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	<title>rigenerazione urbana Archives - Geolander</title>
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	<description>Invisible data, visible decisions.</description>
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	<title>rigenerazione urbana Archives - Geolander</title>
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		<title>Tecnologia smart nella progettazione della città</title>
		<link>http://geolander.it/tecnologia-intelligente-implicazione-nella-progettazione-e-ammodernamento-della-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 08:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni innovative]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[Progettare per sopravvivere]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[smart city]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tutto il mondo ci sono vecchie e nuove città che hanno deciso di rifarsi “faccia e look” in chiave moderna puntando sull’intelligenza dei servizi e su nuovi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">In tutto il mondo ci sono vecchie e nuove città che hanno deciso di rifarsi “faccia e look” in chiave moderna puntando sull’intelligenza dei servizi e su nuovi contesti per migliorare la vita dei propri cittadini e per i più filantropici dell’intero pianeta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Buona parte degli amministratori delle città hanno in testa un modello di contesto urbano vivibile e sostenibile.</span></p>
<p><b>Cosa s’intende per città vivibile e sostenibile?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Innanzitutto occorre precisare che i concetti di vivibilità e sostenibilità non sono statici nel tempo, ma sono complessi e in continua evoluzione. Ogni epoca ha conosciuto e preteso un’idea diversa di vivibilità e sostenibilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi potremmo dire che una città per essere <strong>vivibile</strong> deve garantire ad ogni singola persona tutti quegli elementi che contribuiscono a realizzare il suo benessere all’interno di una comunità, quali: una buona connettività, facilità di spostamenti, accessibilità e sicurezza degli alloggi, un buon numero di spazi dedicati alla cultura, alla socialità e al verde pubblico, piste ciclabili, qualità del cibo e una buona sanità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La </span><b>sostenibilità </b><span style="font-weight: 400;">è, invece, la capacità della città di restituire più di quanto essa prende. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le città attualmente rappresentano il 2% della superficie terrestre, 3,9 miliardi di persone  vivono nelle città. Entro il 2050 la popolazione urbana mondiale dovrebbe superare i sei miliardi e il 66% di questa dovrebbe essere urbana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;urbanizzazione viene considerata responsabile:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">del 60-80% del consumo energetico globale;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">del 75% delle emissioni di carbonio;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">di oltre il 75% del consumo mondiale di risorse naturali.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Le città, dunque, nel prossimo futuro si troveranno ad affrontare numerose ed importanti sfide per riuscire a soddisfare le necessità di una popolazione crescente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Essere una città sostenibile vorrà dire riuscire a fornire e gestire servizi in maniera intelligente non depauperando sia le proprie risorse sia i servizi ecosistemici che oggi consentono ai centri urbani di sopravvivere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pertanto, bisognerà migliorare i trasporti pubblici, promuovere l’efficienza energetica pubblica e privata, aumentare gli spazi verdi sia per l’ecosistema che per il benessere psico-fisico delle persone, immaginare nuove opportunità abitative mettendo da parte anche le questioni speculative nell’interesse del beneficiario definitivo che è la persona.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La progettazione futura dovrà essere tale da migliorare la vita se non garantire la sopravvivenza dello stesso uomo. Nella costruzione dei centri urbani l’ambiente naturale è stato nel corso degli anni continuamente oltraggiato a vantaggio di una vivibilità immediata e priva di sostenibilità lungimirante che oggi ci presenta il conto, alquanto salato.  </span></p>
