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	<title>cambiamenti climatici Archives - Geolander</title>
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		<title>WHITE PAPER Digital Twin del verde urbano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal caso Modena a un modello operativo per città resilienti Sintesi del documento Questo white paper descrive come il Digital Twin del verde urbano possa supportare le amministrazioni&#8230;</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><strong><em>Dal caso Modena a un modello operativo per città resilienti</em></strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sintesi del documento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo white paper descrive come il Digital Twin del verde urbano possa supportare le amministrazioni pubbliche nella gestione del patrimonio arboreo e nella pianificazione climatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso del Comune di Modena viene utilizzato come riferimento applicativo per mostrare come dati geospaziali, GIS e georeferenziazione possano trasformare il verde da elemento manutentivo a infrastruttura strategica per l’adattamento climatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Executive Summary</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le città italiane ed europee stanno entrando in una fase in cui il caldo estremo non può più essere gestito come emergenza occasionale. L’aumento delle temperature, la maggiore frequenza delle ondate di calore e la concentrazione della popolazione in aree urbanizzate rendono l’adattamento climatico una priorità di governo locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le isole di calore urbane sono il risultato della combinazione tra superfici impermeabili, materiali che accumulano energia solare, scarsità di vegetazione, densità edilizia e calore prodotto dalle attività umane. In estate il fenomeno può produrre differenze molto marcate tra città e aree extraurbane, aggravando il rischio sanitario per anziani, bambini, lavoratori all’aperto e persone che vivono in abitazioni poco isolate o prive di raffrescamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde urbano è una delle risposte più efficaci, ma non può essere trattato come semplice arredo. Alberi, filari, parchi e corridoi ecologici devono essere pianificati come infrastrutture climatiche: raffrescano attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione, contribuiscono alla gestione delle acque meteoriche, migliorano la qualità dell’aria e aumentano la vivibilità dello spazio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione centrale non è soltanto piantare più alberi. È decidere dove piantarli, quali specie scegliere, come monitorarne la crescita e come mantenerli nel tempo. Il Digital Twin del verde urbano consente di rispondere a queste domande integrando dati GIS, rilievi, censimenti arborei, informazioni ambientali e processi manutentivi in una piattaforma unica e aggiornabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso del Comune di Modena mostra come il patrimonio arboreo possa essere gestito come un insieme di asset digitali georeferenziati. Questo approccio migliora la conoscenza del territorio, supporta la programmazione degli interventi e crea le condizioni per una pianificazione climatica più evoluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documento propone infine una roadmap operativa per i Comuni: costruzione della base dati, integrazione GIS, georeferenziazione del patrimonio arboreo, analisi delle isole di calore, scelta delle specie, manutenzione predittiva e progressiva evoluzione verso un Climate Digital Twin.</p>



<h6 class="wp-block-heading">1. Perché le città devono cambiare</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento climatico sta modificando il rapporto tra città, salute e spazio pubblico. L’Europa meridionale è tra le aree più esposte all’aumento delle temperature e l’Italia si trova in una posizione particolarmente vulnerabile per densità urbana, età media della popolazione, consumo di suolo e conformazione climatica del Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le città sono ambienti ad alto rischio perché concentrano superfici artificiali, edifici, infrastrutture e popolazione. Le strade asfaltate, le coperture scure, i parcheggi, i marciapiedi impermeabili e le facciate degli edifici assorbono radiazione solare durante il giorno e rilasciano calore lentamente durante la notte. Questo impedisce il raffrescamento naturale e aumenta lo stress termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’European Climate and Health Observatory, le Urban Heat Islands si verificano quando le aree urbane sono significativamente più calde delle zone rurali circostanti a causa di attività umane, edifici densi, superfici in asfalto e cemento e vegetazione limitata. La stessa fonte evidenzia come molte città europee abbiano quote rilevanti di residenti esposti al fenomeno, con criticità particolari nelle città dell’Europa meridionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonte: European Climate and Health Observatory / EEA, “Population characteristics in areas exposed to the urban heat island effect”, pubblicato il 12 gennaio 2026.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è soltanto ambientale. Il caldo urbano incide sulla salute pubblica, sulla produttività, sui consumi energetici, sulla mobilità e sull’uso degli spazi aperti. Le persone anziane, i bambini, chi lavora all’aperto, chi non dispone di abitazioni adeguatamente isolate e chi vive in quartieri con minore accesso al verde sono le categorie maggiormente esposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, Greenpeace ha pubblicato nel giugno 2026 il rapporto “L’estate che scotta”, basato anche su dati ISTAT e su elaborazioni di temperature superficiali e isole di calore. Il comunicato di presentazione del rapporto indica che la quota di giornate estive con temperatura media percepita superiore a 32 °C è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025. Nei capoluoghi di regione, l’87% degli abitanti vive in quartieri dove in estate la media delle temperature massime superficiali supera i 40 °C; circa 4,3 milioni di persone vivono in quartieri caratterizzati da isole di calore intense o molto intense.</p>



<h6 class="wp-block-heading">2. Le isole di calore urbane: cosa sono e perché contano</h6>



<p class="wp-block-paragraph">L’isola di calore urbana è un fenomeno fisico e territoriale. Non riguarda soltanto la temperatura dell’aria, ma anche la temperatura delle superfici. Per comprenderlo è utile distinguere due livelli: l’<strong>Atmospheric Urban Heat</strong> Island, legata alla temperatura dell’aria, e la <strong>Surface Urban Heat Island</strong>, legata alla temperatura di strade, tetti, piazze e superfici urbane rilevabile anche con dati satellitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cause principali sono note. In primo luogo, l’impermeabilizzazione del suolo riduce la capacità naturale del terreno di trattenere acqua e di raffrescare l’ambiente attraverso evaporazione. In secondo luogo, materiali come asfalto e cemento hanno elevata inerzia termica e basso albedo: assorbono molta energia e ne riflettono poca. In terzo luogo, la geometria urbana crea canyon stradali che limitano la ventilazione e trattengono radiazione. Infine, traffico, impianti di climatizzazione e attività produttive immettono ulteriore calore nell’ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante un’ondata di calore questi fattori si sommano. La città accumula energia nelle ore centrali della giornata e non riesce a disperderla durante la notte. Le temperature minime rimangono alte e le cosiddette notti tropicali aumentano il rischio sanitario perché il corpo non ha tempo di recuperare dallo stress termico diurno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli effetti sono più gravi nei quartieri con meno verde, più superfici impermeabili, maggiore densità edilizia e popolazione fragile. Per questo la lotta alle isole di calore non può essere separata da temi di equità urbana: il verde, l’ombra e il raffrescamento non devono essere distribuiti solo dove è più semplice intervenire, ma dove il beneficio sociale e sanitario è maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto Greenpeace 2026 utilizza temperature massime superficiali (Land Surface Temperature), isole di calore urbane e indice UTCI, integrando dati satellitari Landsat 8 e 9, sezioni di censimento e informazioni statistiche ISTAT. Questo conferma l’importanza di un approccio geospaziale, <strong>il caldo urbano non è uniforme, ma cambia da strada a strada, da quartiere a quartiere, da superficie a superficie.</strong></p>



