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	<title>Architettura organica Archives - Geolander</title>
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		<title>Geodesign</title>
		<link>http://geolander.it/geodesign/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonietta Latronico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2022 06:33:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geoculture]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura organica]]></category>
		<category><![CDATA[Carl Steinitz]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Kaufmann]]></category>
		<category><![CDATA[digital twin]]></category>
		<category><![CDATA[esri]]></category>
		<category><![CDATA[GIS]]></category>
		<category><![CDATA[Jak Dangermond]]></category>
		<category><![CDATA[rigenerazione territoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Geodesign è un processo collaborativo di pianificazione territoriale che applica un approccio sistemico alla creazione di scenari alternativi di sviluppo, guidato dalla conoscenza geografica del contesto e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Il Geodesign è un processo collaborativo di pianificazione territoriale che applica un approccio sistemico alla creazione di scenari alternativi di sviluppo, guidato dalla conoscenza geografica del contesto e costantemente supportato da tecnologie digitali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’approccio del Geodesign alla risoluzione dei problemi legati allo sviluppo fisico del territorio è di tipo olistico, collaborativo, creativo e partecipativo e si realizza con l’integrazione di metodi, tecniche e strumenti delle scienze dell’informazione e degli obiettivi di tutti gli attori locali coinvolti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le origini di questo approccio metodologico possono essere rinvenute negli studi condotti intorno agli anni ‘30 dall’architetto americano </span><b>Frank Lloyd Wright </b><span style="font-weight: 400;">per il quale la natura non è soltanto un dato di fatto, ma un importante punto di riferimento da cui deve partire la progettazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esempio del pensiero di Wright &#8211; unione perfetta dell’architettura con l’ambiente circostante &#8211; è la sua Casa sulla Cascata, meglio conosciuta come la </span><b>Casa Kaufmann</b><span style="font-weight: 400;">, costruita tra il 1936 e il 1939 sul ruscello Bear Run nei pressi di Mill Run in Pennsylvania e inclusa, dal 2019, tra i patrimoni dell’umanità UNESCO.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel suo progetto Wright cercò di imitare e piegare l’architettura alla natura del luogo fondendo i materiali naturali, reperiti sul posto, con una moderna tecnologia espressiva. Risultato pratico è stato ed è la perfetta integrazione della casa con l’ambiente naturale. La struttura dell’abitazione riproduce, ancor oggi, senza alcuna distorsione l’habitat in cui è situata: dalla stratificazione del terreno alla cascata sottostante ai suoi salti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Successivamente, l’architetto paesaggista </span><b>Ian L. McHarg </b><span style="font-weight: 400;">nel 1969 iniziò ad approcciarsi al Geodesign e pubblicò “Design with Nature” contenente il suo metodo rivoluzionario di progettazione che avrebbe posto, poi, le basi per lo sviluppo dei GIS (Sistemi Informativi Territoriali).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Più precisamente, McHarg servendosi di layers informativi disegnati su fogli da lucido stratificò una serie di mappe ognuna delle quali conteneva diversi elementi del luogo quali idrologia, tipo di suolo, topografia e vegetazione.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sovrapposizione dei dati, l’aspetto visivo e l’integrazione delle molteplici informazioni territoriali introdusse una metodologia che permise all’architetto di ricavare una serie di elementi e informazioni utili per assumere le decisioni di progettazione più opportune.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I lavori di Ian L. McHarg furono fonte d’ispirazione per l’ingegnere ambientale </span><b>Jack Dangermond</b><span style="font-weight: 400;"> che, nello stesso anno in cui l&#8217;architetto pubblicava il suo lavoro, fondava </span><b>Esri</b><span style="font-weight: 400;"> e creava la sua “The Science of Where” intuendo l’enorme valore dei dati geografici e la loro capacità d’impattare in maniera potente sul mondo grazie alla loro abilità di cambiare l’approccio all’architettura del paesaggio, alla pianificazione ambientale ed umana in termini di sostenibilità per rendere le nostre vite infinitamente più semplici e sicure.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attraverso il lavoro di J. Dangermond, il professore </span><b>Carl Steinitz</b><span style="font-weight: 400;"> ha poi formalizzato (2012) un completo quadro di riferimento metodologico il cosiddetto </span><b>Geodesign Framework</b><span style="font-weight: 400;"> (GDF) finalizzato ad identificare le possibili trasformazioni future di un territorio in funzione delle dinamiche in esso in atto. </span></p>