<p><b>Ed, allora, in che modo la tecnologia intelligente potrà influire sull’ammodernamento delle nostre città?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Big data, sensori, automazione, mappe digitali, sono tutti elementi che dovranno aiutare le città a trovare le soluzioni più giuste per gestire la mobilità pubblica, organizzare la raccolta dei rifiuti, garantire il risparmio energetico pubblico e privato, la gestione dell’acqua, l’accessibilità a internet, la funzionalità degli immobili.</span></p>
<p><b>Lo studio dei dati e la loro rappresentazione </b><span style="font-weight: 400;">potranno essere d’aiuto a strutturare i problemi e a trovare la decisione più appropriata per la singola situazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così, ad esempio, una città intelligente potrebbe non avere più bisogno di parcheggi in una determinata area e potrebbe utilizzare lo spazio occupato per costruire aree verdi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Potrebbe impiegare sensori e pompe intelligenti per regolare il flusso d&#8217;acqua e  migliorarne la qualità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli edifici delle città intelligenti potrebbero gestire l&#8217;energia tramite sensori, contatori intelligenti e analisi dei big data in modo da ottimizzarne il consumo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lampioni stradali che utilizzano lampade a LED ad alta efficienza energetica, dotate di sensori che consentono loro di attenuarsi in base all’ora del giorno oppure spegnersi automaticamente o accendersi in presenza di un pedone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sensori che monitorano lo stato e la qualità dell&#8217;aria. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sensori che aiutano nelle gestione del traffico e rendono più sicura la viabilità pubblica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ammodernamento e la pianificazione urbanistica hanno oggi la possibilità di anticipare  le trasformazioni urbane utilizzando gli strumenti che l’innovazione tecnologica offre. Si pensi al plastico digitale o <strong>digital twin</strong> della città che apre oggi nuovi scenari di conoscenza e consente la verifica preventiva degli effetti della pianificazione urbana coinvolgendo nel processo di programmazione anche i soggetti destinatari delle decisioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per il progettista urbano e i diversi decisori si aprono, dunque, nuovi scenari nei quali la partecipazione diffusa si integra con le tecnologie intelligenti per arrivare ad una innovativa, vivibile e sostenibile decisione urbana in grado di orientare lo sviluppo della città verso una concreta, appropriata ed umana dimensione smart.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ sempre attuale il pensiero di </span><b>Richard L. Neutra</b><span style="font-weight: 400;">, tra i più grandi architetti del Novecento, che nel suo libro </span><b>Progettare per Sopravvivere</b><span style="font-weight: 400;"> scrive “<em>La civiltà contemporanea … è impegnata a tali velocità nel servire masse così ingenti che il buon vecchio sistema dello “sbagliando si impara”, sempre un pò ostico e mai definitivo, ha bisogno di essere urgentemente sostituito. </em></span><em><b>Sono indispensabili dati più precisi e appropriati</b><span style="font-weight: 400;">, programmi preventivi e costruttivi, copie eliografiche. Questi comuni dati dovranno riguardare soprattutto i potenziali umani comuni dimostrati e chiarificati. Se vogliamo che i nostri progetti reggano all’atto pratico, non dobbiamo avere soltanto un orizzonte tecnologico e commerciale, ma </span><b>conoscere meglio l’uomo</b></em><span style="font-weight: 400;"><em>, il consumatore, il suo “potere d’acquisto fisiologico</em>”. <em>Poiché intendiamo pianificare per lui, dobbiamo conoscere le sue caratteristiche</em>”.</span></p>
<p><b>LinKografia</b></p>
<p><a href="http://geolander.it/tecnologia-geospaziale-a-servizio-del-territorio-e-delle-infrastrutture-intervista-ad-antonello-giuliani/"><span style="font-weight: 400;">Tecnologia geospaziale a servizio del territorio e delle infrastrutture </span></a></p>
<p><a href="http://geolander.it/la-psicogeografia-tra-riverbero-e-deriva/"><span style="font-weight: 400;">La psicogeografia tra riverbero e deriva</span></a></p>
<p><a href="http://geolander.it/la-degenerazione-territoriale/"><span style="font-weight: 400;">La degenerazione territoriale</span></a></p>
<p><a href="http://geolander.it/fare-e-disfare-i-luoghi-storie-di-displacement-e-placemaking/"><span style="font-weight: 400;">Fare e disfare i luoghi. Storie di displacement e placemaking</span></a></p>