<h6 class="wp-block-heading">3. Il verde urbano come infrastruttura climatica</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Per lungo tempo il verde urbano è stato trattato come elemento estetico, ricreativo o manutentivo. Oggi questa visione è insufficiente. Alberi e aree verdi devono essere considerati infrastrutture climatiche, cioè componenti essenziali della città capaci di produrre servizi misurabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo meccanismo è l’ombreggiamento. Una chioma intercetta radiazione solare e impedisce che superfici come asfalto, pietra o calcestruzzo si scaldino direttamente. Questo riduce la temperatura superficiale e migliora il comfort dei pedoni. La differenza tra una strada ombreggiata e una strada completamente esposta può essere decisiva per la vivibilità dello spazio pubblico durante le ore più calde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo meccanismo è l’evapotraspirazione. Le piante assorbono acqua dal terreno e la rilasciano in atmosfera sotto forma di vapore. Questo passaggio fisico richiede energia, sottraendola all’ambiente circostante. Il risultato è un raffrescamento naturale che nessuna superficie minerale può produrre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo meccanismo è la regolazione del microclima urbano. Le alberature modificano radiazione, umidità, ventilazione locale e comfort percepito. La loro efficacia dipende tuttavia da specie, dimensione della chioma, disponibilità idrica, stato fitosanitario, continuità ecologica e posizione rispetto agli spazi frequentati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde contribuisce inoltre alla gestione delle acque meteoriche, alla riduzione del ruscellamento, all’assorbimento di alcuni inquinanti, alla biodiversità e al benessere psicofisico. Questi benefici sono spesso definiti servizi ecosistemici e possono essere stimati attraverso modelli integrati nei sistemi GIS.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pianificazione del verde urbano deve quindi superare una logica quantitativa elementare. Il numero di alberi è importante, ma non sufficiente. Conta la copertura della chioma, conta la distribuzione nei quartieri, conta la vicinanza a scuole e ospedali, conta la resilienza delle specie e conta la capacità di garantire manutenzione nel tempo.</p>



<h6 class="wp-block-heading">4. Il caso Modena: Digital Twin del verde urbano</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comune di Modena rappresenta un caso particolarmente rilevante perché ha inserito il verde urbano all’interno di un processo più ampio di digitalizzazione della città. Il progetto mostra come il censimento degli alberi possa evolvere in una piattaforma informativa capace di supportare la gestione quotidiana e la pianificazione di lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale è il passaggio dal dato statico al dato dinamico. Un censimento tradizionale fotografa una situazione in un dato momento. Un Digital Twin consente invece di aggiornare il patrimonio informativo nel tempo, collegando ogni albero a posizione, caratteristiche, stato, interventi e contesto urbano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni esemplare arboreo può essere trattato come un asset digitale. Alla posizione georeferenziata possono essere associate informazioni su specie, dimensioni, stato fitosanitario, classe di rischio, interventi effettuati, fotografie, controlli e priorità manutentive. In questo modo il patrimonio arboreo diventa consultabile, interrogabile e aggiornabile all’interno di un sistema coerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore del caso Modena non è soltanto tecnologico. Il suo interesse risiede nel metodo: integrare GIS, dati territoriali, rilievi e processi gestionali per rendere il verde urbano parte della governance cittadina. Questo significa superare la frammentazione tra archivi, uffici e procedure, mettendo a disposizione dei tecnici una base conoscitiva condivisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gemello digitale del verde può supportare sia la gestione ordinaria sia le decisioni legate all’adattamento climatico, dove intervenire, quali aree sono più vulnerabili, quali alberi richiedono attenzione e come programmare la manutenzione in modo più efficiente.</p>



<h6 class="wp-block-heading">5. Gli alberi nelle città italiane: dati, limiti e interpretazione</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il 29 giugno 2026 <em>“Il Post</em>” ha pubblicato un articolo dedicato alle città italiane con più alberi, proponendo una classifica non basata sul numero assoluto di alberi ma sul rapporto tra alberi e abitanti. Questo criterio è più utile del conteggio totale perché permette di confrontare città di dimensioni diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati riportati dall’articolo mostrano una distribuzione molto disomogenea. Tra le città citate ai primi posti figurano <strong>Modena</strong> 117,4 alberi ogni 100 abitanti, Trieste con 113,7, Cremona con 107,5, Mantova con 94,2, Brescia con 86,9 e Cosenza con 70,6. L’articolo evidenzia inoltre che già dalla nona posizione si scende sotto la soglia di mezzo albero per abitante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonte: Il Post, “Quali sono le città italiane con più alberi”, 29 giugno 2026. Dati riportati in forma rielaborata e non tabellare.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi valori sono utili per aprire una discussione pubblica, ma non descrivono da soli la resilienza climatica di una città. Una città può avere molti alberi concentrati in grandi parchi periferici e lasciare privi di ombra i quartieri più densamente abitati. Un’altra può avere meno alberi ma distribuirli in modo più efficace lungo assi pedonali, scuole, piazze e fermate del trasporto pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per valutare davvero il contributo del verde urbano occorre affiancare al rapporto alberi/abitanti almeno cinque indicatori: copertura della chioma, distribuzione spaziale, qualità e diversità delle specie, età e stato fitosanitario del patrimonio arboreo, accessibilità delle aree verdi. Il Digital Twin è lo strumento che permette di collegare questi livelli informativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato pubblicato da Il Post va quindi letto come punto di partenza, non come punto di arrivo. <strong>La domanda più importante non è solo quante piante possiede una città, ma quali benefici producono, dove si trovano, chi raggiungono e come evolveranno nei prossimi decenni.</strong></p>



