Gli eventi pluviometrici intensi stanno cambiando il modo in cui le città devono affrontare il rischio di allagamento urbano. Amministrazioni pubbliche, gestori delle reti e strutture di Protezione Civile sono chiamati a intervenire in uno scenario sempre più complesso.
Alla maggiore concentrazione delle precipitazioni si aggiungono diversi fattori strutturali. Tra questi ci sono l’impermeabilizzazione del suolo, l’elevata densità urbana e la ridotta capacità di infiltrazione dell’acqua. A questi problemi si sommano la vulnerabilità delle reti di drenaggio e la crescente complessità delle attività di manutenzione.
Per questo motivo, la gestione del rischio non può limitarsi al solo adeguamento delle infrastrutture idrauliche. È necessario adottare un approccio integrato, capace di mettere in relazione conoscenza del territorio, manutenzione, gestione del verde, monitoraggio delle reti e pianificazione delle emergenze.
L’obiettivo è aumentare la resilienza urbana e, soprattutto, migliorare la capacità di prevenire e gestire gli allagamenti.
In questo contesto, il Digital Twin urbano può diventare uno strumento strategico. Il gemello digitale permette infatti di integrare informazioni che oggi sono spesso distribuite tra sistemi, uffici e soggetti differenti.
Dati territoriali, reti di drenaggio, caditoie, verde urbano, sensori e informazioni sulle manutenzioni possono così confluire in un unico ambiente digitale. Il Digital Twin può quindi supportare la prevenzione, la gestione delle emergenze e la pianificazione degli interventi post-alluvione.
Il quadro italiano nel 2026
I dati disponibili nel corso del 2026 confermano la rilevanza del rischio idrogeologico e degli eventi meteorologici estremi sul territorio nazionale.
Secondo il rapporto IRPI-CNR pubblicato attraverso la piattaforma Polaris, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026 sono state censite 24 località interessate da eventi di inondazione con danni diretti alla popolazione, distribuite in 20 comuni, 11 province e 8 regioni. Per le sole inondazioni, il bilancio registrato dal catalogo comprende un morto, un disperso, un ferito e 1.077 persone evacuate o rimaste senza abitazione.
È importante precisare che il dato non rappresenta il numero complessivo degli allagamenti verificatisi in Italia, il sistema CNR considera infatti gli eventi che hanno prodotto conseguenze dirette sulla popolazione secondo specifici criteri di classificazione.
Un ulteriore indicatore arriva dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. Già nel marzo 2026 ANBI segnalava 184 località italiane interessate dall’inizio dell’anno da fenomeni meteorologici estremi, sulla base dei dati dell’European Severe Weather Database.
Gli episodi registrati durante l’anno evidenziano inoltre la capacità di alcuni sistemi meteorologici di concentrare quantità molto elevate di precipitazioni in intervalli temporali ridotti. In Calabria, ad esempio, durante uno degli eventi analizzati da ANBI sono stati registrati in 48 ore accumuli superiori a 300 millimetri in alcune località.
Situazioni analoghe hanno interessato altri territori. Nell’ottobre 2026, sul litorale laziale, sono stati registrati oltre 100 millimetri di pioggia in poche ore nei territori di Anzio, Nettuno e Pomezia, mentre alcune aree della provincia di Latina hanno superato i 130 millimetri, determinando una significativa pressione sul reticolo idraulico e sugli impianti di bonifica.
Il fenomeno deve tuttavia essere letto su un orizzonte temporale più ampio.
L’indicatore ISPRA relativo agli eventi di alluvione e allagamento in area urbana, riferito alla serie 2000-2024, evidenzia una crescita della frequenza degli eventi censiti. Milano, Genova e Roma concentrano complessivamente circa un terzo degli episodi registrati.
Anche l’Osservatorio Città Clima di Legambiente evidenzia la dimensione strutturale del fenomeno, nella relativa banca dati storica risultano censiti 1.465 episodi di allagamento tra gli eventi con danni registrati nei territori italiani.
Le diverse fonti adottano criteri di rilevazione differenti e i rispettivi dati non sono pertanto direttamente sommabili. Nel loro insieme, tuttavia, descrivono una condizione nella quale il rischio associato alle precipitazioni intense assume una crescente rilevanza per la pianificazione urbana e per la gestione delle infrastrutture.
Perché le città si allagano
L’allagamento urbano è generalmente il risultato dell’interazione tra più fattori.
Il primo riguarda le caratteristiche della precipitazione. Per le reti di drenaggio non conta soltanto il volume complessivo di pioggia, ma soprattutto la relazione tra intensità, durata e distribuzione spaziale dell’evento.
Una precipitazione estremamente intensa e concentrata può generare, in un intervallo molto breve, volumi di deflusso superiori alla capacità di intercettazione e smaltimento del sistema urbano.
A questo elemento si aggiunge l’impermeabilizzazione del territorio.
Strade, piazzali, parcheggi, edifici e superfici pavimentate riducono l’infiltrazione nel terreno e aumentano il volume e la velocità dell’acqua convogliata verso la rete di drenaggio.
