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	<title>urban regeneration Archives - Geolander</title>
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		<title>Placemaking e Rigenerazione Urbana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franc Arleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 16:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[geolander]]></category>
		<category><![CDATA[placemaking]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia il più bel libro sui Placemakers o inventori dei luoghi lo ha scritto Elena Granata per Einaudi. Lo trovi in questo articolo nella linkografia in basso.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia il più bel libro sui Placemakers o inventori dei luoghi lo ha scritto Elena Granata per Einaudi. Lo trovi in questo articolo nella linkografia in basso. Ma qui non parleremo dell’ottimo apporto di questo libro perché i bei libri vanno letti per intero e non vanno citati a pezzettini.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cerchiamo, comunque, di tentare di capire cos’è il ‘</span><b>placemaking</b><span style="font-weight: 400;">’ e perché questo termine moderno, definisce un metodo contemporaneo di ri-creare i luoghi, i sobborghi, i borghi e le città che sosterranno le culture umane nel futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cultura in questo contesto non è qualcosa di statico, preparato per il nostro consumo da artisti e creativi. È una visione più antropologica della cultura come una grande marea di attività umana a cui tutti contribuiamo con tutto ciò che facciamo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla base di questa visione c&#8217;è il fatto che </span><b>cultura</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>luogo </b><span style="font-weight: 400;">sono stati, per la maggior parte della storia umana, indissolubilmente legati. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tradizionalmente la cultura dipende dal luogo. Quando le persone sceglievano i luoghi in cui abitare le loro culture crebbero direttamente dalle risorse naturali dei luoghi in cui si stabilirono. L&#8217;ecologia di quei luoghi, i cibi che offrivano, i materiali che fornivano per costruire riparo e vestiario, tutti questi luoghi-attributi si sono convertiti nel tempo, attraverso l&#8217;uso umano, in caratteristiche culturali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Man mano che le persone trascendono i requisiti pratici della vita, le culture crescono in complessità. Le tradizioni che arricchiscono una cultura derivano dal suo luogo, l&#8217;arte riflette e interpreta il luogo, la mitologia e la storia che si costruiscono intorno ad esso. L&#8217;espressione dell&#8217;arte, le storie che legano le persone alla terra che le sostiene e le manifestazioni dell&#8217;immaginazione spirituale creano un significato culturale. Quel significato fornisce agli individui un&#8217;identità e offre loro un senso di appartenenza che è parte integrante e inseparabile dalla loro cultura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;era moderna ha profondamente alterato il nesso luogo/cultura. Le culture maggiormente coinvolte nella rivoluzione industriale hanno sperimentato, nel corso di due o tre secoli, una progressiva erosione dei loro legami con il luogo. Le catene di approvvigionamento globali di crescente complessità e facilità di movimento in tutto il mondo hanno diminuito le connessioni tra le culture e i loro luoghi di origine. Nell&#8217;era post-industriale questo è stato esacerbato dalla tecnologia digitale che ha ulteriormente facilitato la connessione con un numero infinito di “altri”, nessuno dei quali deve necessariamente condividere il nostro spazio fisico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le culture che sono rimaste più strettamente legate alle loro terre, al contrario, continuano a comprendere meglio la centralità del luogo nella loro vita ed i diversi modi in cui esso prevede ogni aspetto della loro esistenza.</span></p>