<h6 class="wp-block-heading">6. Dal GIS al Digital Twin: una piattaforma per decidere</h6>



<p class="wp-block-paragraph">I Sistemi Informativi Geografici hanno già trasformato il modo in cui le amministrazioni gestiscono il territorio. Il GIS consente di archiviare, sovrapporre e interrogare dati spaziali. Il Digital Twin aggiunge una dimensione ulteriore, rappresenta elementi della città come oggetti digitali aggiornabili, collegati a dati e processi, utilizzabili anche per simulare scenari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso del verde urbano, il Digital Twin non è una mappa degli alberi. È un sistema nel quale ogni albero è collegato al suo contesto: suolo, edifici, sottoservizi, strade, popolazione, clima, manutenzione, stato vegetativo. Questa integrazione consente di passare da una gestione amministrativa a una gestione strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La georeferenziazione è il cuore del sistema. Localizzare un albero significa poterlo mettere in relazione con esposizione solare, temperature superficiali, presenza di superfici impermeabili, distanza da scuole o ospedali, percorsi pedonali, rete dei sottoservizi e vincoli urbanistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa conoscenza consente di individuare aree prioritarie per nuove piantumazioni, quartieri con alta temperatura superficiale, strade prive di ombra, piazze minerali, parcheggi, aree scolastiche, fermate del trasporto pubblico, percorsi ciclabili e zone frequentate da popolazione vulnerabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin non sostituisce agronomi, forestali, progettisti e tecnici comunali. Li mette nelle condizioni di lavorare su una base informativa condivisa e aggiornata, riducendo duplicazioni, errori e decisioni frammentate.</p>



<h6 class="wp-block-heading">7. Georeferenziazione e scelta delle specie</h6>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta della specie è uno dei passaggi più delicati nella forestazione urbana. Non esiste una specie migliore in assoluto. <strong>Esiste una specie più adatta a un determinato sito, a un determinato suolo e a un determinato scenario climatico.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Digital Twin può supportare questa decisione collegando dati agronomici e geospaziali. Per ogni area di intervento è possibile considerare disponibilità idrica, presenza di sottoservizi, distanza dagli edifici, larghezza del marciapiede, necessità di ombreggiamento e costi manutentivi attesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le specie devono essere valutate per resistenza alla siccità, tolleranza alle alte temperature, capacità di ombreggiamento, sviluppo radicale, sensibilità a patogeni, produzione di allergeni, velocità di crescita, longevità e compatibilità con il contesto urbano. La scelta deve inoltre considerare la diversità biologica,città composte da poche specie dominanti sono più vulnerabili a parassiti e malattie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La georeferenziazione permette quindi di trasformare la forestazione da intervento puntuale a pianificazione multicriterio. Ogni nuovo albero viene collocato dove può produrre il massimo beneficio e dove ha maggiori probabilità di sopravvivere e crescere in salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio è particolarmente importante in uno scenario di clima futuro. Le specie adatte al clima storico di una città potrebbero non esserlo più nei prossimi decenni. Pianificare oggi significa considerare temperature, siccità e stress idrico attesi nel medio periodo, non soltanto le condizioni attuali.</p>



<h6 class="wp-block-heading">8. Manutenzione, monitoraggio e ciclo di vita</h6>



<p class="wp-block-paragraph">La manutenzione del verde urbano non inizia dopo la piantumazione. I<strong>n un approccio basato sul Digital Twin, la manutenzione viene progettata prima della messa a dimora. </strong>Ogni scelta di specie e posizione porta con sé un fabbisogno futuro di irrigazione, potatura, controllo fitosanitario e verifica di stabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La piattaforma digitale consente di conservare lo storico di ogni albero: data di impianto, controlli, fotografie, interventi, anomalie, prescrizioni e valutazioni tecniche. Questo storico diventa una memoria operativa utile sia agli uffici comunali sia alle imprese incaricate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio più rilevante è dalla manutenzione programmata alla manutenzione predittiva. Non si interviene soltanto a calendario o dopo una segnalazione, ma in base a priorità definite da dati, quali lo stato vegetativo, collocazione in aree frequentate, vulnerabilità della specie, eventi meteorologici recenti, risultati delle ispezioni precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio migliora sicurezza, efficienza e trasparenza. Le risorse possono essere indirizzate dove il rischio è maggiore o dove l’intervento produce maggiori benefici. Allo stesso tempo, il Comune può documentare le decisioni assunte e monitorare l’evoluzione del patrimonio arboreo nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un sistema ben aggiornato consente inoltre di misurare gli effetti delle politiche di forestazione.</p>



<h6 class="wp-block-heading">9. Verso il Climate Digital Twin</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin del verde urbano può diventare il primo nucleo di un più ampio Climate Digital Twin. Non si tratta di una tecnologia separata, ma di una evoluzione del modello digitale urbano verso l’integrazione di dati climatici, ambientali e sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperienza europea va in questa direzione. Il programma Destination Earth descrive casi d’uso dedicati alle isole di calore che producono mappe urbane ad alta risoluzione per supportare misure di adattamento climatico. Il caso d’uso ECMWF prevede indicatori come intensità dell’isola di calore, giorni di ondata di calore, esposizione della popolazione, mortalità correlata al caldo, soglie sanitarie e identificazione delle aree di raffrescamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fonte: Destination Earth / ECMWF, “Addressing Urban Heat Island Effect”, consultato nel 2026.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i Comuni italiani, il Climate Digital Twin può integrare patrimonio arboreo, temperature superficiali, precipitazioni, consumo di suolo, permeabilità, rischio idraulico, qualità dell’aria, consumi energetici e distribuzione della popolazione fragile. L’obiettivo non è produrre un modello complesso fine a sé stesso, ma supportare decisioni concrete, dove intervenire, con quali priorità, con quali costi e con quali benefici attesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde urbano diventa quindi una componente misurabile di una strategia più ampia di adattamento. Le decisioni sulla forestazione possono essere confrontate con quelle su materiali riflettenti, de-impermeabilizzazione, ombreggiamento artificiale, mobilità, acqua e riqualificazione degli spazi pubblici.</p>