<h4><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>GDF</b><span style="font-weight: 400;"> di Steinitz si articola in sei modelli e sei domande fondamentali. </span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">I primi tre modelli hanno lo scopo di descrivere le attuali condizioni dell’area di studio e le domande riguardano il suo passato e presente. Gli ultimi tre modelli hanno, invece, lo scopo di individuare il modo in cui il territorio potrebbe evolvere a seguito del piano. Le domande definiscono, pertanto, il futuro del luogo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel dettaglio:</span><b></b></p>
<p><b>1. Representation Model </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Analisi approfondita del contesto territoriale. La domanda è: come deve essere descritto lo stato del luogo?</span><b></b></p>
<p><b>2. Process Model </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lettura critica dei processi di trasformazione in atto. La domanda è: come funziona/funziona il posto?</span><b></b></p>
<p><b>3. Evaluation Model </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Valutazione delle sue peculiarità, dei suoi punti di forza e di debolezza. La domanda è: il posto attualmente funziona/funziona bene?</span><b></b></p>
<p><b>4. Change Model </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Progettazione di scenari alternativi di sviluppo. La domanda è: come potrebbe essere alterato o cambiato il luogo?</span></p>
<p><strong>5. I</strong><b>mpact Model </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Valutazione dei loro impatti. La domanda è: quali differenze potrebbe causare il cambiamento?</span><b></b></p>
<p><b>6. Decision Model </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scelta dell’alternativa che meglio concilia gli obiettivi di sviluppo con quelli di salvaguardia dell’ambiente naturale. La domanda è: come dovrebbe essere cambiato il posto? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le risposte alle domande sono correlate tra loro e si basano sulla domanda precedente. Ogni risposta contribuisce, quindi, alla domanda successiva. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sulla copertina del suo libro “</span><b>A Framwork for Geodesign</b><span style="font-weight: 400;">” il Geodesign è ritratto da Steinitz come un diagramma di Venn. </span></p>
<blockquote><p>Ciò vuol dire che per avere una visione olistica del contesto territoriale uno studio di Geodesign dev’essere condotto da un team multidisciplinare costituito da decisori, tecnici del design, esperti in scienze geografiche e dell’informazione, dalle persone del luogo.</p></blockquote>
<h4><span style="font-weight: 400;">Il Geodesign è un processo che colma il divario tra scienza e design. </span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Difatti, nelle fasi di progettazione, il processo di apprendimento e concertazione tra decisori, tecnici e portatori di interesse è semplificato dall’utilizzo di strumenti di visualizzazione, modellazione e simulazione degli impatti mutuati dalle scienze dell’informazione geografica. Quindi  sia la prospettiva GIS che quella del design diventano cruciali per passare a soluzioni più sostenibili per il territorio e per le comunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questi tempi di cambiamenti climatici e transizione ecologica, di esurimento del suolo, di finte rigenerazioni territoriali, di Piani di Resilienza per la riqualificazione delle nostre città, la necessità di avere a disposizione soluzioni intelligenti ed efficaci per la progettazione di territori sostenibili e resilienti è diventata sempre più stringente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ evidente che nessuna pianificazione potrà essere mai essere efficiente e lungimirante  se non si ha un’accurata conoscenza del territorio e dei suoi sistemi. L’applicazione del Geodesign e della sua metodologia olistica basata su dati geografici integrati può essere la risposta più appropriata considerate le innovazioni e gli sviluppi nelle tecnologie digitali per l&#8217;informazione e comunicazione che mettono a disposizione dati e strumenti di elaborazione sempre più sofisticati ed attendibili.</span></p>