<p><a href="https://www.lafeltrinelli.it/progettare-per-sopravvivere-libro-richard-j-neutra/e/9788898220250?lgw_code=50948-B9788898220250&amp;awaid=9507&amp;gclid=CjwKCAiA68ebBhB-EiwALVC-NkzmDd-TpiyNQfXp-1wG-HHG_ZkZxqDkUCIisRaoN8QOiqHGdFozXRoCc_YQAvD_BwE&amp;awc=9507_1668499101_7846ee6976bc69ef81b853aa3624cff5"><span style="font-weight: 400;">Progettare per sopravvivere </span></a></p>
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		<item>
		<title>La degenerazione territoriale</title>
		<link>http://geolander.it/la-degenerazione-territoriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 15:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
		<category><![CDATA[borghi]]></category>
		<category><![CDATA[real estate]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione immobiliare]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione territoriale]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[spopolamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per valutare il  successo della rigenerazione di un territorio bisogna guardare al risultato raggiunto: riqualificazione dell’area con conseguente miglioramento della vita di coloro che vi abitano.  Questa perfetta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Per valutare il  successo della <strong>rigenerazione</strong> di un territorio bisogna guardare al risultato raggiunto: riqualificazione dell’area con conseguente miglioramento della vita di coloro che vi abitano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa perfetta corrispondenza di risultati, nella realtà dei fatti, raramente si verifica.  Molto spesso si vende per rigenerazione territoriale ciò che più correttamente andrebbe definito come </span><b>rinnovamento </b><span style="font-weight: 400;">territoriale, ossia un processo di riqualificazione “fisica” del territorio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La rigenerazione territoriale è, invece, un concetto più complesso ed articolato che comporta una visione globale ed integrata poiché non riguarda esclusivamente la rigenerazione fisica degli spazi, ma partendo dalla bonifica e dal miglioramento degli aspetti ambientali dei luoghi li trasforma in strumenti funzionalmente diretti a risolvere anche i problemi sociali ed economici delle persone che li abitano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Potremmo dire che la  rigenerazione territoriale ha una visione ed un obiettivo filantropico, mentre il rinnovamento territoriale ha una visione più ristretta diretta al soddisfacimento di bisogni che hanno natura chiaramente individualista. </span></p>
<p><b>Come dev’essere una rigenerazione di successo? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La rigenerazione territoriale dev’essere una macchina produttrice di opportunità con un primo obiettivo corale: coinvolgimento dei residenti locali per promuovere sensibilità ed attaccamento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le persone che abitano un territorio non devono essere  viste come qualcosa da gestire, ma devono essere attori protagonisti. Bisogna partire dai loro bisogni e necessità. Occorre verificare preliminarmente quali siano le priorità della popolazione locale, dopodiché si potranno sviluppare idee progettuali e servizi alla comunità. Non il contrario. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un buon programma di rigenerazione inizia con il rispetto e recupero filologico di ciò che esiste già, che si tratti di persone, paesaggi o edifici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se si crea un senso significativo del luogo, le persone se ne prenderanno cura assumendosene anche la paternità e questo porterà ad un autentico e duraturo sviluppo locale sia economico che sociale e culturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partendo dall’analisi dei bisogni devono essere successivamente attivate tutte quelle buone pratiche che portano ad una utile riqualificazione: dall’investimento nelle infrastrutture e nei trasporti alla valorizzazione del patrimonio culturale, dal miglioramento abitativo e dei servizi pubblici, e così via. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli eventi di questi ultimi anni, caratterizzati dalla Pandemia, avevano indicato la strada giusta da percorrere suggerendo una rigenerazione che tenesse conto anche delle situazioni di densificazione e intensificazione dei luoghi, una diversa valorizzazione dei servizi ecosistemici e interscambio tra le città e le aree rurali.   