<h6 class="wp-block-heading">10. Raccomandazioni operative per i Comuni</h6>



<p class="wp-block-paragraph">L’adozione di un Digital Twin del verde urbano dovrebbe essere progressiva. Non è necessario partire da un sistema perfetto, ma da una base dati solida e aggiornabile. Il percorso consigliato è il seguente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">1. Costruire un censimento georeferenziato affidabile del patrimonio arboreo esistente, con dati minimi omogenei e procedure di aggiornamento chiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2. Integrare il censimento nel GIS comunale, collegandolo a cartografia, edifici, rete stradale, sottoservizi, aree pubbliche e dati ambientali disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3. Analizzare le isole di calore e le aree più vulnerabili attraverso rilievi locali e indicatori socio-demografici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">4. Definire priorità d’intervento basate su beneficio climatico, esposizione della popolazione e fattibilità tecnica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">5. Scegliere le specie attraverso criteri agronomici, climatici e manutentivi, evitando monoculture e privilegiando resilienza e diversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">6. Registrare ogni intervento nel Digital Twin, mantenendo aggiornato lo storico degli alberi e delle manutenzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">7. Misurare periodicamente risultati e criticità, aggiornando le strategie in base a dati reali e scenari climatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modello permette di trasformare il verde urbano da voce di costo a infrastruttura di adattamento. Perché funzioni, tuttavia,<strong> è necessario che il Digital Twin non sia percepito come progetto informatico isolato, ma come strumento comune per ambiente, lavori pubblici, urbanistica, mobilità, protezione civile e patrimonio.</strong></p>



<h6 class="wp-block-heading">Conclusioni</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Le città non possono affrontare le isole di calore affidandosi a interventi episodici. Il caldo urbano è un fenomeno strutturale e richiede strumenti strutturali. Il verde è una delle soluzioni più efficaci, ma solo se progettato, distribuito e mantenuto con metodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di Modena dimostra che il Digital Twin del verde urbano è già una possibilità concreta per i Comuni italiani. La sua forza non sta soltanto nella digitalizzazione del censimento, ma nella capacità di collegare alberi, territorio, clima e manutenzione in un’unica infrastruttura conoscitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro della forestazione urbana non sarà misurato solo dal numero di alberi piantati. Sarà misurato dalla capacità di collocare la specie giusta nel luogo giusto, garantire crescita e manutenzione, ridurre il rischio climatico nei quartieri più esposti e misurare i benefici nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, il Digital Twin diventa uno strumento di governo urbano. Non sostituisce la competenza tecnica, ma la rende più efficace. Non elimina la complessità della città, ma la rende leggibile. Non risolve da solo il problema del caldo, ma consente di orientare le scelte pubbliche verso interventi più giusti, misurabili e resilienti.</p>



<h6 class="wp-block-heading">11. Approfondimento: come il verde riduce il calore urbano</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il contributo del verde urbano alla mitigazione delle isole di calore può essere descritto attraverso il bilancio energetico della superficie urbana. In città una quota elevata della radiazione solare viene assorbita da superfici scure e impermeabili. Questa energia viene trasformata in calore sensibile, cioè in aumento della temperatura delle superfici e dell’aria circostante. In un ambiente vegetato, invece, una parte significativa dell’energia viene utilizzata per processi biologici e fisici, in particolare evapotraspirazione e ombreggiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ombreggiamento agisce in modo immediato. Una chioma ampia impedisce alla radiazione solare diretta di raggiungere asfalto, pietra, cemento, metallo e superfici verticali degli edifici. Questo riduce la temperatura delle superfici e limita l’accumulo di calore che verrebbe rilasciato nelle ore serali. Per la persona che percorre una strada, la differenza non riguarda solo il valore misurato dal termometro, ma anche la temperatura radiante media, cioè la quantità di calore percepita proveniente dalle superfici circostanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evapotraspirazione agisce invece come un sistema di raffrescamento distribuito. Le radici assorbono acqua dal suolo; la pianta la trasporta verso le foglie e la rilascia in atmosfera sotto forma di vapore. Il passaggio da acqua liquida a vapore richiede energia, che viene sottratta all’ambiente. Il processo è tanto più efficace quanto più la pianta è in salute, dispone di acqua e possiede una superficie fogliare adeguata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo punto è fondamentale per la pianificazione. Un albero in stress idrico produce meno raffrescamento. Piantare alberi senza garantire spazio radicale, suolo adeguato e acqua sufficiente significa ridurre drasticamente i benefici attesi. Il Digital Twin può aiutare proprio in questa fase, collegando dati sulla specie, sul suolo, sull’irrigazione, sulla posizione e sullo stato vegetativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il verde urbano produce anche un effetto indiretto sugli edifici. Alberi collocati in modo appropriato possono ridurre l’irraggiamento sulle facciate e sulle coperture, diminuendo il fabbisogno di climatizzazione estiva. Questo beneficio deve però essere valutato con attenzione, una chioma può essere molto efficace in estate, ma in alcuni contesti può interferire con illuminazione, manutenzione, visibilità o reti tecnologiche. La progettazione deve quindi bilanciare benefici climatici e vincoli urbani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La qualità del verde conta quanto la quantità. Un giovane albero appena piantato produce benefici limitati rispetto a un esemplare adulto; una specie con chioma rada offre meno ombra di una specie con chioma ampia; un filare discontinuo produce un comfort inferiore rispetto a un corridoio ombreggiato continuo. Per questo le strategie di forestazione urbana devono includere anche la tutela degli alberi maturi e non solo nuove piantumazioni.</p>