Secondo ISPRA, nel 2024 le nuove coperture artificiali hanno interessato 8.370 ettari di territorio italiano, con un consumo netto di suolo pari a 7.850 ettari: quasi 23 ettari al giorno.
L’effetto idrologico è rilevante. Una superficie permeabile può assorbire e trattenere parte della precipitazione; una superficie fortemente impermeabilizzata trasforma invece una quota molto maggiore della pioggia in deflusso superficiale.
Durante un evento intenso, grandi quantità d’acqua raggiungono quindi rapidamente i punti di raccolta e, successivamente, la rete sotterranea.
Caditoie e tombini: manutenzione puntuale e capacità del sistema
Tra gli elementi più visibili del sistema di drenaggio urbano vi sono caditoie, griglie e bocche di lupo, spesso indicate genericamente come “tombini”.
La loro funzione è essenziale, costituiscono il punto di ingresso attraverso cui il deflusso superficiale viene intercettato e trasferito alla rete.
Foglie, sedimenti, rifiuti e altri materiali possono ridurne progressivamente l’efficienza. Durante una precipitazione intensa, una caditoia parzialmente o completamente ostruita può determinare un rapido accumulo d’acqua sulla sede stradale, soprattutto in corrispondenza di depressioni topografiche, sottopassi, intersezioni e accessi a strutture interrate.
La manutenzione assume quindi un ruolo centrale.
Occorre tuttavia evitare una semplificazione frequente, l’allagamento urbano non può essere attribuito automaticamente alla mancata pulizia delle caditoie. La manutenzione deve essere affrontata secondo una logica sistemica.
Per un’amministrazione o un gestore diventa fondamentale conoscere non soltanto la posizione di ogni elemento, ma anche stato manutentivo, caratteristiche tecniche, frequenza delle ostruzioni, relazione con il bacino scolante e livello di criticità dell’infrastruttura a valle.
In sistemi urbani complessi, caratterizzati da migliaia o decine di migliaia di elementi, questa conoscenza difficilmente può essere gestita in modo efficace attraverso archivi non interoperabili e interventi esclusivamente programmati a calendario.
Il verde urbano come infrastruttura per la gestione delle acque
La gestione del rischio richiede inoltre di superare la separazione tradizionale tra infrastruttura idraulica e verde urbano.
Alberi, parchi, aree permeabili, rain garden, tetti verdi e sistemi di drenaggio urbano sostenibile possono contribuire all’intercettazione, infiltrazione, accumulo temporaneo e rallentamento delle acque meteoriche.
Il verde assume così una funzione complementare rispetto alla rete convenzionale.
Uno studio riferito all’area metropolitana di Milano ha stimato, negli scenari modellati, che un ampliamento del 25% delle reti di verde urbano potrebbe potenzialmente dimezzare i danni economici associati agli allagamenti pluviali e ridurre del 40% la popolazione esposta.
Un albero urbano non deve essere considerato soltanto attraverso parametri botanici o paesaggistici. La sua collocazione può influenzare il comportamento delle infrastrutture circostanti, la produzione stagionale di foglie, ad esempio, può aumentare il rischio di ostruzione delle caditoie vicine proprio nei periodi caratterizzati da precipitazioni intense.
Allo stesso tempo, il terreno permeabile associato alle alberature può concorrere alla gestione delle acque meteoriche. Diventa pertanto necessario conoscere e modellare le relazioni tra verde, superficie urbana e infrastrutture di drenaggio.
Il Digital Twin come infrastruttura conoscitiva
Il Digital Twin può fornire il livello d’integrazione necessario a gestire questa complessità.
Un gemello digitale urbano non coincide con una semplice rappresentazione tridimensionale della città. È un sistema informativo dinamico nel quale il modello digitale del territorio viene progressivamente aggiornato e collegato ai dati provenienti dal sistema fisico.
Il valore non deriva dalla semplice quantità di informazioni disponibili, ma dalla possibilità di metterle in relazione nello spazio e nel tempo.
Dal censimento degli asset alla manutenzione predittiva
Una delle applicazioni più immediate riguarda la gestione degli asset urbani.
A ogni caditoia può essere associata una scheda digitale contenente posizione, quota, caratteristiche, collegamento alla rete, fotografie, data dell’ultimo intervento, segnalazioni, storico delle ostruzioni e livello di rischio.
Lo stesso modello può essere applicato agli alberi: specie, dimensioni, stato fitosanitario, interventi eseguiti, caratteristiche dell’area permeabile, prossimità a caditoie e infrastrutture.
L’integrazione permette di passare progressivamente da una manutenzione a calendario a una manutenzione basata sul rischio.
Una caditoia situata in una depressione topografica, prossima a un sottopasso, collegata a un tratto di rete critico e collocata sotto alberature con elevata produzione stagionale di foglie può ricevere una priorità manutentiva superiore rispetto a un elemento con caratteristiche differenti.