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma qualcosa è andato storto. Molti finanziamenti ed energie private si stanno perdendo nei rivoli della disconnessione semantica della progettazione veloce e senza scopo. E, così ad esempio, la sperata risoluzione del problema dello spopolamento dei paesi si è tradotta nella resurrezione e rigenerazione di pochissimi Borghi che sono stati accarezzati dalla bacchetta magica della fata fortuna dimenticando, però, che un solo castello non potrà mai salvare l&#8217;intero reame.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche in questi casi una proficua rigenerazione impone di valorizzare filologicamente l’esistente in funzione delle opportunità che si possono innescare per le persone che li abitano. Per accompagnare ciò che è stato creato dall’uomo o che madre natura ci ha donato devono essere realizzate tutte quelle infrastrutture indispensabili affinché si possa arrivare ad avere un reale e lungo sviluppo locale e non semplicemente una “prima pagina” che dura il tempo di una  sola lettura.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Invece si assiste a voli pindarici per inventarsi cose avulse che non hanno nulla in comune con la vocazione dei luoghi e delle comunità. Tentativi di progetti di rigenerazione che  si trasformano in degenerazione territoriale che avranno, probabilmente, una vita legata a qualche stagione per essere poi messe nel dimenticatoio del déja vu o della insostenibilità dei costi di gestione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è stato un tempo in cui per due estati hanno navigato i greci in un meraviglioso lago che è stato “lacerato” per far in modo che la barca potesse ormeggiare al cospetto di un grande anfiteatro di cemento che è riuscito ad accogliere pochi curiosi ed, oggi, solitario assiste all’unico spettacolo della desolazione ed invoca una nuova rigenerazione visto che la prima è naufragata con la barca.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per le città, invece, la rigenerazione è pensata come riqualificazione delle periferie e dei centri storici, riconversione di edifici, bonifiche, viabilità innovativa tutto immaginato in un’ottica di sostenibilità ambientale e densificazione ispirata ai nuovi e moderni parametri delle smart cities.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la riqualificazione ha una natura complessa, non è semplicemente un progetto tecnico ed innovativo. E&#8217; una filosofia di vita, una predisposizione caratteriale. Implica lungimiranza, altruismo, coralità, generosità, competenze, condivisione, bellezza, conservazione, rappresentazione e fusione del territorio con le persone e viceversa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Trovare amministratori e tecnici che condividano tutte queste caratteristiche non è affatto semplice. Forse per questo motivo buona parte dei progetti di rigenerazione sono destinati a trasformarsi in <strong>degenerazione territoriale</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed, allora, ci consoliamo guardando gli esempi di rara bellezza che ci vengono presentati con un foglio traslucido. Ignorando che dietro l’apparente riproduzione di bellezza si nascondono le ombre di comunità insoddisfatte. </span></p>
<p><b>Linkografia </b></p>
<p><a href="http://geolander.it/riqualificazione-urbana/"><span style="font-weight: 400;">La riqualificazione urbana tra etica e nuove soluzioni</span></a></p>
<p><a href="http://geolander.it/guida-rigenerazione-territoriale-innovativa/"><span style="font-weight: 400;">Rigenerazione Territoriale Innovativa: la prima guida italiana alla rigenerazione territoriale</span></a></p>
<p><a href="http://geolander.it/fare-e-disfare-i-luoghi-storie-di-displacement-e-placemaking/"><span style="font-weight: 400;">Fare e disfare i luoghi: storie di displacement e placemaking</span></a></p>
<p><a href="https://www.libraccio.it/libro/9788891782762/marco-dall'orso-andrea-ciaramella/sviluppo-immobiliare-e-rigenerazione-urbana-perche-alcuni-progetti-hanno-successo-e-altri-falliscono.html"><span style="font-weight: 400;">Sviluppo immobiliare e rigenerazione urbana perche alcuni progetti hanno successo e altri falliscono.</span></a></p>
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		<item>
		<title>Placemaking e Rigenerazione Urbana</title>
		<link>http://geolander.it/placemaking-e-rigenerazione-urbana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franc Arleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 16:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[geolander]]></category>