<h6 class="wp-block-heading">12. Dati territoriali necessari per un Digital Twin del verde</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Un Digital Twin efficace richiede una base dati robusta. Il primo livello è il censimento arboreo georeferenziato. Per ogni esemplare devono essere disponibili almeno posizione, specie, dimensioni principali, stato vegetativo e riferimenti manutentivi. Tuttavia, per trasformare il censimento in strumento decisionale servono ulteriori livelli informativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un livello fondamentale riguarda il contesto fisico. Devono essere integrati dati su suolo, pendenze, superfici asfaltate, edifici, marciapiedi, aree verdi, parcheggi e spazi pubblici. Queste informazioni permettono di capire dove un albero può essere piantato, dove può crescere e dove può produrre benefici microclimatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo livello riguarda le infrastrutture. La presenza di reti idriche, fognarie, elettriche, gas, fibra ottica e illuminazione pubblica condiziona la scelta delle aree di impianto e delle specie. Un albero ad apparato radicale espansivo può essere inadatto in prossimità di sottoservizi; una chioma molto ampia può interferire con linee aeree, illuminazione o segnaletica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un terzo livello riguarda il clima urbano. Temperature superficiali, isole di calore, esposizione solare, vento, ombra prodotta dagli edifici e dati meteorologici consentono d’individuare le aree dove il verde può generare il maggiore beneficio. Le immagini satellitari sono utili per individuare anomalie termiche, ma devono essere interpretate con risoluzione adeguata e integrate con dati locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un quarto livello riguarda la popolazione. La priorità di intervento deve considerare densità abitativa, presenza di anziani, bambini, scuole, ospedali, residenze sanitarie, aree di attesa del trasporto pubblico e percorsi pedonali. Il verde urbano ha infatti un valore climatico ma anche sociale, raffrescare un parcheggio periferico non produce lo stesso beneficio di ombreggiare una scuola o una fermata molto frequentata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin serve a collegare questi dati. La sua utilità non dipende dalla quantità di layer caricati, ma dalla capacità di renderli leggibili e operativi per chi deve decidere. Un sistema troppo complesso e non aggiornato rischia di diventare un archivio statico; un sistema ben progettato diventa invece una piattaforma quotidiana di lavoro.</p>



<h6 class="wp-block-heading">13. Modena come laboratorio di metodo</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso Modena è importante perché permette di osservare un passaggio culturale. La digitalizzazione del verde non viene presentata come semplice inventario, ma come parte della gestione urbana. In questa prospettiva, il patrimonio arboreo entra nello stesso orizzonte informativo delle infrastrutture, degli edifici, delle reti e degli spazi pubblici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un Comune, questo significa poter rispondere a domande operative molto concrete: quali alberi necessitano di verifica? Quali aree della città sono scoperte? Quali quartieri hanno maggiore esposizione al caldo e minore dotazione di verde? Dove è possibile piantare senza interferire con sottoservizi? Quali specie hanno dato migliori risultati in contesti simili? Quali interventi sono stati effettuati negli ultimi anni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La forza del modello è la replicabilità. Ogni Comune può avere dimensioni, risorse e livelli di maturità digitale diversi, ma il principio resta valido, partire da dati georeferenziati affidabili, integrarli nel GIS, aggiornarli con i processi manutentivi e usarli per orientare scelte climatiche e gestionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso Modena non deve essere descritta come un caso isolato, ma come una sperimentazione concreta di un approccio che potrà diventare sempre più comune. La crescente disponibilità di dati satellitari, rilievi digitali, piattaforme GIS e strumenti di analisi rende oggi possibile una gestione del verde molto più precisa rispetto al passato.</p>



<h6 class="wp-block-heading">14. Governance, organizzazione e responsabilità</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Un Digital Twin del verde urbano non è solo un progetto tecnologico. È un progetto organizzativo. Per funzionare richiede ruoli chiari, procedure di aggiornamento, responsabilità sui dati e collaborazione tra uffici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio principale è creare una piattaforma che viene aggiornata solo nella fase iniziale e poi progressivamente abbandonata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario definire standard minimi. Quali attributi sono obbligatori per ogni albero? Chi può modificarli? Con quale frequenza vengono verificati? Come si gestiscono errori, duplicazioni e dati mancanti? Quali informazioni sono interne e quali possono essere pubblicate verso i cittadini?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La governance deve coinvolgere ambiente, lavori pubblici, sistemi informativi, urbanistica, protezione civile e comunicazione. Il verde urbano incide su tutte queste aree. Se resta confinato a un solo ufficio, il suo potenziale strategico viene ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro tema è la formazione. Tecnici e operatori devono poter usare la piattaforma in modo semplice. Una soluzione troppo complessa rischia di generare resistenza; una soluzione ben progettata riduce tempi, migliora la qualità del lavoro e rende più trasparenti le decisioni.</p>



<h6 class="wp-block-heading">15. Benefici attesi per amministrazioni e cittadini</h6>



<p class="wp-block-paragraph">I benefici di un Digital Twin del verde urbano possono essere letti su tre livelli: operativo, strategico e pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano operativo, l’amministrazione dispone di informazioni aggiornate, riduce sopralluoghi duplicati, programma meglio la manutenzione e migliora la gestione delle priorità. Le squadre sul campo possono accedere a dati più completi e restituire aggiornamenti più rapidamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano strategico, il Comune può collegare verde, clima e pianificazione. Le nuove piantumazioni possono essere indirizzate verso aree ad alta esposizione al caldo, bassa copertura arborea e presenza di popolazione vulnerabile. Le specie possono essere scelte in modo più coerente con i vincoli del sito e con gli scenari climatici futuri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano pubblico, il Digital Twin può migliorare trasparenza e comunicazione. I cittadini possono comprendere meglio perché un intervento viene effettuato, perché una specie viene scelta, perché un albero viene sostituito o perché una certa area viene considerata prioritaria. La disponibilità di dati chiari contribuisce a ridurre conflitti e a rafforzare la fiducia nelle decisioni tecniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il beneficio più importante, tuttavia, è di lungo periodo: costruire una città che impara dal proprio territorio. Ogni intervento produce dati; ogni dato migliora la decisione successiva; ogni decisione aggiorna il modello. Il Digital Twin diventa così un’infrastruttura di apprendimento urbano.</p>