<h4><b>Come si articola la metodologia del Geodesign?</b></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo detto che il Geodesign è una metodologia che guida e supporta il processo di pianificazione e progettazione suddividendolo su due fasi operative dove la prima fase, che comprende il quadro conoscitivo geografico o la conoscenza territoriale, informa la seconda fase che prevede il processo decisionale collaborato e partecipato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Definita l’area di studio e le relative problematiche si procede all’inquadramento geografico e territoriale del sito d’interesse in modo sistemico con il supporto di software GIS e/o altri sistemi tradizionali. Tale fase si conclude con la redazione di una serie di mappe digitali di valutazione di ogni sistema che rappresentano lo stato di fatto dell’area e la sua operabilità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo risultato intermedio costituisce il piano di lavoro sia per i tecnici che per i cittadini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La seconda fase prevede il coinvolgimento e la concertazione attiva dei vari attori locali, i quali pianificano le strategie del piano di sviluppo tramite un processo interattivo di fasi di collaborazione e negoziazione. Questa fase può prevedere un numero variabile di partecipanti aventi profili differenti: ricercatori, tecnici settoriali, designers, progettisti, imprenditori, economi, ambientalisti, funzionari della pubblica amministrazione, decision-makers e cittadini. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il prodotto finale della collaborazione è un dato, una strategia di piano creata in forma mappale digitale ulteriormente lavorabile, composta da più file vettoriali associati a relative informazioni tabellari, con dati qualitativi e quantitativi.  Oppure attraverso l’accesso ad un vero e proprio </span><b>Digital Twin </b><span style="font-weight: 400;">o Gemello digitale navigabile del territorio. </span></p>
<h4><b>Quali sono i vantaggi che nel concreto offre il Geodesign allo sviluppo territoriale?</b></h4>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Utilizzo di dati attuali e costantemente lavorabili per pianificare sviluppi futuri dell’area.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Dettagliata, sistemica ed integrata analisi e conoscenza geografica che deve precedere ogni inizio di progetto.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Visione olistica e sistemica dei processi di pianificazione che consente la co-creazione di una strategia iniziale di sviluppo che prevede il coinvolgimento attivo e condiviso dei cittadini sulla direzione di programmazione del territorio con conseguente creazione di un rapporto di fiducia tra gli stessi e i decisori e deresponsabilizzazione di quest’ultimi sulle decisioni condivise.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Utilizzo di un linguaggio comune che agevola la collaborazione e velocizza i tempi procedurali con conseguente riduzione dei costi dell’intero processo.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Elevata flessibilità, in fase di applicazione la metodologia del Geodesign può essere personalizzata e configurata in accordo con le particolarità e complessità del progetto.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Collaborazione ed interoperabilità tra i diversi stakeholders: le fasi della negoziazione vengono visualizzate su cartografia digitale ed assistite dalla tecnologia a sostituzione di una concertazione orale spesso lunga e macchinosa.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Creazione di scenari alternativi di sviluppo e integrazione di obiettivi a breve termine con quelli a lungo termine.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Progettare la modifica di uno spazio fisico, immaginare la riqualificazione di un territorio, programmare la pianificazione di un quartiere di una città non è un’attività che può essere svolta in maniera asettica e distaccata dal tavolo di un singolo decisorio che non conosce la geografia del luogo e i bisogni delle comunità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Geodesign ci fa capire che per programmare e pianificare un’area occorre un’attività collaborativa e multidisciplinare  che abbia una perfetta conoscenza del territorio e sia capace di utilizzare la tecnologia per reperire tutte quelle informazioni che facilitano e rendono proficuo il lavoro svolto da tutti gli attori coinvolti nel processo di rigenerazione al fine di trarne quei benefici concreti di cui parla Steinitz nel suo libro.</span></p>
<p><b>Linkografia</b></p>
<p><a href="https://www.artesvelata.it/casa-cascata-wright/"><span style="font-weight: 400;">La casa sulla cascata</span></a></p>
<p><a href="http://geolander.it/jack-dangermond/"><span style="font-weight: 400;">Chi è Jack Dangermond e perchè è più importante di Elon Musk e Steve Jobs messi insieme</span></a></p>
<p><a href="https://www.esri.com/en-us/esri-press/browse/a-framework-for-geodesign-changing-geography-by-design"><span style="font-weight: 400;">A Framework for Geodesign</span></a></p>
<p><a href="http://geolander.it/guida-rigenerazione-territoriale-innovativa/"><span style="font-weight: 400;">Rigenerazione territoriale innovativa</span></a></p>
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