		<category><![CDATA[placemaking]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[urban regeneration]]></category>
		<category><![CDATA[urbanizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia il più bel libro sui Placemakers o inventori dei luoghi lo ha scritto Elena Granata per Einaudi. Lo trovi in questo articolo nella linkografia in basso.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia il più bel libro sui Placemakers o inventori dei luoghi lo ha scritto Elena Granata per Einaudi. Lo trovi in questo articolo nella linkografia in basso. Ma qui non parleremo dell’ottimo apporto di questo libro perché i bei libri vanno letti per intero e non vanno citati a pezzettini.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cerchiamo, comunque, di tentare di capire cos’è il ‘</span><b>placemaking</b><span style="font-weight: 400;">’ e perché questo termine moderno, definisce un metodo contemporaneo di ri-creare i luoghi, i sobborghi, i borghi e le città che sosterranno le culture umane nel futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La cultura in questo contesto non è qualcosa di statico, preparato per il nostro consumo da artisti e creativi. È una visione più antropologica della cultura come una grande marea di attività umana a cui tutti contribuiamo con tutto ciò che facciamo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla base di questa visione c&#8217;è il fatto che </span><b>cultura</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>luogo </b><span style="font-weight: 400;">sono stati, per la maggior parte della storia umana, indissolubilmente legati. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tradizionalmente la cultura dipende dal luogo. Quando le persone sceglievano i luoghi in cui abitare le loro culture crebbero direttamente dalle risorse naturali dei luoghi in cui si stabilirono. L&#8217;ecologia di quei luoghi, i cibi che offrivano, i materiali che fornivano per costruire riparo e vestiario, tutti questi luoghi-attributi si sono convertiti nel tempo, attraverso l&#8217;uso umano, in caratteristiche culturali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Man mano che le persone trascendono i requisiti pratici della vita, le culture crescono in complessità. Le tradizioni che arricchiscono una cultura derivano dal suo luogo, l&#8217;arte riflette e interpreta il luogo, la mitologia e la storia che si costruiscono intorno ad esso. L&#8217;espressione dell&#8217;arte, le storie che legano le persone alla terra che le sostiene e le manifestazioni dell&#8217;immaginazione spirituale creano un significato culturale. Quel significato fornisce agli individui un&#8217;identità e offre loro un senso di appartenenza che è parte integrante e inseparabile dalla loro cultura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;era moderna ha profondamente alterato il nesso luogo/cultura. Le culture maggiormente coinvolte nella rivoluzione industriale hanno sperimentato, nel corso di due o tre secoli, una progressiva erosione dei loro legami con il luogo. Le catene di approvvigionamento globali di crescente complessità e facilità di movimento in tutto il mondo hanno diminuito le connessioni tra le culture e i loro luoghi di origine. Nell&#8217;era post-industriale questo è stato esacerbato dalla tecnologia digitale che ha ulteriormente facilitato la connessione con un numero infinito di “altri”, nessuno dei quali deve necessariamente condividere il nostro spazio fisico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le culture che sono rimaste più strettamente legate alle loro terre, al contrario, continuano a comprendere meglio la centralità del luogo nella loro vita ed i diversi modi in cui esso prevede ogni aspetto della loro esistenza.</span></p>
<p><b>Obiettivi di sviluppo del millennio</b><span style="font-weight: 400;">, cosa sono?