<h6 class="wp-block-heading">16. Roadmap editoriale e operativa per l’adozione</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Per trasformare il white paper in un documento operativo, è utile distinguere tra ciò che un Comune può fare subito e ciò che richiede una maturazione progressiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel breve periodo, la priorità è costruire o aggiornare il censimento georeferenziato, definendo attributi minimi, procedure di aggiornamento e integrazione con il GIS comunale. Questa fase deve essere realistica, pochi dati affidabili sono più utili di molti dati incompleti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel medio periodo, il Comune può integrare dati climatici e territoriali: temperature superficiali, copertura arborea, consumo di suolo, aree vulnerabili, scuole, ospedali, fermate del trasporto pubblico, percorsi pedonali. Questo consente di definire priorità di forestazione e manutenzione su base spaziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel lungo periodo, la piattaforma può evolvere verso modelli previsionali, crescita delle chiome, fabbisogno irriguo, rischio di stress, benefici ecosistemici, scenari di raffrescamento, impatto degli interventi di de-impermeabilizzazione e relazione con consumi energetici o qualità dell’aria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa roadmap non deve essere interpretata come sequenza rigida. Ogni amministrazione può adattarla alle proprie risorse. L’importante è mantenere il principio guida ossia <strong>il dato deve servire alla decisione, e la decisione deve aggiornare il dato.</strong></p>



<h6 class="wp-block-heading">Linkografia </h6>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/modena-e-il-digital-twin-del-verde-urbano-come-cambia-la-gestione/">Geolander.it, “Modena e il Digital Twin del verde urbano, come cambia la gestione”, 18 maggio 2026, https://geolander.it/modena-e-il-digital-twin-del-verde-urbano-come-cambia-la-gestione/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://geolander.it/conferenza-esri-italia-2026/">Geolander.it, “Conferenza Esri Italia 2026”, https://geolander.it/conferenza-esri-italia-2026/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ilpost.it/2026/06/29/alberi-classifica-citta-italiane-quanti/">Il Post, “Quali sono le città italiane con più alberi”, 29 giugno 2026</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/31174/caldo-estremo-le-giornate-di-forte-stress-da-calore-sono-passate-dal-39-al-62-svela-nuova-indagine-di-greenpeace/">Greenpeace Italia, “Caldo estremo, le giornate di forte stress da calore sono passate dal 39% al 62%”, 18 giugno 2026</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.snpambiente.it/pubblicazioni/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2025/">ISPRA, Rapporti sul consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici</a></p>



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		<item>
		<title>La cultura predittiva e preventiva nella gestione dei territori, città e borghi</title>
		<link>http://geolander.it/la-cultura-predittiva-nella-gestione-dei-territori-citta-e-borghi-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franc Arleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2024 08:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Territori]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni si discute di un nuovo approccio culturale alla rigenerazione e gestione dei territori, delle città e dei borghi: la cultura predittiva e preventiva. Questo metodo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni si discute di un nuovo approccio culturale alla rigenerazione e  gestione dei territori, delle città e dei borghi: la cultura predittiva e preventiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo metodo si basa essenzialmente sull&#8217;uso delle tecnologie digitali avanzate, in particolare il Digital Twin, per prevedere e prevenire problemi, migliorare concretamente la qualità della vita delle persone e preservare patrimoni storici e culturali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è la cultura predittiva e preventiva?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura predittiva e preventiva si riferisce all&#8217;utilizzo di dati e modelli digitali per anticipare e gestire potenziali problemi prima che si manifestino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura preventiva può essere applicata a vari settori, tra cui l&#8217;urbanistica, la gestione del territorio, la protezione ambientale e la conservazione dei beni culturali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a tecnologie come il Digital Twin, è possibile creare repliche virtuali di città, territori e beni culturali, permettendo agli esperti di monitorare, analizzare e prevedere le condizioni reali in modo accurato e tempestivo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il ruolo del Digital Twin</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin o gemello digitale è la replica virtuale di un oggetto e/o sistema del mondo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel contesto della gestione territoriale e urbana il Digital Twin può rappresentare un territorio, una città intera, un borgo o un singolo edificio storico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo strumento permette di simulare vari scenari e di valutare l&#8217;impatto di diversi fattori, come cambiamenti climatici, eventi naturali o interventi umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a queste simulazioni le autorità possono prendere decisioni informate e tempestive per migliorare la resilienza delle comunità e proteggere il patrimonio culturale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Applicazioni nei territori, nelle città e nei borghi</h4>



<p class="wp-block-paragraph">1. <strong>Urbanistica e pianificazion</strong>e: le città e i borghi possono beneficiare di simulazioni predittive per ottimizzare la pianificazione urbanistica, migliorare la mobilità, ridurre l&#8217;inquinamento e creare ambienti più vivibili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">2. <strong>Monitoraggio dei beni culturali</strong>: i gemelli digitali possono essere utilizzati per monitorare lo stato di conservazione dei monumenti storici, permettendo interventi di manutenzione mirati e tempestivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3. <strong>Gestione delle risorse idriche</strong>: utilizzando modelli digitali è possibile monitorare il consumo d&#8217;acqua, prevedere siccità o inondazioni e implementare misure preventive per garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">4. <strong>Prevenzione dei disastri naturali</strong>: attraverso la modellazione digitale, è possibile prevedere l&#8217;impatto di eventi naturali come alluvioni, terremoti, frane o eruzioni vulcaniche e implementare strategie di mitigazione per ridurre i rischi e proteggere la popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<img decoding="async" class="wp-image-7553" style="width: 730px;" src="http://geolander.it/wp-content/uploads/2024/06/ram-kishor-en9HmLAJsfM-unsplash.jpg" alt="benefici"></p>