<p><b>Obiettivi di sviluppo del millennio</b><span style="font-weight: 400;">, cosa sono?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vent&#8217;anni fa, le Nazioni Unite (ONU) hanno approvato i cosiddetti </span><b>&#8220;Obiettivi di sviluppo del millennio</b><span style="font-weight: 400;">&#8221; (OSM), che fissano otto obiettivi ambiziosi per migliorare il mondo e renderlo più sano, ecologico ed equo. Sorprendentemente, la parola &#8220;città&#8221; non è stata inclusa nell&#8217;Agenda. I sistemi urbani non sono stati considerati né come attori importanti all&#8217;interno di quella sfida globale, né come elementi cruciali per il successo del piano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2015 è stata definita una Nuova Agenda:  “17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” (SDGs) per costruire un pianeta più pacifico e prospero entro il 2030. Questa volta le città hanno guadagnato una posizione di rilievo, poiché l&#8217;Obiettivo n. 11 recita: “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un anno dopo, a Quito in Ecuador, è stata istituita una &#8220;Nuova Agenda Urbana&#8221;, che ha coinvolto 167 Stati, 40 agenzie delle Nazioni Unite e più di 1.100 ONG e attori sociali nel precedente negoziato pubblico. Questo piano si basava su una semplice osservazione: non è possibile raggiungere nessuno di questi Obiettivi globali senza il contributo delle città. Infatti, nonostante ricoprano appena il 3% della superficie terrestre, ospitano attualmente il 55% degli esseri umani, e sono responsabili di circa il 60% delle emissioni di gas serra e del 70% di rifiuti solidi, consumando circa il 70% dell&#8217;energia globale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nello stesso anno (2016), le nazioni europee sono riuscite ad approvare la “</span><b>European Urban Agenda”</b><span style="font-weight: 400;">, un programma completo che spazia dalla riduzione della povertà alla mobilità, dall&#8217;alloggio alle economie circolari, dal cambiamento climatico all&#8217;integrazione degli immigrati. Vale la pena sottolineare che – soprattutto per la loro lunga storia e per la graduale crescita dimensionale – le città europee sono in generale più sostenibili, verdi e giuste rispetto a quelle di altri continenti che si sono urbanizzati più di recente. Tuttavia, ci sono voluti quasi due decenni perché le istituzioni e gli Stati europei raggiungessero un accordo su una questione così importante, tenendo presente che quasi tre quarti dei cittadini europei vivono in sistemi urbani. Come spiega </span><b>Agostino Inguscio</b><span style="font-weight: 400;"> nel suo articolo, le istituzioni dell&#8217;UE non sono direttamente responsabili delle politiche urbane come lo sono per quelle regionali e questo provoca una profonda frammentazione continentale mentre promuove la rigenerazione e lo sviluppo urbano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Improvvisamente, all&#8217;inizio del 2020, la pandemia di COVID 19 si è diffusa in tutto il mondo. L&#8217;Europa è stata fortemente colpita dal virus e dalle successive crisi sociali ed economiche. Il dibattito sul futuro delle città è ritornato attuale  per analizzare i necessari cambi di prospettiva e fissare le priorità nei prossimi anni. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha citato nel suo primo discorso sullo stato dell&#8217;Unione un “Nuovo Bauhaus europeo”, un vasto piano per rigenerare le aree urbane, sconfiggere il COVID 19 e combattere i cambiamenti climatici nel quadro del “Green Deal europeo”.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il COVID-19 ci costringe a immaginare nuove categorie e paradigmi per le nostre città e, quindi, è fondamentale imparare dalle esperienze precedenti, attraverso tentativi ed errori. La rigenerazione urbana non riguarda solo l&#8217;efficienza energetica o la demolizione di vecchi edifici, si tratta piuttosto di una nuova prospettiva della vita urbana, dove </span><b>inclusione sociale, protezione ambientale, innovazione digitale e democrazia </b><span style="font-weight: 400;">sono parte della stessa trasformazione e progresso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A questo proposito, possiamo imparare alcune lezioni dal passato. Gli interventi di riqualificazione urbana devono essere progettati con una dinamica parallela top down e bottom up. Molti quartieri francesi non sono migliorati nonostante un investimento pubblico importante. Il motivo è che è necessario condividere ed elaborare il progetto di cambiamento insieme agli abitanti e agli attori locali. Molti di questi quartieri hanno mantenuto una cattiva reputazione e una bassa qualità della vita poiché le innovazioni spaziali e fisiche non sono state supportate dal progresso sociale e culturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La rigenerazione deve coinvolgere attori privati ​​che collaborano con i governi nazionali e locali, ma non deve essere completamente orientata al mercato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni tentativo di cambiare il paesaggio urbano è un processo disordinato e complesso. Gli sforzi deliberati per rivitalizzare i distretti in declino o in rovina sono stati spesso accolti con