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vent&#8217;anni fa, le Nazioni Unite (ONU) hanno approvato i cosiddetti </span><b>&#8220;Obiettivi di sviluppo del millennio</b><span style="font-weight: 400;">&#8221; (OSM), che fissano otto obiettivi ambiziosi per migliorare il mondo e renderlo più sano, ecologico ed equo. Sorprendentemente, la parola &#8220;città&#8221; non è stata inclusa nell&#8217;Agenda. I sistemi urbani non sono stati considerati né come attori importanti all&#8217;interno di quella sfida globale, né come elementi cruciali per il successo del piano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2015 è stata definita una Nuova Agenda:  “17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” (SDGs) per costruire un pianeta più pacifico e prospero entro il 2030. Questa volta le città hanno guadagnato una posizione di rilievo, poiché l&#8217;Obiettivo n. 11 recita: “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un anno dopo, a Quito in Ecuador, è stata istituita una &#8220;Nuova Agenda Urbana&#8221;, che ha coinvolto 167 Stati, 40 agenzie delle Nazioni Unite e più di 1.100 ONG e attori sociali nel precedente negoziato pubblico. Questo piano si basava su una semplice osservazione: non è possibile raggiungere nessuno di questi Obiettivi globali senza il contributo delle città. Infatti, nonostante ricoprano appena il 3% della superficie terrestre, ospitano attualmente il 55% degli esseri umani, e sono responsabili di circa il 60% delle emissioni di gas serra e del 70% di rifiuti solidi, consumando circa il 70% dell&#8217;energia globale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nello stesso anno (2016), le nazioni europee sono riuscite ad approvare la “</span><b>European Urban Agenda”</b><span style="font-weight: 400;">, un programma completo che spazia dalla riduzione della povertà alla mobilità, dall&#8217;alloggio alle economie circolari, dal cambiamento climatico all&#8217;integrazione degli immigrati. Vale la pena sottolineare che – soprattutto per la loro lunga storia e per la graduale crescita dimensionale – le città europee sono in generale più sostenibili, verdi e giuste rispetto a quelle di altri continenti che si sono urbanizzati più di recente. Tuttavia, ci sono voluti quasi due decenni perché le istituzioni e gli Stati europei raggiungessero un accordo su una questione così importante, tenendo presente che quasi tre quarti dei cittadini europei vivono in sistemi urbani. Come spiega </span><b>Agostino Inguscio</b><span style="font-weight: 400;"> nel suo articolo, le istituzioni dell&#8217;UE non sono direttamente responsabili delle politiche urbane come lo sono per quelle regionali e questo provoca una profonda frammentazione continentale mentre promuove la rigenerazione e lo sviluppo urbano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Improvvisamente, all&#8217;inizio del 2020, la pandemia di COVID 19 si è diffusa in tutto il mondo. L&#8217;Europa è stata fortemente colpita dal virus e dalle successive crisi sociali ed economiche. Il dibattito sul futuro delle città è ritornato attuale  per analizzare i necessari cambi di prospettiva e fissare le priorità nei prossimi anni. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha citato nel suo primo discorso sullo stato dell&#8217;Unione un “Nuovo Bauhaus europeo”, un vasto piano per rigenerare le aree urbane, sconfiggere il COVID 19 e combattere i cambiamenti climatici nel quadro del “Green Deal europeo”.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il COVID-19 ci costringe a immaginare nuove categorie e paradigmi per le nostre città e, quindi, è fondamentale imparare dalle esperienze precedenti, attraverso tentativi ed errori. La rigenerazione urbana non riguarda solo l&#8217;efficienza energetica o la demolizione di vecchi edifici, si tratta piuttosto di una nuova prospettiva della vita urbana, dove </span><b>inclusione sociale, protezione ambientale, innovazione digitale e democrazia </b><span style="font-weight: 400;">sono parte della stessa trasformazione e progresso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A questo proposito, possiamo imparare alcune lezioni dal passato. Gli interventi di riqualificazione urbana devono essere progettati con una dinamica parallela top down e bottom up. Molti quartieri francesi non sono migliorati nonostante un investimento pubblico importante. Il motivo è che è necessario condividere ed elaborare il progetto di cambiamento insieme agli abitanti e agli attori locali. Molti di questi quartieri hanno mantenuto una cattiva reputazione e una bassa qualità della vita poiché le innovazioni spaziali e fisiche non sono state supportate dal progresso sociale e culturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La rigenerazione deve coinvolgere attori privati ​​che collaborano con i governi nazionali e locali, ma non deve essere completamente orientata al mercato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni tentativo di cambiare il paesaggio urbano è un processo disordinato e complesso. Gli sforzi deliberati per rivitalizzare i distretti in declino o in rovina sono stati spesso accolti con sospetto, cinismo e, in alcuni casi, anche aperta ostilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma se rigenerazione è diventato un termine carico e controverso, la trasformazione di paesi e città rimane un&#8217;idea infinitamente avvincente. I grandi progetti di rinnovamento mantengono la promessa di rendere di nuovo attraenti e vivaci i quartieri degradati e offrono la possibilità di trovare nuovi scopi per spazi sottoutilizzati o trascurati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Manchester, ad esempio, vanta un centro città quasi irriconoscibile dalla sua triste incarnazione dei primi anni &#8217;80, un rinascimento reso possibile dal ringiovanimento di vecchi edifici industriali utili ad attrarre investimenti per creare nuovi punti di riferimento commerciali e culturali.</span></p>
<p><b>Quindi cosa rende un progetto di rigenerazione di successo? Come dovrebbero essere perseguiti e gestiti tali interventi? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">The Guardian, supportato da Lendlease, ha recentemente ospitato una tavola rotonda di leader aziendali ed esperti per considerare come i progetti attuali e futuri potrebbero avere successo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti i membri del panel hanno convenuto che la rigenerazione richiede molto tempo e che avere una visione chiara e condivisa delineata all&#8217;inizio del processo è vitale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Jason Prior, consulente per la rigenerazione presso Prior Associates, ha affermato:&#8221; </span><i><span style="font-weight: 400;">Manchester ha beneficiato di stabilità politica per diverso tempo ed unitamente convergente su una direzione, piano ed obiettivo preciso, sebbene flessibile in ordine alle modalità di attuazione”</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fornitura di nuovi edifici è spesso l&#8217;obiettivo principale di grandi progetti di rigenerazione, ma la costruzione non è tutto. Per Prior </span><b>ogni buon progetto di rigenerazione richiede lungimiranza per gli spazi tra gli edifici e sul come le persone li useranno.</b></p>
<p><b>Pam Alexander</b><span style="font-weight: 400;">, presidente dell&#8217;Autorità del mercato di Covent Garden, ritiene inoltre che gli schemi di rigenerazione dovrebbero essere sufficientemente adattabili da dare ai residenti una voce genuina. A tal proposito, cita il modello di localismo della capitale portoghese Lisbona dove ogni consiglio parrocchiale è coinvolto nel bilancio “partecipato”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli sviluppatori dovrebbero essere disposti a scendere a compromessi e un buon progetto di rigenerazione dovrebbe consentire alla comunità esistente di &#8220;prenderlo in mano e crescere in esso&#8221;, ha affermato </span><b>Andy Rowland</b><span style="font-weight: 400;">, direttore dello sviluppo presso l&#8217;associazione abitativa L&amp;Q. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, aggiungiamo noi, attingendo da </span><b>Christie Purifoy</b><span style="font-weight: 400;">, siamo tutti Placemakers poiché siamo della stessa materia prima del mondo che ci circonda. Non siamo solo figli degli dei. Possiamo portare l&#8217;immagine di un creatore, ma condividiamo anche la parentela con le stelle, con le tartarughe, con gli alberi e con la polvere.</span></p>
<p>&#8212;</p>
<p><strong>Linkografia</strong></p>
<p><a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/placemaker-elena-granata-9788806249007/">Elena Granata, Placemaker, Gli inventori dei luoghi che abiteremo, Einaudi</a></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Questo articolo attinge e riproduce, attraverso una libera traduzione in lingua italiana, alcuni fra i più importanti articoli in lingua inglese inerenti i temi del Placemaking e della Urban Regeneration fra cui:</span></em></p>
<ul>
<li><a href="https://www.ispionline.it/en/pubblicazione/urban-renewal-powerful-tool-against-covid-19-28279"><span style="font-weight: 400;">U</span><span style="font-weight: 400;">rban Renewal: A Powerful Tool against Covid-19 di Tobia Zevi per IspiOnline</span></a></li>
<li><a href="http://culturalcapital.city/2019/02/cultural-placemaking/"><span style="font-weight: 400;">Cultural Placemaking di Mark McClelland per Cultural Capita City</span></a></li>
<li><a href="https://www.theguardian.com/sustainable-business/2017/apr/10/urban-regeneration-affordability-communities-neighbourhoods"><span style="font-weight: 400;">We need to talk about Urban Regeneration di Adam Forrest per The Guardian</span></a></li>
</ul>
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