<h3 class="wp-block-heading">I benefici della cultura predittiva e preventiva</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;adozione di una cultura predittiva e preventiva offre numerosi vantaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto, migliora l&#8217;efficienza nella gestione delle risorse e nella pianificazione urbana, riducendo i costi e ottimizzando i processi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aumenta la resilienza delle comunità, permettendo di affrontare meglio le emergenze e di minimizzare i danni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, contribuisce alla gestione efficiente dei servizi e alle politiche di salvaguardia del patrimonio naturale e culturale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sfide e prospettive future</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i numerosi benefici, l&#8217;implementazione della cultura predittiva e preventiva presenta anche delle sfide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La raccolta e l&#8217;analisi dei dati, su cui si fonda questo tipo di cultura, richiedono competenze specializzate e infrastrutture tecnologiche avanzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, è necessario un cambiamento culturale nelle istituzioni e nelle comunità che devono abbracciare l&#8217;innovazione e collaborare attivamente per sfruttare appieno le potenzialità offerte dalle tecnologie innovative, come il Digital Twin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Geomatica e la Geosofia sono due scienze che giocheranno un ruolo cruciale nelle sfide attuali e future della cultura predittiva e preventiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Geomatica si occupa della raccolta, analisi e interpretazione di dati geografici mediante l&#8217;uso di tecnologie come GIS (Geographic Information System) e telerilevamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi strumenti permettono di creare mappe dettagliate e modelli tridimensionali, essenziali per la pianificazione urbana e la gestione delle risorse naturali e dei servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Geosofia, invece, si concentra sull&#8217;interazione tra uomo e ambiente, considerando aspetti culturali, storici e filosofici nella gestione del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Geosofia richiede un approccio interdisciplinare, combinando conoscenze di geografia, storia, sociologia e filosofia. Questa metodologia è fondamentale per comprendere come le comunità interagiscono con il loro ambiente e per sviluppare strategie di gestione che rispettino il patrimonio culturale e naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura predittiva e preventiva, adottando un sistema basato sui dati e sulla previsione, rappresenta un&#8217;opportunità unica per un futuro certo, per rispondere ai reali bisogni delle persone, proteggere in concreto l&#8217;ambiente e preservare il patrimonio culturale delle città e dei borghi italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Linkografia</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.wired.it/article/citta-futuro-smart-city-super-computer-digital-twin/">Perché le città del futuro non saranno smart, ma trasparenti</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://geolander.it/alluvione-prevenire-e-ridurre-i-danni-con-il-digital-twin/">Alluvione: prevenire e ridurre i danni con il Digital Twin | Geolander.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://geolander.it/utilita-del-digital-twin-nella-gestione-amministrativa-e-territoriale-dei-piccoli-comuni-e-delle-citta-rassegna-stampa-geolander-it/">Rassegna stampa: Digital Twin nella gestione dei comuni e delle città | Geolander.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://geolander.it/crisi-climatica-soluzioni-con-il-digital-twin/">Crisi climatica: soluzioni con il Digital Twin | Geolander.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credits</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/@hadijasaidi?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Hadija</a>&nbsp;su&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/segnaletica-in-legno-bianco-e-nero-9cgMKmZyhH0?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Unsplash</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/@kishor1176?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Ram Kishor</a>&nbsp;su&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/una-farfalla-seduta-su-un-fiore-in-un-campo-en9HmLAJsfM?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Unsplash</a></p>



