientale pretende una nuova organizzazione della città che dev’essere  più sostenibile e praticabile. La pandemia ci ha spinto, inoltre,  a ripensare al modo in cui viviamo nelle città e ci muoviamo all’interno degli spazi pubblici. C’è anche l’urgenza di affrontare il nuovo sentire individuale e collettivo, di solitudine sociale e accelerazione del tempo. 

La città in 15 minuti che vuole proprio integrare tempo e spazio nella sua strategia di vita di alta qualità è stata il motivo d’ispirazione per ridurre ulteriormente il tempo ed arrivare alla “one-minute city” svedese.

Obiettivo della one-minute city è di rendere ogni strada vivibile, ecologica e pulita, restituendo i posti occupati dalle macchine ai cittadini ed alla loro vita comunitaria.

Nella one-minute city i parcheggi vengono convertiti in luoghi di socialità dotati di tavoli, sedie, panchine e aiuole in cui le persone possono vedersi in piena sicurezza all’aperto. Per favorire la mobilità leggera vengono installati punti di ricarica per auto e scooter elettrici condivisi, apposite griglie per parcheggiare biciclette e monopattini elettrici, anche per arginare il nuovo fenomeno di “disordine” urbano legato all’abbandono indifferenziato.

A Göteborg la trasformazione in one-minute city è già iniziata. Il primo Kit modulare ed interattivo ha sostituito i parcheggi antistanti un negozio di salsicce gourmet. La proprietaria inizialmente aveva il timore di perdere i suoi clienti non potendo più parcheggiare di fronte al punto vendita. Le paure si sono rivelate per quello che sono e la signora, intervistata dalla testata inglese Guardian, ha potuto felicemente dichiarare che: “Venerdì e sabato c’erano moltissime persone a gustare un caffè e una salsiccia da asporto”.

I nuovi spazi pubblici hanno conquistato il favore  degli svedesi: secondo i primi sondaggi, il 70% dei cittadini è favorevole alla trasformazione.

La one-minute city è una città ecologica, da vivere con lentezza, a passo d’uomo, che ha il preciso obiettivo di ricreare tra i suoi abitanti il senso di comunità . 

“Lo spazio di fronte alla tua porta d’ingresso, che sia un condominio o una casa, è lì che puoi intrattenere relazioni autentiche e durature” ha dichiarato Dan Hill, direttore di Vinnova, agenzia svedese per l’innovazione, curatrice del progetto. 

Winston Churchill, profeticamente affermava: “Prima siamo noi a dare forma agli edifici, poi sono questi a dare forma a noi”, forse è arrivato il momento d’invertire la tendenza.

 

Linkografia

La città dei 15 minuti 

The 15 minute city Carlos Moreno

Covid-19. Con la «città dei 15 minuti» il nuovo rinascimento urbano

La città in 15 minuti. Ripensare le grandi metropoli per renderle più ecologiche e a misura d’uomo

Le one-minute city svedesi

La storia di un minuto di successo della città svedese

Smart District 

Il cambiamento delle abitudini urbane durante la pandemia di Coronavirus in Svezia

 

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