sospetto, cinismo e, in alcuni casi, anche aperta ostilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma se rigenerazione è diventato un termine carico e controverso, la trasformazione di paesi e città rimane un&#8217;idea infinitamente avvincente. I grandi progetti di rinnovamento mantengono la promessa di rendere di nuovo attraenti e vivaci i quartieri degradati e offrono la possibilità di trovare nuovi scopi per spazi sottoutilizzati o trascurati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Manchester, ad esempio, vanta un centro città quasi irriconoscibile dalla sua triste incarnazione dei primi anni &#8217;80, un rinascimento reso possibile dal ringiovanimento di vecchi edifici industriali utili ad attrarre investimenti per creare nuovi punti di riferimento commerciali e culturali.</span></p>
<p><b>Quindi cosa rende un progetto di rigenerazione di successo? Come dovrebbero essere perseguiti e gestiti tali interventi? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">The Guardian, supportato da Lendlease, ha recentemente ospitato una tavola rotonda di leader aziendali ed esperti per considerare come i progetti attuali e futuri potrebbero avere successo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti i membri del panel hanno convenuto che la rigenerazione richiede molto tempo e che avere una visione chiara e condivisa delineata all&#8217;inizio del processo è vitale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Jason Prior, consulente per la rigenerazione presso Prior Associates, ha affermato:&#8221; </span><i><span style="font-weight: 400;">Manchester ha beneficiato di stabilità politica per diverso tempo ed unitamente convergente su una direzione, piano ed obiettivo preciso, sebbene flessibile in ordine alle modalità di attuazione”</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fornitura di nuovi edifici è spesso l&#8217;obiettivo principale di grandi progetti di rigenerazione, ma la costruzione non è tutto. Per Prior </span><b>ogni buon progetto di rigenerazione richiede lungimiranza per gli spazi tra gli edifici e sul come le persone li useranno.</b></p>
<p><b>Pam Alexander</b><span style="font-weight: 400;">, presidente dell&#8217;Autorità del mercato di Covent Garden, ritiene inoltre che gli schemi di rigenerazione dovrebbero essere sufficientemente adattabili da dare ai residenti una voce genuina. A tal proposito, cita il modello di localismo della capitale portoghese Lisbona dove ogni consiglio parrocchiale è coinvolto nel bilancio “partecipato”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli sviluppatori dovrebbero essere disposti a scendere a compromessi e un buon progetto di rigenerazione dovrebbe consentire alla comunità esistente di &#8220;prenderlo in mano e crescere in esso&#8221;, ha affermato </span><b>Andy Rowland</b><span style="font-weight: 400;">, direttore dello sviluppo presso l&#8217;associazione abitativa L&amp;Q. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, aggiungiamo noi, attingendo da </span><b>Christie Purifoy</b><span style="font-weight: 400;">, siamo tutti Placemakers poiché siamo della stessa materia prima del mondo che ci circonda. Non siamo solo figli degli dei. Possiamo portare l&#8217;immagine di un creatore, ma condividiamo anche la parentela con le stelle, con le tartarughe, con gli alberi e con la polvere.</span></p>
<p>&#8212;</p>
<p><strong>Linkografia</strong></p>
<p><a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/placemaker-elena-granata-9788806249007/">Elena Granata, Placemaker, Gli inventori dei luoghi che abiteremo, Einaudi</a></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Questo articolo attinge e riproduce, attraverso una libera traduzione in lingua italiana, alcuni fra i più importanti articoli in lingua inglese inerenti i temi del Placemaking e della Urban Regeneration fra cui:</span></em></p>
<ul>
<li><a href="https://www.ispionline.it/en/pubblicazione/urban-renewal-powerful-tool-against-covid-19-28279"><span style="font-weight: 400;">U</span><span style="font-weight: 400;">rban Renewal: A Powerful Tool against Covid-19 di Tobia Zevi per IspiOnline</span></a></li>
<li><a href="http://culturalcapital.city/2019/02/cultural-placemaking/"><span style="font-weight: 400;">Cultural Placemaking di Mark McClelland per Cultural Capita City</span></a></li>
<li><a href="https://www.theguardian.com/sustainable-business/2017/apr/10/urban-regeneration-affordability-communities-neighbourhoods"><span style="font-weight: 400;">We need to talk about Urban Regeneration di Adam Forrest per The Guardian</span></a></li>
</ul>
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