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		<item>
		<title>Alluvione: prevenire e ridurre i danni con il Digital Twin</title>
		<link>http://geolander.it/alluvione-prevenire-e-ridurre-i-danni-con-il-digital-twin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 10:59:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Territori]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni innovative]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;alluvione è un allagamento causato dallo straripamento di fiumi o altre acque correnti, potenziati da piogge e temporali violenti. E&#8217; considerata una calamità naturale, acuita dall&#8217;intervento umano, con&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;alluvione è un allagamento causato dallo straripamento di fiumi o altre acque correnti, potenziati da piogge e temporali violenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; considerata una calamità naturale, acuita dall&#8217;intervento umano, con un impatto drammatico sulla vita e sulle opere costruite dalle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Avremo una dimensione di quello che è stato questo disastro climatico solo quando le acque si ritireranno e si tornerà alla normalità&#8221;</em>, sono le parole pronunciate dal presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva di fronte all&#8217;alluvione che ha colpito lo stato brasiliano del Rio Grande do Sul.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Circa 400 comuni sommersi dall&#8217;acqua, centinaia di persone ferite e oltre 160.000 costrette ad abbandonare le proprie case. Molti non hanno accesso all&#8217;acqua potabile o all&#8217;elettricità, né i mezzi per chiedere aiuto, con i servizi telefonici e internet inattivi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’Italia è sempre più esposta ad alluvioni e piogge intense, che la colgono fragile e impreparata. Precipitazioni record per il mese di maggio si sono registrate nel nord Italia, provocando allagamenti ed esondazioni in Lombardia, Veneto e Friuli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il “<a href="https://www.legambiente.it/rapporti-e-osservatori/osservatorio-nazionale-cittaclima/">Rapporto Città Clima 2023 Speciale Alluvioni</a>” realizzato da&nbsp;<a href="https://www.legambiente.it/rapporti-e-osservatori/rapporti-in-evidenza/rapporto-cittaclima/?_gl=1*1f6lefl*_up*MQ..*_ga*MTkyNzgzMTExLjE3MDEwOTgyNzY.*_ga_LX7CNT6SDN*MTcwMTA5ODI3NC4xLjAuMTcwMTA5ODI3NC4wLjAuMA..">Legambiente</a>, negli ultimi 14 anni – dal 2010 al 31 ottobre 2023 – sono stati registrati dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente 684 allagamenti da piogge intense, 166 esondazioni fluviali e 86 frane&nbsp;sempre dovute a piogge intense, che rappresentano il 49,1% degli eventi totali registrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regioni più colpite per allagamenti da piogge intense sono state la Sicilia, con 86 eventi, seguita da Lazio (72), Lombardia (66), Emilia-Romagna (59), Campania e Puglia (entrambe con 49), Toscana (48). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le esondazioni fluviali al primo posto la Lombardia con 30 episodi, seguita dall’Emilia-Romagna con 25 e dalla Sicilia con 18 casi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img decoding="async" class="wp-image-7454" style="width: 730px;" src="http://geolander.it/wp-content/uploads/2024/05/wolfgang-hasselmann-w_EgxbPQfiA-unsplash.jpg" alt="digital"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi climatica che ci troviamo ad affrontare è in parte il risultato diretto dell’industrializzazione, dell&#8217;uso del suolo, delle soluzioni di pianificazione e progettazione urbana del secolo scorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;alluvione a Rio Grande do Sul “<em>è un monito per l&#8217;umanità</em>&#8221; riguardo ai cambiamenti climatici, ha evidenziato il Presidente brasiliano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuare a mettere la testa sotto la sabbia e rubricare gli eventi come calamità naturali o eccezionali è da ingenui o più correttamente da irresponsabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario implementare azioni di resilienza urbana e territoriale capaci di prevenire e mitigare i rischi naturali, di fronteggiare i problemi derivanti dalla vecchia pianificazione territoriale che è stata, in molti casi, irrispettosa dei luoghi e ne ha mortificato la vocazione naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra queste soluzioni l&#8217;utilizzo delle tecnologie digitali e delle loro applicazioni può essere di grande importanza per accompagnare i processi che collegano la conoscenza precisa del territorio a una governance realmente rispondente allo sviluppo e alle necessità dei territori e delle persone. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Digital Twin, strumento per prevenire e ridurre i danni </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin o gemello digitale è la replica digitale perfetta del mondo reale, un sistema preciso distinto dalla sua entità fisica, ma capace di cambiarla senza modificarla. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La modellazione avanzata del Digital Twin consente di utilizzare procedure capaci di suggerire intuizioni e fornire una migliore comprensione delle potenziali soluzioni che i modelli di osservazione tradizionale non consentono.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema del Digital Twin, applicato a situazione già esistenti, è molto vantaggioso per comprendere come prevenire, fronteggiare e ridurre i danni conseguenti alle alluvioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riproduzione digitale di una città o di un territorio permette ad esempio, con finalità preventiva, la programmazione degli interventi di pulizia dei sistemi di drenaggio e deflusso delle acque piovane, il controllo di eventuali torrenti tombati e reti fognarie, la verifica dei punti dove si potrebbe rendere necessario la costruzione di barriere anti-inondazione e la creazione di aree verdi che possano assorbire l&#8217;acqua in eccesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di imminente alluvione, i Digital Twins possono fornire velocemente soluzioni per la risposta alle emergenze, come l&#8217;evacuazione delle aree a rischio, la chiusura di strade e la distribuzione di risorse di soccorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo un evento alluvionale, i gemelli digitali possono essere utilizzati per analizzare i dati raccolti, valutare i danni e migliorare i modelli previsionali e le strategie di prevenzione per future alluvioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, un gruppo di ricerca internazionale, guidato da Luca Brocca, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha elaborato un gemello digitale del fiume Po che simula e prevede gli eventi connessi al ciclo dell&#8217;acqua, quali alluvioni e siccità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<em>«È un modello ad alta risoluzione, sia spaziale che temporale, che permette di prevedere gli impatti dell’acqua sul territorio», ha detto Brocca. Repliche perfette del territorio, fino a una scala di 100 metri, che incorporano al loro interno i dati satellitari, tra cui umidità del suolo, precipitazioni, evaporazione o portata dei fiumi e permette di simulare tutto quel che potrebbe avvenire, «ad esempio l’impatto di misure, come l’apertura di dighe, in caso di siccità, oppure i danni che può provocare un’alluvione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Simulazioni che si facevano già &#8211; ha aggiunto Brocca &#8211; ma ora con un’accuratezza e un livello di dettaglio più elevate». Il modello era stato già testato lo scorso anno ed era stato in grado, ad esempio, di prevedere la difficile situazione nella valle del Po dovuta alla grave siccità. «Per i prossimi mesi &#8211; ha aggiunto il ricercatore italiano &#8211; emerge una forse analoga situazione difficile che potrebbe riguardare la Sicilia, forse meno grave. Le riserve di acqua nella regione sono tali che difficilmente si potranno evitare ripartizioni dell’uso dell’acqua». (Fonte Il Sole 24 ORE)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Digital Twin del Po è soltanto uno dei diversi esempi di gemelli digitali che in tutto il mondo si stanno realizzando per tenere sotto controllo il problema delle alluvioni e inondazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Prevenire è di gran lunga meglio che curare</em>”, ammoniva Bernardino Ramazzini, medico della corte estense, vissuto nella seconda metà del Seicento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Realizzare gemelli digitali può sembrare apparentemente difficile, ma i vantaggi che ne conseguono annullano ogni sospetto e diffidenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in un luogo ci sono state alluvioni in passato è probabile che ci saranno anche in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img decoding="async" class="wp-image-7453" style="width: 730px;" src="http://geolander.it/wp-content/uploads/2024/05/museums-victoria-fFw_TAbUyQ0-unsplash.jpg" alt="digital twin"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LinKografia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2024/05/10/alluvione-in-brasile-bilancio-di-113-morti-e-406mila-sfollati_b0d69d6a-91c5-4f5b-baa4-70e2381f25ad.html">Alluvione in Brasile, bilancio di 113 morti e 406mila sfollati</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.infodata.ilsole24ore.com/2023/12/02/alluvioni-cosa-e-successo-in-italia-negli-ultimi-14-anni/">Alluvioni, cosa è successo in Italia negli ultimi 14 anni? &#8211; Info Data (ilsole24ore.com)</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/arriva-gemello-virtuale-po-aiuto-contro-alluvioni-AFdM9qwC">Arriva gemello virtuale del Po, aiuto contro le alluvioni &#8211; Il Sole 24 ORE</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Crediti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://unsplash.com/it/@gareco51"></a>Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@museumsvictoria?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Museums Victoria</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/scarabeo-bianco-volkswagen-su-terreno-innevato-durante-il-giorno-fFw_TAbUyQ0?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Unsplash</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/@philpotophoto?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Philipp Potocnik</a>&nbsp;su&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/alberi-verdi-accanto-al-fiume-durante-il-giorno-7-fm95PJmog?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Unsplash</a><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@wolfgang_hasselmann?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Wolfgang Hasselmann</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-primo-piano-di-una-superficie-marrone-con-molta-acqua-w_EgxbPQfiA?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Unsplash</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://unsplash.com/it/foto/barca-di-legno-marrone-sul-lago-durante-il-giorno-YD4vob1Jf8o"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://unsplash.com/it/foto/una-stazione-di-servizio-allagata-con-auto-parcheggiate-al-suo-interno-BPuQpkYqacI"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://unsplash.com/it/@gareco51"></a></p>
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