La priorità può inoltre variare nel tempo. L’arrivo di una perturbazione prevista, associato a un determinato stato manutentivo della rete, potrebbe generare automaticamente un elenco degli asset da verificare prima dell’evento.
Il Digital Twin diventa così uno strumento per rispondere a una domanda essenziale per la gestione urbana: dove è necessario intervenire prima e con quali priorità?
Simulare la pioggia prima che cada
La seconda funzione strategica riguarda la modellazione degli scenari.
Integrando topografia, uso del suolo, capacità di infiltrazione, rete di drenaggio e modelli idrologico-idraulici, è possibile simulare il comportamento della città in presenza di differenti eventi pluviometrici.
Il modello può stimare dove l’acqua tenderà ad accumularsi, quali condotte potrebbero raggiungere la saturazione, quali sottopassi risultano vulnerabili e quali infrastrutture strategiche potrebbero essere interessate.
La ricerca recente sui Digital Twin applicati alle reti di drenaggio mostra inoltre la possibilità di integrare modelli idraulici, sensoristica e assimilazione dei dati per migliorare la previsione dei livelli idrici e individuare anomalie.
Nel 2026 sono stati pubblicati modelli che integrano rete di drenaggio sotterranea, caratteristiche della superficie e simulazioni idrodinamiche ad alta risoluzione, consentendo di rappresentare dinamicamente l’evoluzione degli allagamenti.
Esperienze sono presenti anche in Italia. A Palermo è stato sviluppato un progetto di Digital Twin della rete di drenaggio urbano basato sull’integrazione tra modelli idraulici, dati GIS, sensoristica e sistemi di controllo, finalizzato all’individuazione delle criticità e alla valutazione degli interventi di mitigazione.
Il Digital Twin può pertanto diventare non soltanto un sistema di rappresentazione, ma un vero ambiente di simulazione e supporto alle decisioni.
Il Digital Twin nella gestione dell’emergenza
L’utilità aumenta ulteriormente quando il sistema viene integrato con procedure e strumenti della Protezione Civile.
In fase di previsione, il Digital Twin può incrociare gli scenari meteorologici con le vulnerabilità territoriali e individuare le aree da presidiare.
Il modello può supportare l’identificazione di strade potenzialmente non percorribili, sottopassi a rischio, edifici strategici esposti, infrastrutture vulnerabili, aree di possibile accumulo e percorsi alternativi per i mezzi di emergenza.
Il gemello digitale può inoltre facilitare la condivisione di un’azione comune tra amministrazione comunale, gestori, Polizia Locale, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e squadre di manutenzione.
Il piano di sicurezza post-alluvione
Un ambito particolarmente significativo riguarda la fase successiva all’evento.
Tradizionalmente, il post-alluvione è dedicato al ripristino della viabilità, alla rimozione di acqua e detriti, alla verifica degli edifici e alla quantificazione dei danni.
In una logica di resilienza, questa fase dovrebbe diventare anche un processo sistematico di acquisizione della conoscenza.
Rilievi sul territorio, immagini georeferenziate, droni, sensori possono contribuire all’aggiornamento del modello.
Il confronto tra scenario previsto ed evento realmente osservato permette quindi di individuare errori e lacune.
Se un’area si è allagata nonostante il modello non la considerasse critica, occorre comprenderne la causa. Se le caditoie risultavano efficienti, la criticità potrebbe trovarsi a valle. Se un’area verde ha trattenuto una quantità significativa di acqua, quel comportamento può essere utilizzato per valutare interventi analoghi in altre zone.
Il piano post-evento diventa così parte del processo di prevenzione dell’evento successivo.
Verso un piano integrato di resilienza urbana
Per le amministrazioni pubbliche, la prospettiva più interessante non consiste quindi nella realizzazione del Digital Twin come progetto tecnologico autonomo.
Il gemello digitale dovrebbe essere concepito come infrastruttura trasversale a differenti funzioni dell’ente e dei gestori.
Gestione del verde, manutenzione stradale, servizio idrico, drenaggio urbano, pianificazione territoriale, Protezione Civile e gestione delle emergenze possono operare su basi informative condivise, pur mantenendo responsabilità e competenze distinte.
In questa prospettiva, il Digital Twin non rappresenta il fine del processo di digitalizzazione, ma la sua infrastruttura abilitante, uno strumento attraverso cui conoscere lo stato della città, simulare scenari, definire priorità, coordinare gli interventi e misurare gli effetti delle decisioni.
La città resiliente non è quella nella quale non si verificheranno più allagamenti. È quella capace di conoscere in anticipo le proprie vulnerabilità, ridurne progressivamente l’esposizione, reagire in modo coordinato durante l’emergenza e trasformare ogni evento in nuova conoscenza.
Linkografia
Alluvione: prevenire e ridurre i danni con il Digital Twin – Geolander
Rapporto periodico sul rischio posto alla popolazione da frane e inondazioni
DA INIZIO 2026 184 LOCALITA’ ITALIANE GIA’ COLPITE DA EVENTI ESTREMI
